SYNTHETIC HISTORIES & POINTS OF VIEW. Mostre alla Casa Museo Andersen

SYNTHETIC HISTORIES. ARTEFATTI, MEMORIE E NARRAZIONI CONTROFATTUALI Mostra a cura di Chiara Canali nell’ambito di Rome New Media Week – Edizione Zero. Con la collaborazione di Veronica Brancati e con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e POINTS OF VIEW. NUOVE PROSPETTIVE MEDIALI SUL PATRIMONIO Mostra a cura di Luca Martinelli nell’ambito di Rome New Media Week – Edizione Zero. Presenting partner: Fotonica. Con la collaborazione di Veronica Brancati e con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale Dal 6 al 12 luglio 2026, la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte, Commissario della mostra, e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma guidata da Luca Mercuri ospita, nelle sale del piano terra, le mostre Synthetic Histories. Artefatti, memorie e narrazioni controfattuali, a cura di Chiara Canali in collaborazione con Rome New Media Week (RNMW) e Points of View curata da Luca Martinelli in collaborazione con Fotonica. Le esposizioni sono state coordinate da Veronica Brancati e patrocinate dalla Regione Lazio e dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale. I due progetti si inseriscono nel programma dell’Edizione Zero della Rome New Media Week (RNMW), rassegna annuale diretta da Luca Martinelli, che coinvolge artisti, gallerie e curatori in un percorso di esplorazione e mappatura dei temi e dei network dei nuovi media artistici. Nel percorso espositivo Points of View, gli artisti Torin Blankensmith e Lyell Hintz (Dotsimulate) presentano un’installazione interattiva realizzata con TouchDesigner, composta da una serie di schermi-portale che instaurano un dialogo visivo con la scultura La Notte di Hendrik C. Andersen. Attraverso elaborazioni digitali in tempo reale, l’installazione offre prospettive molteplici e invita il pubblico a osservare i gessi del museo da punti di vista inediti. Synthetic Histories. Artefatti, memorie e narrazioni controfattuali riunisce i lavori di quattro artiste pioniere nell’impiego della digital art, appartenenti a generazioni e contesti geografici differenti: Giuliana Cunéaz propone la scultura Attrazione magnetica insieme a Matter Waves; Chiara Passa dà vita a un ambiente immersivo in realtà virtuale dal titolo Crying at the Gypsotheque; Auriea Harvey espone la serie scultorea The Mystery, mentre Ana Maria Caballero e Alex Estorick firmano il progetto artifacts. Le opere riflettono su come intelligenza artificiale, realtà virtuale, modellazione tridimensionale e sistemi generativi stiano ridefinendo il nostro rapporto con la storia, la memoria e la costruzione delle immagini. La scelta della Casa Museo H.C. Andersen ha un forte valore simbolico: il monumentale progetto dello scultore per un “Centro Mondiale di Comunicazione” trovava infatti il suo fulcro nella Torre del Progresso, concepita come una vera e propria antenna globale per irradiare e diffondere la conoscenza in tutto il mondo. Questa utopia di una trasmissione universale anticipa a tutti gli effetti la struttura del World Wide Web e delle reti digitali, offrendo la cornice ideale a Synthetic Histories per indagare le nuove forme di creazione e diffusione delle immagini nell’era dell’IA. Comunicato stampa

I SEGNI E LE STORIE. Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento.

A Castel Sant’Angelo apre al pubblico il Bastione di San Marco con la mostra “I segni e le storie – Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento” Roma, 26 giugno 2026 – È aperta al pubblico da ieri, 25 giugno, la mostra “I segni e le storie – Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento”, allestita nel Bastione di San Marco a Castel Sant’Angelo, uno spazio che entra da oggi nel percorso di visita del Monumento. Promossa e realizzata dal Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Roma e con l’organizzazione di Civita Mostre e Musei, l’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 13 settembre 2026. La mostra mette in dialogo un prezioso nucleo di documenti dell’Archivio di Stato di Roma, individuati da Franco Russo nel corso delle sue ricerche, con una selezione di coltelli storici della sua collezione e con gli spazi, le collezioni e la storia di Castel Sant’Angelo. Carte processuali, bandi, verbali e atti giudiziari, datati tra il 1611 e il 1865, raccontano episodi di cronaca, conflitti e vicende quotidiane, spesso accompagnati da sorprendenti sagome di coltelli tracciate a margine delle testimonianze: tracce che oggi dialogano con gli oggetti esposti, in particolare con gli esemplari ottocenteschi, restituendo corpo e materia a storie custodite per secoli negli archivi. Questo dialogo permette di osservare l’evoluzione del coltello romano, il tradizionale serratore, che conserva, pur tra adattamenti e trasformazioni, le caratteristiche già documentate nelle fonti seicentesche fino all’Unità d’Italia. Allo stesso tempo, le ricerche condotte sui documenti dell’Archivio di Stato di Roma restituiscono uno spaccato della vita quotidiana nella Roma papale: dai verbali dei tribunali emerge il racconto della strada, con le sue tensioni, i conflitti e gli episodi di sopraffazione; dai bandi, il punto di vista delle autorità. Dallo scarto tra queste due prospettive nasce una delle chiavi di lettura più significative della mostra, che mette in luce il rapporto tra cultura materiale, norme e identità collettiva. Vite comuni, questioni d’onore, episodi di violenza, trasgressioni e necessità compongono così una narrazione corale della Roma popolare, restituendo il volto meno ufficiale della città e uno sguardo ravvicinato su uomini e donne spesso assenti dai grandi racconti storici. Castel Sant’Angelo non è soltanto la cornice della mostra, ma uno dei suoi protagonisti: nelle sue prigioni furono rinchiusi molti personaggi simili a quelli descritti nei documenti. Tra le figure che accompagnano il percorso espositivo vi è il brigante Antonio Gasbarrone, guida simbolica di un’epoca di tensioni e contraddizioni, evocato dalla porta originale di una cella del Castello – restaurata per l’occasione – e dalle incisioni di Bartolomeo Pinelli, tra i più significativi interpreti della Roma ottocentesca. A suggellare questo legame tra luogo e racconto, un pugnale delle collezioni di Castel Sant’Angelo si aggiunge ai materiali esposti, creando un collegamento ideale con Panopliae, la mostra allestita nell’Armeria Superiore: se questa racconta le armi legate alla guerra e alle corti, I segni e le storie restituisce la dimensione quotidiana dei conflitti. Due percorsi complementari che trovano in Castel Sant’Angelo il contesto ideale per riflettere sul rapporto tra violenza, controllo sociale e convivenza civile. Al centro del progetto restano le fonti archivistiche: grazie alla collaborazione tra Castel Sant’Angelo e l’Archivio di Stato di Roma, documenti normativi e processuali diventano strumenti per comprendere la complessità della società romana tra età moderna e contemporanea, ben oltre la loro funzione amministrativa. I segni e le storie è così un invito a leggere tra le righe della storia, osservando da vicino le tracce di uomini e donne spesso dimenticati dalle narrazioni ufficiali, e a riscoprire, nelle pieghe della memoria archivistica, la complessità di una città e della sua umanità. Comunicato stampa

