Ferragosto al museo 2026

In occasione della festività di Ferragosto, i musei dell’Istituto saranno regolarmente aperti al pubblico. Nelle giornate di sabato 15 e domenica 16 agosto sarà possibile visitare con i consueti orari e modalità di visita: Castel Sant’Angelo Pantheon Casa Museo Hendrik Christian Andersen Casa Museo Boncompagni Ludovisi Casa Museo Mario Praz Museo Nazionale degli Strumenti Musicali Museo Giacomo Manzù Casa Pasolini Per ulteriori informazioni:https://cultura.gov.it/evento/ferragosto-al-museo-2026
Ercolano. L’arte di vivere

Reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico, oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C., un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, insieme ad alimenti, reperti organici, stoviglie, arredi e utensili d’uso quotidiano. Dal 22 luglio 2026 Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali a Ercolano. L’arte di vivere, la mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata per sempre dall’eruzione del Vesuvio. L’esposizione è a cura di Massimo Osanna, Capo Dipartimento Attività Culturali del Ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, e di Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il progetto nasce dalla felice collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il Parco archeologico di Ercolano. L’esperienza della mostra Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità, presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, costituisce il punto di partenza di un nuovo progetto espositivo, completamente ripensato per gli spazi monumentali della Mole Adriana. Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, ed è arricchito da una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra. Il percorso si apre con una straordinaria Wunderkammer, una «camera delle meraviglie» ispirata alle celebri raccolte rinascimentali. Vi sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Come nelle originarie camere delle meraviglie, l’obiettivo non è soltanto esporre, ma suscitare stupore. Il visitatore entra quindi nel cuore dell’evento che ha segnato il destino di Ercolano: una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour. Accanto alla tradizione resa celebre da Pierre-Jacques Volaire, la tempera di Giacomo e Antonio Baseggio (1784), la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (1822) di Joseph Rebell e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad restituiscono il fascino del sublime che attirò a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa. Dal mito alla strada: la mostra ricostruisce poi, con installazioni audiovisive e reperti archeologici, la città viva, con le sue botteghe e i thermopolia, luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Il percorso entra quindi nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa: mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi restituiti dagli scavi – documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi. Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della Campania antica – Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati del suo tempo – e al tempo stesso ponte verso il divino nel culto di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale. Gran finale nella sala dei banchetti, dove una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum, prandium e cena – tra campanelli in bronzo, vasellame in vetro, bronzo e argento e l’oggetto forse più peculiare della mostra: la larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio. La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso questo patrimonio eccezionale grazie al dialogo tra reperti archeologici, installazioni multimediali e ambientazioni immersive. La colata piroclastica che investì Ercolano nel 79 d.C. ha preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando una catastrofe in una straordinaria fonte di conoscenza e restituendo una documentazione unica sulle pratiche alimentari, le attività lavorative, la cura del corpo, le relazioni sociali nel mondo romano antico. «Con questa iniziativa – commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra – Castel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità, capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio