Festività pasquali nei musei della Direzione Musei Statali della città di Roma
I musei della Direzione Musei Statali della città di Roma assicureranno al pubblico la più ampia fruizione possibile nel corso delle festività pasquali. Di seguito il calendario delle aperture/chiusure: Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo Aperture: Pasqua (domenica 9 aprile) e Pasquetta (lunedì 10 aprile, giorno in cui non è prevista la prenotazione) Chiusura: martedì 11 aprile Museo Nazionale degli Strumenti Musicali Aperture: Pasqua (domenica 9 aprile) e Pasquetta (lunedì 10 aprile) Pantheon Aperture: Pasqua (domenica 9 aprile) e Pasquetta (lunedì 10 aprile) Museo Boncompagni Ludovisi Aperture: Pasqua (domenica 9 aprile) e Pasquetta (lunedì 10 aprile) Chiusura: martedì 11 aprile Galleria Spada Aperture: Pasqua (domenica 9 aprile) e Pasquetta (lunedì 10 aprile) Chiusura: martedì 11 aprile Museo Hendrik Christian Andersen Aperture: Pasqua (domenica 9 aprile) e Pasquetta (lunedì 10 aprile) Chiusura: martedì 11 aprile Vi aspettiamo, augurandovi Buona Pasqua!
Sabato 1 e domenica 2 aprile – Giornate nazionali delle Case dei personaggi illustri

Il Museo Hendrik Christian Andersen e il Museo Boncompagni Ludovisi aderiscono alla seconda edizione delle Giornate nazionali delle Case dei personaggi illustri. Due giornate dedicate ai luoghi che custodiscono la memoria e il lascito dei “Grandi”. Le giornate nazionali delle Case dei personaggi illustri sono patrocinate dal Ministero della Cultura e da ICOM Italia. Per maggiori informazioni: https://www.casedellamemoria.it/it/giornata-nazionale-delle-case-dei-personaggi-illustri.html
dal 27 marzo al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo la mostra-performance “The Sweet Sixties: Narrazioni di Moda”

La Swinging London, la minigonna di Mary Quant, le visioni da indossare di Ossie Clark, le vetrine coloratissime di Carnaby Street a Soho e lo sbarco sulla Luna: l’eredità associata all’immaginario estetico degli anni Sessanta costituisce un bacino semantico reinterpretabile sotto molteplici aspetti. Età violentemente rivoluzionaria soltanto nel suo epilogo, lo scenario degli anni Sessanta agisce in realtà come nume tutelare delle contaminazioni visive tipiche del mondo della moda.Di qui la volontà di indagare il lato straordinariamente dolce della decade “fluttuante” – così il settimanale Time definiva Londra nel 1966 – attraverso un’antologia fatta di atmosfere e citazioni raffinatamente sixties.Dopo i capitoli Robotizzati – Esperimenti di Moda (Palazzo Wegil 2020), Favole di Moda (Teatro Torlonia 2022) e Roma è di Moda – Via Veneto edition ( Via Veneto 2022), e dopo un’accurata ricerca avvenuta in importanti archivi storici come AnnaMode Costumes, Modateca Deanna, archivio Max Mara e Ken Scott, archivio Doria 1905, Stefano Dominella – curatore della performance insieme a Guillermo Mariotto – attinge nuovamente alla moda presentando The Sweet Sixties. Narrazioni di Moda presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma.“Non è la prima volta che il famoso Monumento romano apre le sue porte per presentare una delle più interessanti manifestazioni della nostra creatività, la Moda, con la sua capacità di attraversare e interpretare le epoche storiche e rievocarne le atmosfere e le suggestioni. Nel caso di questa mostra, la rappresentazione degli anni Sessanta attraverso gli stili degli abiti e dei loro creatori, ci consente di rivivere uno dei periodi più densi di innovazione e trasgressione della nostra storia più recente, di coglierne l’entusiastica identificazione dei giovani con un modo di vestire che racconta l’esigenza di allargare i propri orizzonti culturali e geografici.” (Mariastella Margozzi, direttrice del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo).Ecco