PANOPLIӔ. Armi, ingegno e potere a Castel Sant’Angelo

Castel Sant’Angelo inaugura la mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere e riapre le Sale Farnesiane   Dal 20 giugno 2026 Castel Sant’Angelo presenta due importanti novità nel percorso di visita: l’apertura della mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere a Castel Sant’Angelo, dedicata alle collezioni di armi storiche del museo, e la riapertura al pubblico delle Sale Farnesiane, con un nuovo allestimento che ricrea l’atmosfera e le funzioni di un appartamento papale rinascimentale. La mostra: Panopliæ. Armi, ingegno e potere La mostra, a cura di Luca Mercuri, direttore dell’istituto, e di Mario Scalini, studioso di armi antiche e già dirigente del Ministero della Cultura, nasce per riportare alla luce un importante patrimonio conservato per lungo tempo nei depositi del museo. Dopo un’ampia campagna di ricognizione, studio e restauro, una prima selezione delle armi storiche del museo è ora nuovamente a disposizione del pubblico. Il ritorno delle armi è anche un ritorno a casa: in occasione di Panopliæ, infatti, le armi tornano negli ambienti che furono allestiti come Armeria agli esordi del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, restituendo a questi spazi una funzione profondamente legata alla storia del Castello e delle sue collezioni. Nato come mausoleo dell’imperatore Adriano e trasformato nei secoli in fortezza, residenza papale, prigione di Stato e presidio militare per poi diventare Museo Nazionale nel 1925, Castel Sant’Angelo è il luogo ideale per accogliere questo racconto. Le collezioni si sono formate nel corso del Novecento attraverso acquisizioni, donazioni e trasferimenti da altri istituti. Tra gli apporti più significativi figurano la raccolta del collezionista Umberto Zanvettori, acquisita nel 1927, i pezzi provenienti dal conoscitore Remo Fedi negli anni Trenta e Quaranta del Novecento e numerosi manufatti giunti da Palazzo Venezia, dal Bargello, dal Museo Artistico Industriale di Roma e da Capodimonte. Il percorso espositivo si snoda in sei sale e attraversa oltre un millennio di storia, proponendo una lettura per temi ed epoche: il mondo eroico medievale, i grandi committenti del Rinascimento, le corti e le marine del Seicento, la rivoluzione delle armi da fuoco. Tra i pezzi che il visitatore incontrerà lungo il percorso figurano gli elmi corinzi del VI e V secolo a.C., i reperti più antichi esposti; l’elmetto con visiera a ventaglia forse appartenuto a Roberto Sanseverino, condottiero al servizio della Repubblica di Venezia caduto a Calliano nel 1487, presentato accanto a una riproduzione della sua lastra tombale conservata nel Duomo di Trento; una rara Hakenbüchse tedesca del primo Cinquecento, tra le prime armi da fuoco destinate a trasformare le tecniche di guerra; le armature legate alle grandi dinastie italiane, tra cui il corsaletto da barriera del cardinale Odoardo Farnese attribuito al celebre armoraro Pompeo della Cesa e il morione della guardia personale di Pierluigi Farnese. Nella sezione dedicata alla tradizione Medici si segnala, invece, grazie al prestito del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il ricongiungimento di un petto con la croce di Malta a due pregiate manopole della collezione di Castel Sant’Angelo riconosciute e restaurate come parte di una medesima armatura realizzata per il giovane Giovan Carlo de’ Medici (1611–1663), presentata in dialogo con il suo ritratto proveniente dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi. Non mancano le armi utilizzate dalle milizie pontificie, quelle riferibili alla tradizione milanese, napoletana e veneziana, fino alla scatola del revolver donato nel 1864 a Giuseppe Garibaldi dalla scrittrice Caroline Giffard Phillipson, testimonianza dell’ammirazione che la figura di Garibaldi suscitava nel mondo anglosassone. «Panopliæ – commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma – nasce dalla volontà di restituire a Castel Sant’Angelo una delle funzioni che ne hanno caratterizzato la storia museale: le armi tornano infatti negli spazi dell’Armeria, riallacciando il legame tra le collezioni e il monumento che le ospita. La mostra è il risultato di un importante lavoro di studio, ricerca e restauro delle raccolte conservate nei depositi, oggi nuovamente accessibili al pubblico. Castel Sant’Angelo, fortezza e presidio militare al centro di vicende cruciali come il Sacco di Roma del 1527, rappresenta il contesto ideale per raccontare il mondo di corti, dinastie e conflitti cui molti degli oggetti esposti rimandano. La riapertura delle Sale Farnesiane completa questo percorso, restituendo ambienti che tornano a raccontare la propria storia attraverso il dialogo tra architetture, arredi e opere d’arte.» I restauri – condotti da Merj Nesi per l’occasione e, precedentemente, da Antonio Mignemi, Nicola Salvioli e Mari Yanagashita – hanno consentito il recupero di nuclei di grande pregio, dei quali è stata ricostruita la provenienza, restituendo alle raccolte di Castel Sant’Angelo un rilievo di assoluto significato anche in un contesto di straordinaria ricchezza quale è Roma. La riapertura delle Sale Farnesiane Contestualmente riaprono al pubblico le Sale Farnesiane, parte dell’appartamento fatto realizzare da papa Paolo III Farnese negli anni Quaranta del Cinquecento. Le sale sono state oggetto di interventi conservativi, di ritinteggiatura e di un nuovo allestimento. Nelle sale di Amore e Psiche e del Perseo che affiancano la sala di maggior rappresentanza – la Sala Paolina – si è voluta rievocare la funzione originaria degli ambienti all’interno dell’appartamento papale. Arredi, dipinti e oggetti d’epoca ricostruiscono l’atmosfera di una residenza rinascimentale, restituendo alle stanze la loro identità storica, concependo gli spazi come period rooms secondo i più moderni criteri museografici. La Sala di Amore e Psiche, tradizionalmente interpretata come camera da letto del pontefice, è oggi allestita come una camera rinascimentale: al centro si trova un grande letto da pompa in noce di manifattura romana con stemma Farnese, affiancato da un inginocchiatoio per la preghiera privata, un leggio, un tabernacolo con crocifisso e una cassettiera in radica di noce. Alle pareti figurano opere di grande pregio come Il Bagno di Dosso Dossi e la Giovane donna con unicorno di Luca Longhi, nella quale molti riconoscono i tratti di Giulia Farnese, la celebre “Giulia la Bella”, sorella di Paolo III. La Sala del Perseo, probabile studiolo privato di Paolo III, è invece dedicata alla dimensione dello studio e della rappresentazione del potere. Una copia del ritratto di Pierluigi Farnese campeggia al centro sopra una