attraverso nuovi percorsi di visita. Per Castel Sant’Angelo è motivo di particolare soddisfazione dare vita a un progetto espositivo che mette in relazione due realtà di straordinario valore e propone ai visitatori un’esperienza culturale ricca e originale. Si inserisce inoltre in una programmazione culturale sempre più ampia e diversificata che, attraverso mostre, eventi e iniziative, conferma il Castello come un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti.» «Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana – commenta Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività Culturali e curatore della mostra –. Le particolari condizioni di conservazione determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per
Ray Pitrè. Mediterranean Souls – Anime mediterranee

Dal 25 luglio al 22 settembre 2026, la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte, Commissario della mostra, e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma guidata da Luca Mercuri, ospita nello spazio espositivo del secondo piano, la mostra Ray Pitrè. Mediterranean Souls – Anime mediterranee, a cura di Sandro Debono e con la collaborazione di Veronica Brancati. Il progetto espositivo è promosso e organizzato dall’Ambasciata della Repubblica di Malta in Italia ed è realizzato con il sostegno del Culture Diplomacy Fund del Ministero degli Affari Esteri ed Europei della Repubblica di Malta. Quella che presentiamo è la prima mostra internazionale dedicata a Ray Pitrè (1940–2024) dopo la morte dell’artista e propone una rilettura del contributo dell’autore maltese alla storia dell’arte novecentesca. L’esposizione si concentra su una selezione di ritratti che tracciano il suo percorso creativo, dagli anni Settanta agli anni Novanta. Le opere selezionate sono inedite e provengono dalla collezione della famiglia. La mostra presenta opere su carta, dipinti su supporto ligneo e tela oltre a un diario personale dell’artista da cui sono tratti alcuni acquerelli realizzati contecnica mista sui fogli dello stesso diario. L’insieme racconta un aspetto poco noto della produzione di Ray Pitrè, esponente dell’arte povera nel contesto maltese ma riconosciuto come ritrattista d’eccezione grazie al suo repertorio essenzialmente classico. Le opere esposte rivelano aspetti e caratteristiche personali e inedite dell’artista. Pittore, scultore, scrittore e tra i più importanti ritrattisti di Malta, Pitrè si identifica con l’anima meridionale europea al centro della sua ricerca. La sensibilità mediterranea, plasmata da una stratificazione culturale, di memoria e di complessità, è testimoniata dalla pennellatura fitta e intensa e dai colori densi e impastati che modellano fisionomie capaci di mettere in dialogo permanenza e fragilità, costruzione ed erosione, presenza materiale e dimensione interiore. Attraverso superfici sovrapposte, segni essenziali e processi di progressiva decostruzione dell’immagine, l’artista affronta temi universali quali il trauma, la memoria, la mortalità e la condizione umana. I ritratti anonimi degli anni Sessanta rappresentano le prime riflessioni di Pitrè sulla figura umana. Nel corso del tempo queste immagini si trasformano progressivamente in presenze frammentate e stratificate, come se l’artista sottraesse, strato dopo strato, la superficie per arrivare all’essenziale, rivelando così il mondo interiore del ritrattato. La fisionomia non è più semplice rappresentazione, ma diventa un’immagine attraverso cui l’artista cerca di raggiungere ciò che egli stesso definiva i propri “demoni interiori”. In questa ricerca incessante emerge una visione dell’identità profondamente mediterranea. Le figure diventano anime, frutto di un’accumulazione incessante di tensioni e trasformazioni. La mostra conduce alla riscoperta di un aspetto poco noto dell’opera di Ray Pitrè, lontano dalla produzione ufficiale dei ritratti su commissione che gli valse notorietà nazionale. Riunendo lavori in gran parte inediti, documenti personali e materiali di studio, il progetto restituisce la complessità di una figura centrale della cultura maltese contemporanea e invita a riflettere sul rapporto tra memoria