allora cinquanta look che attraverso l’upcycling uniscono capi storici, vere icone di stile, con abiti e accessori recuperati nei mercatini e nei negozi vintage i quali rappresentano in questo momento il vero trend della moda internazionale, adottato soprattutto dalle giovani generazioni che amano recuperare dal passato per renderlo contemporaneo. Con le scenografie di Virginia Vianello, protagonisti, ancora una volta, gli abiti. Ecco le tinte audaci e naturalistiche firmate dalla genialità creativa di Ken Scott, definito “il giardiniere della moda” proprio per le sue stampe floreali. E poi i lembi di pelle coperti soltanto da 40 cm di tessuto di Mary Quant, fino ai motivi futuristici disegnati da Courrèges, Paco Rabanne e Pierre Cardin. Come non citare i colorati cappotti di Max Mara, rubati al guardaroba maschile e reinterpretati con tinte vivaci. La moda degli anni Sessanta ha riscritto e reimmaginato la silhouette di un’intera generazione. Abiti, scarpe, dischi e accessori – tutto ciò che, in una parola, costituisce lifestyle – diventano il manifesto poetico per raccontare le dolcezze di quegli anni.«Questa è la decade in cui i giovani si sono scoperti tali per la prima volta» racconta Stefano Dominella. «Una dimensione fortemente borghese, all’improvviso, si è trovata a fare i conti con l’effervescenza britannica dei sixties, il ritmo dei Beatles, il fascino di James Bond, la minigonna di Mary Quant e le tendenze in fatto di moda di Soho e Kensington. E poi i film con Doris Day, Brigitte Bardot a Saint Tropez, Catherine Deneuve, Jane Fonda in Barbarella» conclude Dominella.Sono gli anni in cui nasce l’industria delle calze e dei collant, in cui alla cotonatura si sostituisce la linearità tagliente del caschetto, in cui l’alta moda comincia ad attingere dal basso. Sono anche gli anni in cui il poliedrico Elio Fiorucci inventa (e vende) uno stile di vita fatto di jeans e t-shirt con angioletti e cuoricini dando vita ad una vera e propria subcultura internazionale. Subcultura che, a partire dal bersaglio stilizzato della Royal Air Force inglese (s)cucito sui giacconi Parka dei giovani Mod alle prese con il blues e la musica beat, in Italia intercetta le lunghezze d’onda propagate dagli specchietti colorati degli scooter, della Vespa e della Lambretta. Sullo sfondo ci sono le notti passate a ballare nei club notturni e i brani Uno dei Mods (1965) e Vi saluto amici Mods (1966), entrambi scritti da Franco Migliacci.Cinquanta creazioni per cinque capitoli, cinque sale, cinque filoni narrativi per raccontare la parte più leggera e sognante degli anni Sessanta. Un esperimento che, facendo suo il linguaggio della contaminazione visiva e dell’upcycling, guarda alla moda di quegli anni come ad un archivio da consultare e valorizzare attualizzando l’identità culturale di una decade complessa e multiforme.Tutto prende inizio da Carnaby Street, la prima sala, con due look creati e curati da Guillermo Mariotto, co-curatore della performance, che troneggiano al centro dell’ambiente. Ecco le passanti, le cui mise riproducono il look di giovani donne alle prese con una sessione di shopping nelle boutique cult di Londra.Il secondo capitolo riflette invece sulle libere associazioni vestimentarie: da una parte le stampe naturalistiche, rigogliose anche attraverso il plumage coloratissimo di Ken Scott, dall’altra il denim e gli angioletti dichiaratamente pop di Fiorucci.Si arriva così alla terza sala, realtà in cui sono le atmosfere lunari di Courrèges, Pierre Cardin, Paco Rabanne, Valentino Garavani ad essere riscoperte sotto forma di metallo, pvc e cappelli a mo’ di casco. Un presagio stilistico, quello della Space Age, che di lì a poco vedrà un uomo solcare il suolo lunare per la prima volta. E poi è