IL SUONO DEI GESTI

Nell’ambito delle attività di valorizzazione promosse dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, diretto da Luca Mercuri, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma, diretto da Sonia Martone, presenta dal 14 al 18 giugno 2026 Il Suono dei Gesti, progetto realizzato in collaborazione con il Centro Regionale Danza Lazio (CRDL) ed Europa InCanto, dedicato al dialogo tra danza contemporanea, musica e patrimonio culturale. L’iniziativa è finanziata dalla Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura nell’ambito del bando per la valorizzazione delle attività di spettacolo dal vivo negli istituti e nei luoghi della cultura, finalizzato a promuovere nuove forme di fruizione del patrimonio attraverso il dialogo tra arti performative e musei. Il progetto esplora il rapporto tra gesto, suono e movimento, mettendo in dialogo danza contemporanea, musica dal vivo e patrimonio museale. Per cinque giorni il Museo diventerà uno spazio di incontro tra artisti, visitatori e comunità, attraverso laboratori, prove aperte e performance ideate appositamente per gli ambienti del complesso museale. Tra gli appuntamenti principali figurano Gesti al Tramonto, nuova produzione multidisciplinare presentata in prima nazionale il 16 giugno con replica il 17 giugno, e Oltre il Tramonto, percorso performativo integrato negli spazi del Museo. Danza contemporanea e musica dal vivo attraverseranno le sale, il portico, il parco e le architetture del complesso, invitando il pubblico a scoprire il patrimonio del Museo attraverso modalità di fruizione inedite e partecipative. «Progetti come Il Suono dei Gesti – commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma –  testimoniano una visione del museo sempre più aperta al dialogo con la contemporaneità e con i diversi pubblici. I musei afferenti all’Istituto, di cui fa parte anche il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, sono chiamati a essere non soltanto luoghi di conservazione e ricerca, ma spazi vivi di partecipazione culturale, capaci di attivare nuove forme di relazione tra patrimonio, creatività e comunità. In questo percorso, lo spettacolo dal vivo rappresenta uno strumento particolarmente efficace per ampliare le occasioni di conoscenza e favorire un accesso sempre più inclusivo e dinamico al patrimonio culturale».  «Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali – dichiara Sonia Martone, Direttrice del Museo – custodisce una delle più importanti collezioni italiane dedicate alla storia della musica e degli strumenti musicali. Iniziative come Il Suono dei Gesti consentono di valorizzare questo patrimonio attraverso linguaggi contemporanei capaci di mettere in relazione le collezioni, gli spazi del museo e il pubblico. La musica e il movimento diventano così strumenti per vivere il Museo in modo nuovo e per rafforzarne il ruolo come luogo di conoscenza, partecipazione e incontro». GESTI AL TRAMONTO è una nuova produzione multidisciplinare che debutterà in prima nazionale il 16 giugno, con replica il 17 giugno, alle ore 19.15. Lo spettacolo nasce dall’incontro tra CRDL Lab e GDO UDA Company per la danza ed Europa InCanto per la musica. In scena l’étoile Emanuela Bianchini, insieme al primo ballerino Damiano Grifoni e a trenta danzatori, dialogherà con il direttore d’orchestra Germano Neri alla guida di trenta musicisti di Europa InCanto. Ne nascerà una performance originale al tramonto in cui danza, musica dal vivo e patrimonio culturale si incontrano in un’esperienza scenica immersiva, mettendo in relazione artisti affermati e giovani interpreti all’inizio del proprio percorso professionale. OLTRE IL TRAMONTO è un progetto ideato appositamente per il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. L’iniziativa crea una relazione tra gli spazi architettonici del Museo, la luce naturale del tramonto, la musica e il movimento. Da questa interazione prende forma un percorso immersivo che accompagna il pubblico dalla performance all’aperto alla visita all’interno del Museo. Gli artisti di CRDL Lab e GDO UDA Company, insieme ai musicisti di Europa InCanto, guideranno i visitatori attraverso le sale del Museo, mettendo in dialogo il patrimonio musicale conservato nelle collezioni con il linguaggio della danza e della performance contemporanea. Una parte fondamentale del progetto è rappresentata dai laboratori di ritmo e movimento per bambini e ragazzi, che offrono occasioni di partecipazione diretta rivolte a famiglie, giovani e nuovi pubblici. Attraverso il corpo, il ritmo e la musica, i partecipanti saranno invitati a entrare in relazione con il patrimonio del Museo in modo attivo e coinvolgente. I laboratori saranno condotti dai professionisti di CRDL Lab, GDO UDA Company ed Europa InCanto, con l’obiettivo di promuovere una fruizione condivisa, accessibile e partecipata del patrimonio culturale. Tutti gli eventi saranno curati e realizzati da CRDL Lab, con la direzione artistica dell’étoile internazionale Emanuela Bianchini, ed Europa InCanto, con la direzione artistica del direttore d’orchestra Germano Neri. Per la danza prenderà parte al progetto anche la GDO UDA Company. Le realtà coinvolte, attraverso la loro esperienza nei campi della danza, della musica e della formazione, contribuiranno ad ampliare le occasioni di incontro tra il Museo e il pubblico, rafforzandone il ruolo come luogo di partecipazione, formazione e produzione culturale. «Per me Il Suono dei Gesti è un progetto molto concreto: mettere in dialogo il corpo dei danzatori con la musica dal vivo e con gli spazi del Museo. La collaborazione con l’orchestra di Europa InCanto e con Germano Neri ci permette di costruire una vera performance multidisciplinare, in cui danza e suono nascono insieme, si ascoltano e si trasformano a vicenda. È un lavoro pensato per avvicinare il pubblico a un’esperienza viva, emozionale e accessibile, dove il Museo diventa scena, memoria e luogo di creazione», afferma Emanuela Bianchini. Calendario degli appuntamenti 14 GIUGNO Ore 11.00 – 13.00Laboratori ritmo e movimento per bambiniSala auditoriumDanza e Musica – solisti del CRDL Lab, GDO UDA Company ed Europa InCanto Ore 16.00 – 19.00Prove aperte Portico del MuseoDanza e Musica – solisti del CRDL Lab, GDO UDA Company ed Europa InCanto 16 GIUGNO Ore 19.15 – 20.15Gesti al Tramonto – Spettacolo originale multidisciplinare in prima nazionaleArea Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di RomaDanza – étoile Emanuela Bianchini, primo ballerino Damiano Grifoni, solisti del CRDL Lab e GDO UDA CompanyMusica – direttore M°Germano Neri, orchestra Europa InCanto Ore 20.30