individuale, identità mediterranea ed esperienza universale dell’essere umano. Biografia Raymond Pitrè (1940–2024) è stato uno dei più importanti artisti maltesi del secondo Novecento. Attivo nei campi della pittura, del disegno, della scultura e della scrittura, ha sviluppato una ricerca incentrata sulla condizione umana, la memoria e il trauma, attraverso linguaggi che spaziano dal ritratto all’assemblaggio sperimentale. Tra i primi interpreti dell’Arte Povera a Malta, ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia nel 1999 e ha esposto in varie sedi internazionali. Accanto alla sua celebre attività di ritrattista ufficiale, ha realizzato un corpus di opere profondamente personali che testimoniano la sua costante riflessione sull’identità, sul paesaggio mediterraneo e sull’esperienza umana. Inaugurazione: 25 luglio ore 17.30
Dal 17 al 26 luglio torna l’iniziativa “EFFETTO NOTTE”

Dal 17 al 26 luglio 2026 torna a Roma, nell’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, Effetto Notte, la rassegna cinematografica a ingresso gratuito promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, con il contributo della Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, l’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo- Direzione Musei nazionali della Città di Roma e il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. L’edizione 2026 si apre il 17 luglio con una serata dedicata ai documentari: Uncovered Rome di Giulia Randazzo e Parlami di me. Roma e il suo fiume di Bruno Restuccia, due opere che raccontano Roma attraverso l’archeologia, la memoria e il cinema, valorizzando il patrimonio storico e culturale della Capitale. Dal 18 luglio prende il via la rassegna Il futuro è donna. Sguardi di cinema al femminile tra libertà e innovazione, un percorso dedicato alle grandi registe italiane che hanno contribuito a rinnovare linguaggi e immaginario cinematografico. Da Lina Wertmüller a Liliana Cavani, da Francesca Archibugi alle sorelle Cristina e Francesca Comencini, fino ad Alice Rohrwacher, Susanna Nicchiarelli, Costanza Quatriglio e Giuliana Gamba, la rassegna propone un viaggio attraverso oltre cinquant’anni di cinema italiano al femminile. Nell’ambito della manifestazione sarà inoltre celebrato l’ottavo centenario della morte di San Francesco con la proiezione di Francesco di Liliana Cavani e Chiara di Susanna Nicchiarelli, due opere che rileggono la figura del Santo e quella di Santa Chiara con uno sguardo contemporaneo. Il ricco programma propone inoltre cortometraggi, esercitazioni e saggi di diploma realizzati dalle giovani registe del Centro Sperimentale di Cinematografia, valorizzando il ruolo della Scuola come luogo di formazione, ricerca e sperimentazione e mettendo in dialogo le nuove generazioni con le grandi autrici del cinema italiano. La rassegna sarà accompagnata da incontri con registe, autrici e protagonisti del mondo del cinema, moderati da Silvia Pezzopane. Accanto alle proiezioni, Effetto Notte propone anche visite guidate all’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme e al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire alcuni dei luoghi più significativi del patrimonio storico e culturale della Capitale. IL PROGRAMMA: Venerdì 17 luglio – Preapertura Ore 17.00 e ore 18.00 – Visita guidata all’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme.Ore 21.00 – Inaugurazione e saluti istituzionali della Direzione generale Cinema e audiovisivo e del Centro Sperimentale di Cinematografia. Incontro con Alessio De Cristofaro e Giulia Randazzo. Uno a uno, episodio di Uncovered Rome di Giulia Randazzo (2025, 23′). Ore 21.40 – Incontro con Alessandra Fassio. Parlami di me. Roma e il suo fiume di Bruno Restuccia (2025, 48′). Sabato 18 luglio Ore 17.00 e ore 18.00 – Visita guidata all’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme.Ore 21.00 – Incontro con Grazia Tricarico. Persefone di Grazia Tricarico (2014, 18′), saggio di diploma, triennio accademico 2011-2013. Ore 21.40 – Incontro con Sergio Bruno e Steve Della Casa. Rita la zanzara di Lina Wertmüller (1966, 115′). Domenica 19 luglio Ore 17.00 e ore 18.00 – Visita guidata all’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme. Ore 