la volta dei colori e dei ricami con cui l’alta moda vestiva i borghesi per le grandi occasioni – le tinte audaci, il glamour e le paillettes iridescenti rivivono grazie ad una selezione di abiti d’archivio tra cui quelli della sartoria Battilocchi, Jole Veneziani, Gattinoni, Lancetti, Mila Schön e Carosa.Infine, nella sala Optical, il ritmo degli Sweet Sixties rallenta e si sofferma sull’accostamento geometrico dei due colori (non colori) per antonomasia: il bianco e il nero. Si finisce con il celebrare l’arte – si citano il testamento creativo di Giuseppe Capogrossi e l’operato dei Pittori maledetti di Roma – e con il ricordare la straordinaria potenza evocativa della moda, che questo progetto in fieri utilizza come
il 25 marzo al Pantheon ore 12:00/13:00 “Itinerario artistico teologico della Via Crucis. Inedito incontro e confronto con la poetica Dantesca – Dantedì “
Il 13 maggio 2009 si è commemorato il 1400° anniversario della Dedicazione della Basilica e il Capitolo dei Canonici ha ritenuto di dover celebrare l’importante ricorrenza giubilare mediante la realizzazione di una “Via Crucis”, scaturita dal genio di uno scultore contemporaneo, Federico Severino, coadiuvato nella sua opera da Don Angelo Pavesi. Ne è nato un felice connubio tra arte e fede. In occasione del periodo di Quaresima il Pantheon propone un itinerario di visita speciale con le stazioni della Via Crucis. Il percorso al Pantheon consta di quattordici formelle bronzee ad altorilievo aggettante dislocate lungo tutta la Rotonda, realizzate da Federico Severino nella misura di 80 cm x 80 cm con l’antico metodo della fusione a cera persa. È possibile ravvisare diversi elementi simbolici nelle varie formelle: la Croce, il cui legno si identifica pienamente con il corpo nudo e martoriato di Cristo; il volto dolente del Redentore, che sintetizza interamente la presenza figurativa del Cristo; la corona di spine, che diviene il termometro del pathos crescente di tutta la Via Crucis, ispessendosi e arricchendosi di aculei man mano che si progredisce verso le stazioni successive; l’ottagono, presente in tutte le formelle, che inscrive e accoglie il volto di Gesù, richiamando “l’ottavo giorno”, quello della Resurrezione; l’agnello, evidenziando il parallelismo simbolico che intercorre tra la figura del Cristo e quello di un agnello che segue lungo tutto il percorso il “Vero Agnello”, che toglie i peccati del mondo. Nella quarta Stazione della Via Crucis incontriamo due immagini di rara intensità espressiva. Nella prima di queste due, viene illustrata la preghiera che Dante nel XXXIII canto del Paradiso pone sulle labbra di San Bernardo di Chiaravalle: “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ Colei che l’umana natura nobilitasti sì che il suo Fattore non disdegnò di farsi fattura. Nel ventre tuo si raccese l’amore, per lo cui caldo nell’etterna pace così è germogliato questo fiore”. Gesù è infatti rappresentato come il seme che dal grembo verginale di Maria ha fatto fiorire la rigogliosa schiera dei Santi, qui evocata da un lussureggiante albero di palma. Gli itinerari della Via Crucis incontrano così il Sommo Poeta, che il Pantheon celebra nella giornata a lui dedicata, nell’ambito dei percorsi di visita speciali. Itinerario artistico teologico della Via Crucis. Inedito incontro e confronto con la poetica Dantesca – Dantedì Pantheon, 25 Marzo 2023 – ore 12:00/13:00 a cura di Annalisa Mucerino scarica la SCHEDA PER PRENOTARE LE VISITE GUIDATE CLICCA QUI
Dagli Stati Uniti all’Italia. La donazione del busto raffigurante Prospero Farinacci