L’ANGELO E LA LUNA – edizione 2026

Torna anche quest’anno L’Angelo e la luna, il Festival di circo contemporaneo, danza, musica e teatro promosso dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, diretto da Luca Mercuri: un ciclo di eventi serali che intrecciano linguaggi contemporanei e patrimonio culturale, offrendo nuove modalità di fruizione degli spazi monumentali di Castel Sant’Angelo. Dal 2 luglio al 4 ottobre 2026, il Festival, curato da Anna Selvi, propone quindici spettacoli (quarantuno repliche) di artisti nazionali e internazionali che animeranno i molteplici ambienti del Castello: dalla Corte di Alessandro VI alla Sala Paolina, dal Bastione San Matteo alla Sala Apollo, dal Cortile dell’Angelo alla Terrazza panoramica. Attraverso spettacoli, concerti, performance itineranti, danza e circo contemporaneo, la rassegna coinvolgerà progressivamente l’intero percorso di visita, valorizzando gli spazi di Castel Sant’Angelo attraverso forme espressive capaci di mettere in relazione patrimonio, contemporaneità e nuovi pubblici. Castel Sant’Angelo è oggi sempre più un luogo di produzione culturale e di partecipazione – commenta il Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, Luca Mercuri – capace di affiancare alla visita nuove occasioni di esperienza e conoscenza. Con L’Angelo e la luna il Castello prosegue il proprio dialogo con i linguaggi della contemporaneità, offrendo nuove modalità per conoscere e vivere uno dei monumenti più significativi del patrimonio culturale italiano. La musica, il teatro, la danza e il circo contemporaneo ampliano le forme di fruizione del monumento, rafforzandone il rapporto con la città e contribuendo a coinvolgere pubblici sempre più ampi e diversificati. Il primo appuntamento (giovedì 2 luglio ore 21.00) sarà con il concerto della band Baba Yaga, fra le realtà emergenti più interessanti della scena internazionale, che con la loro musica autentica e il sound energico e virtuosistico portano a Roma il loro ultimo album dal titolo Grenzenlos, tra brani balcanici, melodie klezmer, swing vivace e jazz gitano. Segue lo spettacolo teatrale di Lorenzo Gioielli, con Marco Cavalcoli e Lorenzo Tomio dal titolo L’anima del mondo. Per Adriano imperatore, nostro contemporaneo (venerdì 10 luglio ore 21.00): un racconto reale, ma anche un omaggio poetico e musicale all’imperatore Adriano, ideatore del mausoleo da cui ebbe origine Castel Sant’Angelo. Uno spettacolo che intreccia racconto, musica e riflessione, il cui titolo evoca un principio antico, ovvero l’idea che esista una forza creatrice che non domina il mondo, ma lo plasma, lo ordina, lo rende degno di essere abitato. Non manca il consueto appuntamento per i più piccoli, a cui è dedicato lo spettacolo di danza Cuor di Coniglio (per bambini dai 6 anni in su, giovedì 16 luglio ore 21.00), una favola moderna realizzata dalla Compagnia Dimitri / Canessa che, attraverso il linguaggio del teatro fisico e della clownerie, invita a riflettere sull’accettazione di sé e delle proprie fragilità. Segnando un nuovo passaggio della consolidata collaborazione artistica di Michelangelo Lupone e Ricky Bonavita, Segni – Excursus (giovedì 23 luglio 2026 ore 21.00) porterà a Castel Sant’Angelo una serata di musica e danza contemporanea, con un’articolata regia musicale e coreografica, diverse azioni sulla scena e altrettanti personaggi che la popolano. Per cinque giorni, dal 28 al 30 luglio e ancora il 1° e 2 agosto, Il castello degli angeli ostinati, spettacolo di circo, musica e storie di ostinata meraviglia ideato dal drammaturgo circense Giacomo Costantini, tra i protagonisti del circo contemporaneo italiano, darà vita a un racconto itinerante che integra le molteplici forme espressive del circo con la musica dal vivo, il teatro e la letteratura. Il progetto è vincitore per la seconda volta del bando della Direzione Generale Spettacolo per la valorizzazione degli spettacoli dal vivo nei musei. A seguire (mercoledì 5, giovedì 6 agosto ore 19.00 e 21.45) Promenade, creazione itinerante site-specific di e con Ambra Senatore, coreografa e direttrice del Centro Coreografico Nazionale di Nantes dal 2016 al 2025, in complicità con gli interpreti. Anche questo lavoro è particolarmente adatto ai bambini dagli 8 anni in su. Nelle stesse date ma sul palcoscenico (mercoledì 5, giovedì 6 agosto ore 20.30) Ambra propone Partita, relazione giocosa fra la coreografia e la musica del compositore Jonathan Kingsley Seilman, che si dispiega sulla variazione e sull’interpretazione, tra musica, danza e parola, partendo dal pretesto della memoria. In scena anche 100 Miles – The Journey Continues (mercoledì 12 agosto 2026 ore 21.00), concerto in cui il sestetto formato da Nico Gori, Dario Cecchini, Fabrizio Savino, Cettina Donato, Dario Rosciglione e Mimmo Campanale cerca di dare risposta alla domanda: “Che musica avrebbe immaginato oggi Miles Davis, immerso nei linguaggi sonori e nelle influenze del nostro tempo?”. Da Parigi il danzatore e coreografo Gennaro Lauro, vincitore del bando Residenze 2025 e del bando CollaborAction#3 di Anticorpi XL, porta in scena, nella Sala Paolina, Mondo (mercoledì 26 agosto 2026 ore 19.00 e 21.30): epilogo del suo attuale lavoro di ricerca su ciò che egli stesso definisce la “supremazia del risultato”, la smania di compimento, il desiderio di una narrazione accurata che possa valere per sempre. Mentre dalla Svizzera arrivano i coreografi e danzatori Sasha Riva e Simone Repele, attivi da anni in un comune percorso artistico, con una coinvolgente Soirée accompagnati dal violinista Leonardo Mazzarotto (mercoledì 2 settembre 2026 ore 19.00 e 21.30). Il Festival prosegue (mercoledì 9 settembre 2026 ore 21.00) con Filippo Nigro, protagonista e regista assieme a Fabrizio Arcuri, che portano in scena un racconto di autofiction scandito da “liste di cose per cui vale la pena vivere”: questo è Every Brilliant Thing. A seguire (mercoledì 16 settembre 2026 ore 19.00 e ore 21.30) AeReA del duo Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi, progetto vincitore del Premio Hermès Danza Triennale Milano, si realizza attorno a un oggetto simbolo di appartenenza e nel contempo di separazione: la bandiera. Attraverso un approfondito studio cinetico dell’antica tradizione dello sbandieramento – pratica nata sui campi di battaglia e poi evoluta in pratica coreografica – la performance ne rielabora il codice, facendo luce sul valore simbolico della bandiera all’interno della contemporaneità. Il 23 e 24 settembre (ore 21.00) ancora due serate dedicate al grande teatro con il