21.00 – Incontro con Liliana Cavani. Incontro di notte di Liliana Cavani (1961, 10′). Francesco di Liliana Cavani (1989, 158′). Lunedì 20 luglio Ore 21.00 – Incontro con Francesca Archibugi. La guerra appena finita di Francesca Archibugi (1983, 19′), saggio di diploma, biennio accademico 1980-1982. Mignon è partita di Francesca Archibugi (1988, 96′). Martedì 21 luglio Ore 21.00 – Incontro con Maria Tilli. Tutte le cose sono piene di lei di Maria Tilli (2015, 22′), saggio di diploma, triennio accademico 2012-2014. Ore 21.40 – Incontro con Cristina Comencini. Qualcosa di nuovo di Cristina Comencini (2016, 93′). Mercoledì 22 luglio Ore 21.00 – Incontro con Francesca Mazzoleni. 1989 di Francesca Mazzoleni (2015, 30′), saggio di diploma, triennio accademico 2012-2014. Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini (2017, 92′). Giovedì 23 luglio Ore 17.00 e ore 18.00 – Visita guidata all’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme. Il linguaggio dell’amore di Susanna Nicchiarelli (2002, 16′), esercitazione II anno, triennio accademico 2000-2003. Chiara di Susanna Nicchiarelli (2022, 106′). Venerdì 24 luglio Ore 17.00 e ore 18.00 – Visita guidata all’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme. Ore 21.00 – Incontro con Costanza Quatriglio. Il giorno che ho ucciso il mio amico soldato di Costanza Quatriglio (1999, 16′), saggio di diploma, triennio accademico 1996-1999. Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio (2018, 103′). Sabato 25 luglio Ore 17.00 e ore 18.00 – Visita guidata all’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme. La santa che dorme di Laura Samani (2016, 19′), saggio di diploma, triennio accademico 2013-2015. Le meraviglie di Alice Rohrwacher (2014, 106′). Domenica 26 luglio Ore 17.00 e ore 18.00 – Visita guidata all’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme.Ore 21.00 – Incontro con Francesca Marino. L’uomo senza paura di Francesca Marino (2013, 18′), saggio di diploma, triennio accademico 2011-2013. Ore 21.40 – Incontro con Giuliana Gamba. Burraco fatale di Giuliana Gamba (2020, 90′). Le proiezioni sono gratuite e l’ingresso è consentito fino a esaurimento posti. Le visite guidate all’Area Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme sono gratuite e senza prenotazione. Si svolgeranno alle ore 17.00 e alle ore 18.00 nelle giornate del 17, 18, 19, 23, 24, 25 e 26 luglio. La durata della visita è di circa 40 minuti. L’appuntamento è in Piazza Santa Croce in Gerusalemme, a sinistra della basilica (inizio strada in salita). Le visite saranno guidate dalla direttrice della sede della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Santa Croce in Gerusalemme, dott.ssa Simona Morretta. Le visite guidate al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali si terranno il 18 luglio, il 22 luglio e il 24 luglio alle ore 19.30. Nelle giornate del 18, 22 e 24 luglio il museo sarà aperto fino alle ore 22.00, con ultimo ingresso alle ore 21.00. Le visite sono gratuite e incluse nel costo del biglietto del museo. È consigliata la prenotazione: dms-rm.museostrumenti@cultura.gov.it; tel. 06 7014796. Scarica il programma della rassegna.
Quartetto Paone. Concerto alla Casa Museo Mario Praz

QUARTETTO PAONE Clarinetti soprani: Augusto Travagliati, Amedeo Ricci e Giulia Leonardo Clarinetto basso: Marco Luchetti Evento a cura di Anna Selvi Casa Museo Mario Praz, 19 luglio ore 19.00 Il “Quartetto Paone” nasce in onore del clarinettista Ulderico Paone, figura di rilievo nel panorama musicale italiano del ‘900. E’ un ensemble di musicisti composto da tre clarinetti soprani (Augusto Travagliati, Amedeo Ricci e Giulia Leonardo) e un clarinetto basso (Marco Luchetti), che da molti anni, sia in gruppo che singolarmente svolgono un’intensa e prestigiosa attività concertistica e da camera, con esibizioni in numerosi e variegati contesti musicali, capaci di variare dalla musica classica al jazz al pop. Il concerto è incluso nel biglietto d’ingresso alla Casa Museo fino a esaurimento posti. I biglietti sono acquistabili on line sulla piattaforma Musei Italiani o in sede tramite il totem abilitato POS. La Casa Museo chiuderà alle ore 21.00.