Dagli Stati Uniti all’Italia: questo il viaggio recentemente compiuto dal busto-ritratto di Prospero Farinacci, in via di donazione al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo da parte dell’organizzazione non-profit American Friends of LoveItaly. La scultura è stata prima donata all’AFLI da Marilyn Aronberg Lavin in onore del marito Irving Lavin, professore emerito dell’Institute for Advanced Study e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2019). Attribuito al Bernini dallo stesso professor Lavin, il busto commemorativo raffigura il giurista e intellettuale romano Prospero Farinacci (1544-1618), Datario Pontificio, Uditore Generale della Camera Apostolica e Consigliere della Sacra Consulta sotto i papi Clemente VIII e Paolo V. Attivo giurista, le sue vaste testimonianze letterarie sono state indicate come un importante contributo al progresso della pratica legale. Farinacci è forse più noto come difensore della giovane aristocratica romana Beatrice Cenci, le cui sfortunate vicende si intrecciano con la storia di Castel Sant’Angelo. Accusata di parricidio, fu qui imprigionata e interrogata, per essere infine giustiziata l’11 settembre 1599 insieme ai suoi familiari a piazza di Ponte, di fronte al monumento. In virtù di tale vicenda storica, il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo è apparso la sede naturale più appropriata come destinazione della scultura. Il Museo conserva già un ritratto di Prospero Farinacci: si tratta di un dipinto di Giuseppe Cesari detto Cavalier D’Arpino, datato 1607 e attualmente esposto nel Gabinetto del Delfino e della Salamandra nella cosiddetta Cagliostra. Il busto in marmo in donazione è una rappresentazione più tarda del giurista, forse commissionata come ricordo da collocare nella Biblioteca di San Silvestro al Quirinale, di cui Farinacci era mecenate. Stando all’attribuzione, esso fu realizzato da Gianlorenzo Bernini nel 1619 ed è composto di vari materiali: la testa in marmo di Carrara, il torso in marmo belga e la base in marmo grigio. L’acquisizione della scultura da parte del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo rappresenta un ulteriore tassello per raccontare al pubblico la figura di uno dei protagonisti della sua storia cinquecentesca. Il busto-ritratto è stato collocato nella Sala della Biblioteca del Museo, dove resterà fino alla fine dell’iter di donazione, che sarà perfezionata al termine di tre anni, secondo la legislazione americana. La presentazione avverrà, in forma di conferenza stampa, lunedì 20 marzo alle ore 15.00 presso la Cappella dei Condannati, recentemente restaurata ed arredata come spazio polifunzionale per eventi, conferenze, video-proiezioni e didattica. “Sono felice che il busto di Farinacci venga esposto nel luogo dove ha praticato la sua professione. È da sempre stato il mio desiderio restituire una grande opera d’arte all’Italia in onore di mio marito Irving Lavin e della storia dell’arte, alla quale si è dedicato tutta la vita. Spero che questa donazione possa incoraggiare altri collezionisti, che hanno come noi avuto a cuore la produzione artistica italiana, a imitarci”, afferma la donatrice del busto Marilyn Aronberg Lavin. Secondo Richard Hodges, Presidente di American Friends of LoveItaly e LoveItaly, “Questa donazione è l’esempio perfetto della missione di American Friends of LoveItaly e in particolare dell’attività di LoveItaly in Italia: incoraggiare le persone di tutto il mondo ad esprimere il loro amore e apprezzamento per i tesori italiani attraverso il mecenatismo. La grande generosità dei Professori Lavin è testimonianza del fascino del patrimonio artistico e culturale italiano al quale loro hanno dedicato la vita, con la loro vasta conoscenza delle opere. Siamo onorati di essere coinvolti nel progetto, certi che quest’opera verrà apprezzata dai visitatori di Castel Sant’Angelo per molti decenni a venire. Per concludere, siamo profondamente grati al Dott. Charles Scribner