Vanessa Noel – Dream Shoes

Dal 5 giugno al 6 settembre 2026 la Casa Museo Boncompagni Ludovisi diretta da Maria Giuseppina Di Monte (Commissario della mostra) ospita la mostra Vanessa Noel – Dream Shoes. La mostra, a cura di Vanessa Noel, Luca Lo Sicco e Giulia Innocentini, è realizzata in collaborazione con il Noel Shoe Museum di New York e The American University of Rome ed è patrocinata dall’Università degli Studi di Palermo, dal Dipartimento di Fisica e Chimica, dalla Camera Nazionale della Moda Italiana e dal Consorzio Interuniversitario per lo sviluppo dei Sistemi a Grande Interfase. L’esposizione propone una riflessione ampia e suggestiva sulla scarpa intesa non solo come accessorio di moda, ma come autentico oggetto culturale, capace di attraversare epoche, geografie e linguaggi, incarnando identità e visioni creative. La mostra si configura come un racconto stratificato in cui arte, artigianato e memoria prendono corpo negli spazi della Casa Museo Boncompagni Ludovisi intrecciando un dialogo muto e intimo con gli oggetti della collezione valorizzandone aspetti e dettagli. Il percorso espositivo mette in relazione una selezione delle creazioni più emblematiche della designer americana, espressione di oltre quarant’anni di carriera, con una serie di calzature storiche provenienti dalla collezione del Noel Shoe Museum, istituzione fondata dalla stessa Noel con l’intento di preservare, studiare e diffondere la cultura della calzatura nei suoi molteplici aspetti storici, artistici e socio-culturali. Ne emerge una narrazione in cui la scarpa si rivela, di volta in volta, simbolo di autorità e rappresentazione del potere, strumento di emancipazione e libertà, testimonianza di innovazioni tecniche e al contempo oggetto carico di valori estetici, artistici e simbolici. In questo dialogo tra passato e contemporaneità, tra documento storico e creazione artistica, la mostra invita il visitatore a interrogarsi sul significato profondo di un elemento apparentemente quotidiano, che nel corso dei secoli ha contribuito a definire ruoli sociali, appartenenze e immaginari collettivi. “Dimmi quali scarpe indossi e ti dirò chi sei” diventa così non solo una suggestione evocativa, ma una chiave di lettura attraverso cui comprendere la relazione tra individuo e rappresentazione di sé. Dream Shoes vuole valorizzare il design della calzatura focalizzando l’attenzione sul Made in Italy e riconoscendo alla calzatura non solo i suoi aspetti storici e socio-culturali ma un vero statuto di forma d’arte. La mostra si rivolge a un pubblico ampio e trasversale, con particolare attenzione alle nuove generazioni, proponendo un’esperienza capace di coniugare conoscenza e coinvolgimento, tradizione e contemporaneità. Con questa iniziativa, la Casa Museo Boncompagni Ludovisi rinnova la propria vocazione a essere luogo di ricerca e valorizzazione dei linguaggi della moda e delle arti applicate, offrendo uno spazio di confronto in cui la dimensione estetica si intreccia con quella storica e culturale. Inaugurazione: 5 giugno ore 11.00-19.30 Comunicato stampa