La Bibbia del Belli. Spettacolo al Pantheon

LA BIBBIA DEL BELLI di e con Massimo Verdastro dai “sonetti biblici” di Giuseppe Gioacchino Belli Musiche a cura di Francesca Della Monica e Marco Ortolani Suono di Marco Ortolani Luci di Marcello D’Agostino Evento a cura di Anna Selvi Pantheon, 17 luglio 2026 ore 20.00 L’attore e regista Massimo Verdastro interpreta alcuni episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, concepiti dalla penna di Giuseppe Gioachino Belli e descritti con la modalità e il sentimento del popolo di Roma: partendo dalla creazione del mondo si arriva al giudizio universale. I sonetti biblici del Belli sono materia magmatica, ironica, irriverente, comica e violenta e nello stesso tempo incredibilmente vitale e presente. Roma con le sue piazze e le sue strade è il teatro nel quale prendono vita le storie bibliche. Il grande poeta romano, tra i più illustri del secolo diciannovesimo, costruisce i suoi sonetti con la lingua del popolo: a volte potente, iconoclasta, profana, seppur pervasa da un sentimento di profonda religiosità, ma l’intento non è mai descrittivo o illustrativo, tantomeno didascalico o macchiettistico. L’opera del Belli è una delle vette più alte della poesia europea del secondo Ottocento. Biglietti acquistabili online sulla piattaforma Musei Italiani. Posti a sedere: 300. La sera del 17 luglio il Pantheon sarà aperto al pubblico dalle ore 19.30 alle ore 23.00 (ultimo acquisto cassa ore 22.00; ultimo ingresso ore 22.30). Si ricorda che, per i cittadini residenti nel Comune di Roma, l’ingresso al Pantheon è gratuito.
Fuochi sul Tevere: Roma attraverso gli occhi di Kanutas Ruseckas

Fino al 22 novembre 2026 l’appartamento del Castellano a Castel Sant’Angelo ospita la mostra “Fuochi sul Tevere: Roma attraverso gli occhi di Kanutas Ruseckas”. Promossa e realizzata dal Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, in collaborazione con il Lithuanian National Museum of Art, l’esposizione è inserita nell’ambito dell’Anno culturale Lituania–Italia 2026 e sarà aperta al pubblico fino al 22 novembre 2026. L’iniziativa intende valorizzare i rapporti culturali tra Italia e Lituania, offrendo una nuova chiave di lettura della storia di Castel Sant’Angelo e di Roma, nonché del fascino che il monumento e la città hanno esercitato sugli artisti europei nel corso dei secoli. La mostra presenta una selezione di dipinti di Kanutas Ruseckas, uno dei più importanti artisti lituani del XIX secolo e uno dei principali rappresentanti della pittura romantica. Ruseckas fu tra i fondatori della comunità di artisti lituani e polacchi residenti a Roma. Egli credeva che questa terra, cinta dagli allori della gloria passata e segnata dalle tracce dell’eroismo, sarebbe stata per loro una stella guida. Le opere esposte provengono dal Lithuanian National Museum of Art e sono inserite nel percorso museale di Castel Sant’Angelo dedicato alla tradizione della Girandola, con il quale entrano in dialogo. I dipinti evidenziano infatti lo sguardo che l’artista lituano rivolse a Roma nel corso del suo soggiorno italiano, dove immortalò le vestigia capitoline come il Colosseo, e uno degli eventi più celebri della vita cittadina romana: la Girandola di Castel Sant’Angelo. Organizzata ogni anno il 29 giugno in onore dei Santi Pietro e Paolo, lo spettacolo pirotecnico – fin dall’epoca rinascimentale – ha contribuito a costruire l’immaginario di Roma, affascinando viaggiatori, artisti e visitatori provenienti da tutta Europa. Castel Sant’Angelo viene dipinto da Ruseckas da un punto di osservazione situato presso lo scomparso Porto Leonino, costruito da Papa Leone XII nel 1827 sulla riva destra del Tevere, nei pressi del Vaticano. L’effetto è così vivido da far percepire non solo le fontane di fuoco che si innalzano dal castello nel cielo notturno di Roma, ma quasi anche il fragore dei fuochi d’artificio che accompagna lo spettacolo.