III per aver reso possibile, come segno di profonda amicizia e stima professionale nei confronti dei coniugi Lavin, il lungo viaggio dell’opera da Princeton, USA, a Roma”. Conclude Mariastella Margozzi, Direttore dei Musei Statali della città di Roma: “Il busto di Prospero Farinacci che la American Friends of LoveItaly intende donare al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo per rispettare la volontà della precedente proprietaria, la prof.ssa Marilyn Lavin, è un evento di grande caratura culturale per una serie di motivi: in primis esso è stato attribuito al grande Gianlorenzo Bernini dal prof. Irving Lavin e rappresenta quindi l’acquisizione di un’importante opera scultorea del barocco romano. In secondo luogo la pregevole opera d’arte rientra in Italia dopo oltre un secolo e mezzo da quando è stata legalmente venduta sul mercato antiquariale a collezionisti americani alla fine dell’800. In ultimo, il ritratto di Prospero Farinacci ci restituisce un pezzo importante della storia, lunga e complessa, vissuta da Castel Sant’Angelo alla fine del ‘500 e che ebbe come protagonista una giovane donna, Beatrice Cenci, qui giudicata e imprigionata, che Prospero Farinacci difese d’ufficio senza tuttavia riuscire a salvarla dalla condanna a morte per parricidio. Storie che si intrecciano, quindi, quelle di Bernini, Farinacci, Beatrice Cenci e che, infine, si dipanano tutte alla luce di una passione, come quella dei coniugi Lavin, e di un viaggio di ritorno “alle origini” che ci inorgoglisce e ci rende debitori allo spirito del mecenatismo statunitense. La Direzione del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo è profondamente grata alla Direttrice della Galleria Borghese, prof.ssa Francesca Cappelletti, per il prezioso contributo personale profuso perché si avviasse il processo di donazione della scultura”. —— Scarica il COMUNICATO STAMPA
Al Museo H.C. Andersen il 24 marzo la conferenza “Creatività e riproduzione nell’era dell’intelligenza artificiale”

Venerdì 24 marzo alle ore 17.00 il Museo Hendrik Christian Andersen, diretto da Maria Giuseppina di Monte e afferente alla Direzione Musei Statali della città di Roma, diretta da Mariastella Margozzi, ospiterà la conferenza Creatività e riproduzione nell’era dell’intelligenza artificiale, a cura di Edmondo Grassi. L’evento è organizzato nell’ambito della Convenzione che la Direzione Musei Statali della città di Roma e il Museo Hendrik C. Andersen hanno sottoscritto con l’Università degli Studi Roma Tre – Dipartimento di Scienze della Formazione. La pervasività dell’intelligenza artificiale e delle relative tecnologie è diventata ormai una realtà immanente nella struttura della società contemporanea e nelle istituzioni che la caratterizzano. Si tratta di un dispositivo che, potendo influenzare e modellare alcune caratteristiche dell’individuo sociale, conoscerne molti aspetti, diventare un assistente ombra – quasi a assurgere al ruolo di quella parte inconscia del pensiero e della personalità che emerge solo nel flusso dei big data -, manifesta un carattere di innovazione e di sviluppo ultra accelerato rispetto a quello del soggetto e delle sue capacità di fruizione: l’intelligenza artificiale e l’automazione dei supporti meccanici, come i robot, sono diventati elementi indispensabili di un sistema biotecnologico che è chiamata a una nuova scoperta dei suoi limiti e delle sue potenzialità. Oggi, stiamo vivendo una rivoluzione di cui, forse, non siamo ancora del tutto consapevoli, poiché in un decennio sono stati scardinati i pilastri comunicativi della nostra civiltà, in cui la tecnologia ha modificato abitudini private, pratiche pubbliche, pratiche istituzionali, azioni collettive, ponendo domande di matrice etica non riducibili ad un’unica