CAMBELLOTTI. TUTTO DIVENTA FORMA

Dal 20 maggio 2026 riaprono al pubblico a Castel Sant’Angelo le Sale Cambellotti – la Sala delle Colonne, la Sala dei Reparti d’Assalto e la Sala della Cavalleria – decorate da Duilio Cambellotti tra il 1925 e il 1926 per accogliere le bandiere dei reggimenti disciolti al termine della Prima Guerra Mondiale. La riapertura di questi ambienti, di straordinaria valenza storico-artistica, coincide con un doppio anniversario: il 150° dalla nascita dell’artista (1876–1960) e il centenario della decorazione. La mostra Cambellotti. Tutto diventa forma. Tessili e decorazione tra visione e materia, a cura di Luca Mercuri, direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, con la collaborazione scientifica dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti e sotto il coordinamento di Chiara Capulli, propone una nuova lettura del percorso formativo dell’artista. L’esposizione mette in dialogo le volte dipinte con una selezione di opere provenienti dall’Archivio – sculture, tempere, disegni, manifesti – affiancate dai tessili appartenuti all’artista, donati a Castel Sant’Angelo da Francesco Tetro ed esposti al pubblico dopo il loro restauro. «La riapertura delle Sale Cambellotti rappresenta una nuova tappa nel percorso di progressiva restituzione al pubblico di spazi storici di Castel Sant’Angelo, dopo l’apertura dell’Appartamento del Castellano e del Passetto di Borgo» – dichiara Luca Mercuri, direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma. «Questo progetto si inserisce inoltre nel lavoro avviato con la mostra Castel Sant’Angelo 1911–1925. L’Alba di un Museo, dedicata alla stagione delle grandi esposizioni retrospettive che contribuirono alla nascita del Museo nazionale di Castel Sant’Angelo, nell’ambito delle celebrazioni del cinquantenario dell’Unità d’Italia, il cui manifesto era proprio opera di Duilio Cambellotti. Oggi torniamo sull’artista con un progetto volutamente raccolto e costruito in dialogo diretto con le sale da lui decorate, più vicino a un racconto di formazione e di immagini che a una tradizionale mostra monografica. Le stoffe donate da Francesco Tetro, esposte al pubblico dopo un accurato intervento di restauro, permettono inoltre di entrare nel laboratorio visivo di Cambellotti e di leggere la sua formazione attraverso materiali, suggestioni e geografie che hanno alimentato il suo immaginario decorativo». «Questa mostra dimostra quanto il dialogo tra istituzioni culturali e la collaborazione tra pubblico e privato possano generare progetti capaci di ampliare concretamente la conoscenza e la fruizione del patrimonio» – dichiara Massimo Osanna, Direttore generale Musei. «La donazione dei tessili appartenuti a Cambellotti consente infatti di arricchire il racconto delle sale in modo coerente con il luogo che le ospita, restituendo al pubblico non soltanto ambienti straordinari, ma anche il processo creativo che li ha generati. Allo stesso tempo, il progetto conferma l’attenzione della Direzione generale Musei verso forme di accessibilità sempre più ampie e diversificate, con particolare attenzione all’accessibilità cognitiva e sensoriale, capaci di favorire la partecipazione e l’esperienza del patrimonio culturale anche all’interno di contesti monumentali storici particolarmente complessi». «La riapertura delle Sale Cambellotti a Castel Sant’Angelo consente di accedere nuovamente ai cicli decorativi realizzati dall’artista. Questa mostra permette di cogliere la continuità tra la dimensione monumentale delle sale e la ricerca più intima e quotidiana che emerge nei disegni, nei progetti e nelle sculture conservati dall’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti. Accanto alle opere, trovano spazio anche gli elementi che hanno alimentato il suo immaginario, come stoffe e ceramiche da lui collezionate, attraverso cui Cambellotti ha costruito un linguaggio unico e riconoscibile, capace ancora oggi di parlare al presente», sottolinea il Comitato scientifico dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti. UN AUTODIDATTA TRA EPOCHE E GEOGRAFIE Nel 1940 Duilio Cambellotti si definì con sobrietà “un autodidatta”. Figura centrale delle arti decorative in Italia, costruì il proprio linguaggio per assorbimento continuo: dalle ceramiche raccolte a Costantinopoli ai ricami di sete cinesi, fino ai motivi geometrici della moda parigina degli anni Venti. Senza aderire a scuole, attraversò epoche e geografie diverse, traducendo storia e natura in un repertorio di forme essenziali – l’albero, lo scudo, il cavallo – che ricorrono in tutta la sua produzione. Nelle sale di Castel Sant’Angelo questa visione trova la propria sintesi: fronde e cavalli, panoplie e vessilli, drappi e bandiere appartengono al medesimo ordine. Non c’è gerarchia tra natura e guerra: tutto diventa ornamento. I TESSILI, PER LA PRIMA VOLTA ESPOSTI Nella Sala delle Colonne, sotto la corona d’alloro dipinta a trompe-l’œil, i due piani della mostra si incontrano senza sovrapporsi: le opere dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti dialogano con la decorazione della volta, mentre i tessili, tra cui le stoffe anatoliche acquistate a Costantinopoli nel 1898, testimoniano la ricerca silenziosa da cui quel linguaggio è nato. Sono le tracce di un apprendimento condotto fuori dalle accademie, di un autodidatta che guarda il mondo e lo restituisce trasformato. PAESAGGI SONORI Il percorso espositivo è accompagnato da due composizioni sonore concepite come paesaggi immersivi articolati su piani distinti. Il primo nasce dalla fusione di una texture elettroacustica – ottenuta dal suono del violoncello eseguito in sautillé, con arco leggero e balzato – e di elementi elettronici astratti e armonici. Il secondo è costruito a partire da suoni naturali: bandiere mosse dal vento, cavalli al galoppo, nitriti e sbuffi, trasformati attraverso un riverbero spaziale che restituisce una percezione lontana e immersiva, proveniente da un ambiente ampio e sospeso nel tempo. ACCESSIBILITÀ Tenendo conto delle caratteristiche architettoniche del monumento, che rendono alcuni ambienti di Castel Sant’Angelo non agevolmente accessibili alle persone con difficoltà motoria, l’esposizione sarà visitabile anche attraverso un virtual tour immersivo consultabile sui propri dispositivi. L’attenzione all’accessibilità costituisce inoltre un elemento centrale del progetto espositivo. In collaborazione con Handy Systems Onlus, al percorso visivo della mostra si affiancano i paesaggi sonori, la riproduzione tridimensionale di alcuni elementi decorativi delle sale e la traslitterazione in Braille dei contenuti, con l’obiettivo di restituire al visitatore anche un’esperienza tattile e sonora dell’esposizione. UNA FORMAZIONE, UN’IDENTITÀ La mostra propone Cambellotti come figura esemplare di un’Italia che costruisce la propria identità visiva attraverso l’incontro con l’altro, la pratica delle arti applicate e la tensione costante tra forma e significato. È inserita nel cartellone delle iniziative per la Giornata Nazionale del