SYNTHETIC HISTORIES & POINTS OF VIEW. Mostre alla Casa Museo Andersen

SYNTHETIC HISTORIES. ARTEFATTI, MEMORIE E NARRAZIONI CONTROFATTUALI Mostra a cura di Chiara Canali nell’ambito di Rome New Media Week – Edizione Zero. Con la collaborazione di Veronica Brancati e con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e POINTS OF VIEW. NUOVE PROSPETTIVE MEDIALI SUL PATRIMONIO Mostra a cura di Luca Martinelli nell’ambito di Rome New Media Week – Edizione Zero. Presenting partner: Fotonica. Con la collaborazione di Veronica Brancati e con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale Dal 6 al 12 luglio 2026, la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte, Commissario della mostra, e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma guidata da Luca Mercuri ospita, nelle sale del piano terra, le mostre Synthetic Histories. Artefatti, memorie e narrazioni controfattuali, a cura di Chiara Canali in collaborazione con Rome New Media Week (RNMW) e Points of View curata da Luca Martinelli in collaborazione con Fotonica. Le esposizioni sono state coordinate da Veronica Brancati e patrocinate dalla Regione Lazio e dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale. I due progetti si inseriscono nel programma dell’Edizione Zero della Rome New Media Week (RNMW), rassegna annuale diretta da Luca Martinelli, che coinvolge artisti, gallerie e curatori in un percorso di esplorazione e mappatura dei temi e dei network dei nuovi media artistici. Nel percorso espositivo Points of View, gli artisti Torin Blankensmith e Lyell Hintz (Dotsimulate) presentano un’installazione interattiva realizzata con TouchDesigner, composta da una serie di schermi-portale che instaurano un dialogo visivo con la scultura La Notte di Hendrik C. Andersen. Attraverso elaborazioni digitali in tempo reale, l’installazione offre prospettive molteplici e invita il pubblico a osservare i gessi del museo da punti di vista inediti. Synthetic Histories. Artefatti, memorie e narrazioni controfattuali riunisce i lavori di quattro artiste pioniere nell’impiego della digital art, appartenenti a generazioni e contesti geografici differenti: Giuliana Cunéaz propone la scultura Attrazione magnetica insieme a Matter Waves; Chiara Passa dà vita a un ambiente immersivo in realtà virtuale dal titolo Crying at the Gypsotheque; Auriea Harvey espone la serie scultorea The Mystery, mentre Ana Maria Caballero e Alex Estorick firmano il progetto artifacts. Le opere riflettono su come intelligenza artificiale, realtà virtuale, modellazione tridimensionale e sistemi generativi stiano ridefinendo il nostro rapporto con la storia, la memoria e la costruzione delle immagini. La scelta della Casa Museo H.C. Andersen ha un forte valore simbolico: il monumentale progetto dello scultore per un “Centro Mondiale di Comunicazione” trovava infatti il suo fulcro nella Torre del Progresso, concepita come una vera e propria antenna globale per irradiare e diffondere la conoscenza in tutto il mondo. Questa utopia di una trasmissione universale anticipa a tutti gli effetti la struttura del World Wide Web e delle reti digitali, offrendo la cornice ideale a Synthetic Histories per indagare le nuove forme di creazione e diffusione delle immagini nell’era dell’IA. Comunicato stampa
I SEGNI E LE STORIE. Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento.