matrice valoriale, ma richiederanno l’applicazione di un pluralismo culturale che caratterizza la società postmoderna. Sei diventato onnipotente? La scienza sta compiendo imprese “impossibili ma reali” con la sua tecnica, come la clonazione, l’utero artificiale, gli studi biometrici. L’onniscienza è stata raggiunta solo perché ogni domanda che viene posta ai dispositivi trova risposta in pochi decimi di secondo? La consultazione online è diventata la prima azione per fugare i dubbi. La politica è diventata oggetto di finanza e tecnologia? Algoritmi intelligenti studiano e lavorano nelle borse di tutto il mondo o agiscono per la sorveglianza e il controllo della persona. L’esigenza emergente di ripensare un’etica che possa diventare strumento moralmente normativo per le relazioni con il dispositivo, per lo sviluppo della persona, per la sua dipendenza dall’artefatto, per un’etica che sia pensata anche per l’algoritmo e la macchina che lo ospita. Di per sé, l’intelligenza artificiale non può essere considerata come un ingranaggio neutrale di un sistema più ampio, ma contiene un valore preponderante rispetto a qualsiasi altra creazione originata dall’intelletto umano. Milena Gammaitoni è Prof.ssa Associata Sociologia Generale del Dipartimento di Scienze della Formazione, Università degli Studi Roma Tre. Edmondo Grassi è Docente a contratto di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università Telematica San Raffaele di Roma. ______ Scarica il COMUNICATO STAMPA
Al Museo Boncompagni Ludovisi dal 25 marzo “Alchimie di una vita – Opere di Laura D’Andrea Petrantoni”

In occasione della ricorrenza dei 120 anni della nascita della scrittrice Marguerite Yourcenar (8 giugno 1903 – 17 dicembre 1987), la Direzione Musei statali della città di Roma diretta da Mariastella Margozzi e il Centro Internazionale “Antinoo per l’Arte” – Centro Documentazione Marguerite Yourcenar presieduto da Michele Amici danno vita al progetto espositivo Alchimia di una vita. Opere di Laura D’Andrea Petrantoni dedicate a Marguerite Yourcenar nel 120° anniversario della nascita (1903 – 2023). La mostra sarà allestita negli spazi del Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti Decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX, diretto da Matilde Amaturo. L’artista Laura D’Andrea Petrantoni ha interpretato nelle sue varie declinazioni l’universo femminile e l’inizio di un’emancipazione della donna tra il XIX e il XX secolo. L’esposizione celebra la prima Accademica di Francia (1981), istituzione voluta dal cardinale de Richelieu nel 1635, il cui titolo ha inserito la scrittrice Yourcenar fra “Gli Immortali” della letteratura. L’occasione permetterà di ammirare il progetto dell’abito realizzato da Yves Saint Laurent per l’ingresso di Marguerite Yourcenar quale membro dell’Accademia di Francia. Saranno esposte riproduzioni fedeli di alcuni preziosi documenti sottoposti alla tutela della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, i cui originali sono conservati nell’Archivio del Centro Internazionale “Antinoo per l’Arte” – Centro Documentazione Marguerite Yourcenar presso la Fondazione Terzo Pilastro Internazionale – Palazzo Cipolla, Roma. Laura D’Andrea Petrantoni è siciliana di origine. Ha conseguito gli studi presso l’Università di Lettere e Filosofia, Grenoble e Arte e Xilografia presso le Accademie di Roma e Urbino. Ha studiato la scrittura antica del mediterraneo al Cairo e condotto sperimentazioni con differenti tecniche e materiali: su pietra lavica, ferro, rame e in particolare riflessioni di luce su acciaio spazzolato. Le sue opere sono presenti nei seguenti musei: Museo della Xilografia, Carpi, Modena; MACC – Museo Caltagirone (donazione Sylvia Franchi – Artivisive Roma); Museo Pecci Firenze; MART