ECHI DI PALAZZO. Concerti

Rassegna di spettacoli dal vivo ECHI DI PALAZZOCinque concerti alla Casa Museo Boncompagni Ludovisi tra storia, musica e memoria 23 maggio – 26 settembre 2026a cura del Centro di Cultura Domus Danae APS Dal 23 maggio al 26 settembre 2026 la Casa Museo Boncompagni Ludovisi, diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma guidata da Luca Mercuri, ospita Echi di Palazzo, una rassegna musicale di straordinario prestigio che, attraverso cinque appuntamenti concertistici, accompagnerà il pubblico in un affascinante viaggio sonoro nella storia della famiglia Boncompagni – Ludovisi, dalla seconda metà del Cinquecento fino al Novecento. Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, artistico e culturale della Casa Museo, trasformandola in uno spazio vivo di incontro tra musica, arti decorative, costume e memoria. Le sale del museo diventeranno così un palcoscenico d’eccezione, capace di restituire al pubblico le atmosfere, i fasti e le suggestioni di una delle più importanti famiglie nobiliari italiane. La rassegna si distingue per l’originalità del suo impianto artistico: strumenti storici quali archi, clavicembalo, flauti, arpa e percussioni dialogheranno con sonorità contemporanee, in particolare quelle del sassofono, in un percorso musicale che attraversa oltre quattro secoli di storia. Un ponte ideale tra passato e presente, tra tradizione e innovazione. Particolare rilievo sarà dedicato alla figura di Wolfgang Amadeus Mozart, legata alla storia della famiglia Boncompagni – Ludovisi e al celebre concerto che il giovane compositore tenne a Roma nel 1770 presso Palazzo Altemps. La rassegna intende inoltre rendere omaggio al mecenatismo del Cardinale Ignazio Gaetano Boncompagni – Ludovisi, protagonista della vita culturale romana del Settecento. Ad arricchire ulteriormente il programma, la presenza di Sandro Cappelletto, autorevole storico della musica, che accompagnerà alcuni concerti con letture e approfondimenti, offrendo al pubblico preziose chiavi di ascolto. Echi di Palazzo rappresenta un progetto di alto valore culturale, capace di coniugareeccellenza artistica, divulgazione e valorizzazione del patrimonio. La Casa Museo Boncompagni Ludovisi non sarà semplice cornice degli eventi, ma protagonista essa stessa di una narrazione che intreccia musica, storia e identità. L’incontro tra i capolavori del repertorio europeo, gli ambienti museali e le arti performative trasformerà ogni concerto in un’esperienza immersiva, restituendo al pubblico il senso profondo della continuità culturale tra le epoche. Una rassegna che conferma la vocazione della Casa Museo quale luogo di interpretazione, reinvenzione e dialogo con il pubblico contemporaneo, nel segno della grande tradizione culturale della famiglia Boncompagni – Ludovisi. Il programma Ad inaugurare la rassegna, in occasione della Notte dei Musei del 23 maggio, sarà il prestigioso Quartetto Guadagnini, una delle formazioni cameristiche più apprezzate a livello internazionale, con un programma dedicato al repertorio del Settecento e dell’Ottocento, con particolare attenzione a Mozart. Il secondo appuntamento, previsto per il 20 giugno, vedrà protagonista il raffinato Duo Nova – Castini (flauto e arpa), con un concerto dedicato alle musiche da ballo del Cinquecento e del Seicento che animavano i ricevimenti nobiliari dell’epoca. L’esecuzione sarà impreziosita dalla partecipazione della Compagnia Italiana di Teatro e Danza, i cui artisti, in abiti storici, sfileranno e danzeranno sulle note delle melodie rinascimentali e barocche. Il 17 luglio il terzo concerto sarà affidato all’eclettico Apeiron Sax Quartet, che proporrà una suggestiva rilettura delle musiche del Settecento e di Mozart attraverso le sonorità