A Castel Sant’Angelo apre al pubblico il Bastione di San Marco con la mostra “I segni e le storie – Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento” Roma, 26 giugno 2026 – È aperta al pubblico da ieri, 25 giugno, la mostra “I segni e le storie – Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento”, allestita nel Bastione di San Marco a Castel Sant’Angelo, uno spazio che entra da oggi nel percorso di visita del Monumento. Promossa e realizzata dal Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Roma e con l’organizzazione di Civita Mostre e Musei, l’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 13 settembre 2026. La mostra mette in dialogo un prezioso nucleo di documenti dell’Archivio di Stato di Roma, individuati da Franco Russo nel corso delle sue ricerche, con una selezione di coltelli storici della sua collezione e con gli spazi, le collezioni e la storia di Castel Sant’Angelo. Carte processuali, bandi, verbali e atti giudiziari, datati tra il 1611 e il 1865, raccontano episodi di cronaca, conflitti e vicende quotidiane, spesso accompagnati da sorprendenti sagome di coltelli tracciate a margine delle testimonianze: tracce che oggi dialogano con gli oggetti esposti, in particolare con gli esemplari ottocenteschi, restituendo corpo e materia a storie custodite per secoli negli archivi. Questo dialogo permette di osservare l’evoluzione del coltello romano, il tradizionale serratore, che conserva, pur tra adattamenti e trasformazioni, le caratteristiche già documentate nelle fonti seicentesche fino all’Unità d’Italia. Allo stesso tempo, le ricerche condotte sui documenti dell’Archivio di Stato di Roma restituiscono uno spaccato della vita quotidiana nella Roma papale: dai verbali dei tribunali emerge il racconto della strada, con le sue tensioni, i conflitti e gli episodi di sopraffazione; dai bandi, il punto di vista delle autorità. Dallo scarto tra queste due prospettive nasce una delle chiavi di lettura più significative della mostra, che mette in luce il rapporto tra cultura materiale, norme e identità collettiva. Vite comuni, questioni d’onore, episodi di violenza, trasgressioni e necessità compongono così una narrazione corale della Roma popolare, restituendo il volto meno ufficiale della città e uno sguardo ravvicinato su uomini e donne spesso assenti dai grandi racconti storici. Castel Sant’Angelo non è soltanto la cornice della mostra, ma uno dei suoi protagonisti: nelle sue prigioni furono rinchiusi molti personaggi simili a quelli descritti nei documenti. Tra le figure che accompagnano il percorso espositivo vi è il brigante Antonio Gasbarrone, guida simbolica di un’epoca di tensioni e contraddizioni, evocato dalla porta originale di una cella del Castello – restaurata per l’occasione – e dalle incisioni di Bartolomeo Pinelli, tra i più significativi interpreti della Roma ottocentesca. A suggellare questo legame tra luogo e racconto, un pugnale delle collezioni di Castel Sant’Angelo si aggiunge ai materiali esposti, creando un collegamento ideale con Panopliae, la mostra allestita nell’Armeria Superiore: se questa racconta le armi legate alla guerra e alle corti, I segni e le storie restituisce la dimensione quotidiana dei conflitti. Due percorsi complementari che trovano in Castel Sant’Angelo il contesto ideale per riflettere sul rapporto tra violenza, controllo sociale e convivenza civile. Al centro del progetto restano le fonti archivistiche: grazie alla collaborazione tra Castel Sant’Angelo e l’Archivio di Stato di Roma, documenti normativi e processuali diventano strumenti per comprendere la complessità della società romana tra età moderna e contemporanea, ben oltre la loro funzione amministrativa. I segni e le storie è così un invito a leggere tra le righe della storia, osservando da vicino le tracce di uomini e donne spesso dimenticati dalle narrazioni ufficiali, e a riscoprire, nelle pieghe della memoria archivistica, la complessità di una città e della sua umanità. Comunicato stampa
La Girandola di Castel Sant’Angelo

Il 29 giugno 2026 torna a Castel Sant’Angelo la Girandola, l’iconico spettacolo pirotecnico che affonda le proprie radici nella storia della città. Documentata fin dal 1481 e per secoli legata alla festa dei Santi Pietro e Paolo e alle più solenni celebrazioni della Roma pontificia, la Girandola ha contribuito a costruire l’immaginario di Roma, affascinando viaggiatori, artisti e visitatori provenienti da tutta Europa. Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21.30 e illuminerà il cielo sopra Castel Sant’Angelo e il Tevere, facendo rivivere uno degli spettacoli più celebri della tradizione romana, riproposto con approccio filologico a partire dalle fonti storiche. Alle ore 21.30 cittadini e turisti potranno godere dello straordinario spettacolo di fuochi d’artificio dal Lungotevere Tor di Nona e dai Ponti Vittorio Emanuele II, Sant’Angelo e Umberto I.