Museo Trento e Rovereto (donazione Mirella Bentivoglio); Museo Matino (Puglia); Museo di Arte Moderna Valencia “Libro d’artista”. La mostra al Museo Boncompagni Ludovisi è patrocinata dall’Ambasciata di Svezia, dal Parlamento Europeo e dall’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma. Scarica il COMUNICATO STAMPA Alchimia di una vita. Opere di Laura D’Andrea Petrantoni dedicate a Marguerite Yourcenar nel 120° anniversario della nascita (1903 – 2023) Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX Via Boncompagni 18 – Roma Esposizione Da un’idea e a cura di Laura Monachesi progetto allestimento a cura di Massimo Domenicucci e Chiara Domenicucci Zottin 25 marzo – 11 giugno 2023 Inaugurazione venerdì 24 marzo ore 16:30
Al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali dal 18 marzo la rassegna “Festival Popolare Italiano”

Dal 18 marzo al 27 maggio 2023 si terrà presso il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, museo afferente alla Direzione Musei Statali della città di Roma, il Festival Popolare italiano, rassegna giunta alla nona edizione e che porta a Roma la ricchezza della musica popolare, folk, etnica e world. PROGRAMMA 18 marzo ore 17.30 Alessia Tondo “Sita” 29 aprile ore 17.30 Tenore San Gavino di Oniferi “Sardos” 13 maggio ore 20.30 Rachele Andrioli “Leuca” 26 maggio ore 17.30 Claudio Prima & Seme “Enjoy” 27 maggio ore 17.30 Enzo Rao “Shamal Re-Wind” Mario Crispi “Arenaria” L’ingresso al concerto e alle attività della rassegna è incluso nel costo del biglietto di ingresso al Museo; si avrà quindi la possibilità di visitare i due piani espositivi, conoscere l’importante collezione e assistere ai cantieri di restauro aperti al pubblico. Scarica il COMUNICATO STAMPA
il 17 marzo al Museo Andersen presentazione del libro “Allora ci vedo? Avventure di un non vedente in giro per il mondo”

Venerdì 17 marzo alle ore 16.00 presso il Museo Hendrik Christian Andersen e in collaborazione con l’Associazione di volontariato Museum si terrà la presentazione del libro di Bruno Bertucci ALLORA CI VEDO? AVVENTURE DI UN NON VEDENTE IN GIRO PER IL MONDO Con la partecipazione dell’Associazione cappella Musicale Costantina che eseguirà brani di Mozart – Bach – Morricone – Piazzolla – Bocelli Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Nato a Cosenza, romano, padovano e marocchino d’ adozione, cittadino del mondo, Bruno Bertucci parla francese, inglese, spagnolo, portoghese e arabo. Laureato in pedagogia e in O.A.M.S. settore musicale, giornalista, accademico onorario, critico musicale, ha collaborato con diverse testate giornalistiche (tra cui “L’Osservatore Romano”, “L’Opinione” e “Quintessenza”) e con i programmi di Radio Vaticana. Sono apparsi suoi articoli sulle riviste specializzate: “Il Giornale della Musica”, “Strumenti e Musica”, “Piano Time”. Ha pubblicato il libro “Confidenze Musicali”, edito da Lombardo Editore. Ha collaborato al programma musicale “Diapason”; attualmente alla rubrica “Pagine e Fogli” di Radio Vaticana. Ha girato la metà del mondo con il suo bastone bianco. E non si accontenta: vuole girare anche l’altra metà.
8 marzo Giornata internazionale della donna – ingresso gratuito per le donne

Mercoledì 8 marzo 2023, in occasione della Giornata internazionale della donna, l’ingresso per le donne in musei, parchi archeologici, complessi monumentali, castelli, ville e giardini storici e altri luoghi della cultura statali sarà gratuito. La Direzione Musei statali della città di Roma aderisce con i seguenti musei: Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo Pantheon Galleria Spada Museo Hendrik Christian Andersen Museo Boncompagni Ludovisi Museo Nazionale degli Strumenti Musicali Per maggiori informazioni: https://cultura.gov.it/comunicato/24257