moderne del sassofono, in un dialogo originale tra epoche e linguaggi musicali. Il quarto appuntamento (13 settembre) sarà dedicato alla musica contemporanea con il celebre ensemble di percussioni Ars Ludi, insignito del Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2022, che guiderà il pubblico nel cuore delle sperimentazioni sonore del Novecento. Il 26 settembre chiuderà la rassegna il coinvolgente Neos Saxophone Ensemble, doppio quartetto di sassofoni che offrirà un ideale compendio dell’intero percorso, dal repertorio settecentesco fino alle espressioni musicali contemporanee. Gli orari degli eventi saranno indicati e diffusi sul sito web dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma e sui canali social della Casa Museo Boncompagni Ludovisi. Comunicato stampa

I martedì alla Casa Museo Mario Praz

Riprendono per il 2026 le aperture straordinarie della Casa Museo Mario Praz. Dal 9 giugno al 21 luglio il museo apre anche di martedì, dalle ore 13:00 alle ore 19:00 (ultimo biglietto ore 18:00), secondo il seguente calendario:  Martedì 9 giugnoMartedì 16 giugnoMartedì 23 giugnoMartedì 30 giugnoMartedì 7 luglioMartedì 14 luglioMartedì 21 luglio I biglietti sono acquistabili on line su www.museiitaliani.it, tramite l’app Musei Italiani oppure presso il totem automatico in sede.

Roberto Ferri. La forza del corpo

Dal 27 aprile al 19 luglio 2026 la Casa Museo Hendrik Christian Andersen presenta la mostra Roberto Ferri. La forza del corpo, curata da Diletta Branchini. Il progetto espositivo intende tematizzare la questione della rappresentazione visiva del corpo, nei suoi aspetti figurativi, estetici, etici e ideologici, attraverso il confronto tra le opere di Hendrik Christian Andersen, programmaticamente ispirate a un ideale eroico e canonico che voleva farsi normativamente moderno, e i dipinti dell’artista Roberto Ferri (Taranto, 1978), che torna a misurarsi con il problema oggi più che mai attuale e controverso della corporeità, lacerata tra la sopravvivenza di un modello ideale e i segni, o i sogni, inquietanti di una metamorfosi che la minaccia e ne prospetta una dimensione ambigua e spesso oscura. In un’epoca in cui il dibattito sul problema del nostro aspetto corporeo torna ad accendersi cocente, tra istanze diverse e opposte, dalle esaltazioni consumistiche alle censure e i rischi del body shaming, la mostra aspira a sollevare interrogativi che muovono da prospettive complementari, tanto più se possiamo ancora dar credito a Merleau-Ponty, per il quale “il corpo non può essere paragonato all’oggetto fisico, ma piuttosto all’opera d’arte”. Cosa è allora lecito rappresentare del corpo e, soprattutto, quali corpi sono oggi rappresentabili? In quali forme? In quali contesti? E per converso, in che termini il tema del corpo e della nudità ci consente di mettere allo scoperto alcune questioni – anche quelle più imbarazzanti – che toccano da vicino il ruolo della cultura e delle arti visive contemporanee? Il “corpo a corpo” tra le opere di Hendrik Andersen, animate da un’utopia apparentemente anacronica, e la pittura lucidamente visionaria e tempestivamente provocatoria di Roberto Ferri può dunque profilarsi come un’opportunità per fornire a quella riflessione sul destino odierno della rappresentazione della nostra corporeità un’inedita occasione critica, tutt’altro che semplicemente accademica. Il progetto di mostra prevede l’esposizione di un nucleo di opere pittoriche di Roberto Ferri, realizzate nel corso degli ultimi dieci anni, nel salone del piano terreno e nel salone centrale del secondo piano, oltre a una selezione di disegni e studi preparatori dello stesso artista. Si ringrazia Liquid Art System. Inaugurazione 27 aprile dalle ore 17.30 alle ore 19.30  Comunicato stampa