Trio Armonico – Ritratti italiani. Concerto alla Casa Museo Mario Praz

TRIO ARMONICO RITRATTI ITALIANI Concerto per clarinetto, violino e chitarra Marco Bonfigli, clarinetto Simone Salvatori, chitarra Gian Marco Bonfigli, violino 7 agosto ore 21.00 PROGRAMMA Ouverture da “La Gazza ladra” di G. Rossini per clarinetto, violino e chitarra “Capriccio n. 13” per violino solo di N. Paganini “Sonata concertata” di N. Paganini per violino e chitarra “Ricordando il Commissario Montalbano” di F. Piersanti per clarinetto e chitarra “Nightclub 1960” di A. Piazzolla per clarinetto, violino e chitarra Cinema fantasia per clarinetto, violino e chitarra: “La strada” di N.Rota – “Mission” di E. Morricone – “Cinema Paradiso” di E. Morricone Il concerto è incluso nel biglietto di ingresso al museo fino a esaurimento posti. I biglietti sono acquistabili on line sulla piattaforma Musei Italiani o in sede tramite il totem abilitato POS. La Casa Museo chiuderà alle ore 23:00 (ultimo ingresso ore 22:15).
#domenicalmuseo – 2 agosto

Domenica 2 agosto torna l’appuntamento con la #domenicalmuseo, che prevede l’ingresso gratuito in tutti i musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali. L’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma aderisce all’iniziativa del Ministero della Cultura con i seguenti musei e orari: Castel Sant’Angelo(9.00 – 19.30 / ultimo ingresso ore 18.30)Non è prevista la prenotazione. I biglietti gratuiti si ritireranno direttamente in sede.(A partire dalle ore 19.00 sarà possibile accedere al Castello per l’apertura straordinaria serale, con bigliettazione ordinaria (18 euro, salvo riduzioni e gratuità di legge). L’ingresso serale sarà consentito fino alle ore 22.30. Allo stesso costo del biglietto ordinario (18 euro), alle ore 19.30 e alle ore 21.30 sarà inoltre possibile assistere allo spettacolo circense itinerante “Il Castello degli angeli ostinati”, ideato e curato da Giacomo Costantini, scegliendo al momento dell’acquisto la formula “biglietto + spettacolo”, fino a esaurimento dei posti disponibili. Per acquistare on line o presso la biglietteria in sede) Pantheon(9.00 – 23.00 / ultimo ingresso ore 22.30)Non è prevista la prenotazione. I biglietti gratuiti si ritireranno direttamente in sede. Casa Museo Hendrik Christian Andersen(9.30 – 19.30 / ultimo ingresso ore 18.45)Non è prevista la prenotazione. Non sono ammessi gruppi.I biglietti gratuiti si ritireranno direttamente presso il totem automatico in sede. Casa Museo Boncompagni Ludovisi(9.00 – 19.30 / ultimo ingresso ore 18.30)È possibile effettuare la prenotazione on-line (www.museiitaliani.it o app Musei Italiani) oppure ritirare i biglietti cartacei gratuiti presso il totem automatico in sede. Casa Museo Mario Praz(Ingressi per gruppi di max 12 persone. Visite di 45 minuti circa, con inizio alle ore 9.00 e ultima visita alle ore 18.00)Prenotazione obbligatoria (www.museiitaliani.it o app Musei Italiani) Museo Nazionale degli Strumenti Musicali(9.30 – 19.30 / ultimo ingresso ore 18.30)È possibile effettuare la prenotazione on-line (www.museiitaliani.it o app Musei Italiani) oppure ritirare i biglietti cartacei gratuiti presso il totem automatico in sede. Museo Giacomo Manzù(9.00 – 19.30 / ultimo ingresso ore 19.00)È possibile effettuare la prenotazione on-line (www.museiitaliani.it o app Musei Italiani) oppure ritirare i biglietti cartacei gratuiti presso il totem automatico in sede. Casa Pasolini(9.00 – 14.00 / ultimo ingresso ore 13.30)Prenotazione obbligatoria (www.museiitaliani.it o app Musei Italiani)
Ferragosto al museo 2026

In occasione della festività di Ferragosto, i musei dell’Istituto saranno regolarmente aperti al pubblico. Nelle giornate di sabato 15 e domenica 16 agosto sarà possibile visitare con i consueti orari e modalità di visita: Castel Sant’Angelo(9.00 – 19.30 / ultimo ingresso ore 18.30) Pantheon(9.00 – 23.00 / ultimo ingresso ore 22.30) Casa Museo Hendrik Christian Andersen(9.30 – 19.30 / ultimo ingresso ore 18.45) Casa Museo Boncompagni Ludovisi(9.00 – 19.30 / ultimo ingresso ore 18.30) Casa Museo Mario Praz(Ingressi per gruppi di max 12 persone. Visite di 45 minuti circa, con inizio alle ore 9.00 e ultima visita alle ore 18.00) Museo Nazionale degli Strumenti Musicali(9.30 – 19.30 / ultimo ingresso ore 18.30) Museo Giacomo Manzù(9.00 – 19.30 / ultimo ingresso ore 19.00) Casa Pasolini(sabato 10.00 – 18.00 /ultimo ingresso ore 17.30 e domenica 9.00 – 14.00 / ultimo ingresso ore 13.30) Per ulteriori informazioni:https://cultura.gov.it/evento/ferragosto-al-museo-2026
Ercolano. L’arte di vivere

Reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico, oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C., un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, insieme ad alimenti, reperti organici, stoviglie, arredi e utensili d’uso quotidiano. Dal 22 luglio 2026 Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali a Ercolano. L’arte di vivere, la mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata per sempre dall’eruzione del Vesuvio. L’esposizione è a cura di Massimo Osanna, Capo Dipartimento Attività Culturali del Ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, e di Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il progetto nasce dalla felice collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il Parco archeologico di Ercolano. L’esperienza della mostra Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità, presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, costituisce il punto di partenza di un nuovo progetto espositivo, completamente ripensato per gli spazi monumentali della Mole Adriana. Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, ed è arricchito da una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra. Il percorso si apre con una straordinaria Wunderkammer, una «camera delle meraviglie» ispirata alle celebri raccolte rinascimentali. Vi sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Come nelle originarie camere delle meraviglie, l’obiettivo non è soltanto esporre, ma suscitare stupore. Il visitatore entra quindi nel cuore dell’evento che ha segnato il destino di Ercolano: una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour. Accanto alla tradizione resa celebre da Pierre-Jacques Volaire, la tempera di Giacomo e Antonio Baseggio (1784), la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (1822) di Joseph Rebell e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad restituiscono il fascino del sublime che attirò a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa. Dal mito alla strada: la mostra ricostruisce poi, con installazioni audiovisive e reperti archeologici, la città viva, con le sue botteghe e i thermopolia, luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Il percorso entra quindi nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa: mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi restituiti dagli scavi – documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi. Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della Campania antica – Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati del suo tempo – e al tempo stesso ponte verso il divino nel culto di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale. Gran finale nella sala dei banchetti, dove una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum, prandium e cena – tra campanelli in bronzo, vasellame in vetro, bronzo e argento e l’oggetto forse più peculiare della mostra: la larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio. La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso questo patrimonio eccezionale grazie al dialogo tra reperti archeologici, installazioni multimediali e ambientazioni immersive. La colata piroclastica che investì Ercolano nel 79 d.C. ha preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando una catastrofe in una straordinaria fonte di conoscenza e restituendo una documentazione unica sulle pratiche alimentari, le attività lavorative, la cura del corpo, le relazioni sociali nel mondo romano antico. «Con questa iniziativa – commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra – Castel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità, capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio attraverso nuovi percorsi di visita. Per Castel Sant’Angelo è motivo di particolare soddisfazione dare vita a un progetto espositivo che mette in relazione due realtà di straordinario valore e propone ai visitatori un’esperienza culturale ricca e originale. Si inserisce inoltre in una programmazione culturale sempre più ampia e diversificata che, attraverso mostre, eventi e iniziative, conferma il Castello come un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti.» «Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana – commenta Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività Culturali e curatore della mostra –. Le particolari condizioni di conservazione determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per
Ray Pitrè. Mediterranean Souls – Anime mediterranee

Dal 25 luglio al 22 settembre 2026, la Casa Museo Hendrik Christian Andersen, diretta da Maria Giuseppina Di Monte, Commissario della mostra, e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma guidata da Luca Mercuri, ospita nello spazio espositivo del secondo piano, la mostra Ray Pitrè. Mediterranean souls – Anime mediterranee, a cura di Sandro Debono e con la collaborazione di Veronica Brancati. Il progetto espositivo è promosso e organizzato dall’Ambasciata della Repubblica di Malta in Italia ed è realizzato con il sostegno del Culture Diplomacy Fund del Ministero degli Affari Esteri e Europei della Repubblica di Malta e il sostegno di Arts Council Malta. La prima mostra internazionale postuma dedicata a Ray Pitrè (1940–2024) propone una rilettura del contributo dell’artista maltese alla storia dell’arte del Novecento. L’esposizione si concentra su una selezione di ritratti e fisionomie che tracciano il percorso creativo dell’artista, dagli anni settanta agli anni novanta. La scelta curata di opere inedite proviene dalla collezione di famiglia. La mostra presenta opere su carta, dipinti su supporto ligneo e tela oltre ad un diario personale dell’artista al quale corrispondono una scelta di acquerelle e tecnica mista su fogli tagliati dal diario. L’assieme racconta un lato poco conosciuto dell’artista maltese, esponente dell’arte povera sull’isola ma spesso riconosciuto come ritrattista d’eccezione grazie al suo repertorio essenzialmente classico. Le opere in mostra raccontano il lato più personale e profondo dell’artista. Artista, scultore, scrittore e tra i più importanti ritrattisti di Malta, Pitrè si riconosce nell’uomo meridionale Europea. La sua sensibilità mediterranea, plasmata da una stratificazione culturale, di memoria e di complessità si narra attraverso la sua pennellatura fitta ed intensa, colori densi ed impastati che modellano fisionomie che mettono in dialogo permanenza e fragilità, costruzione ed erosione, presenza materiale e dimensione interiore. Attraverso superfici sovrapposte, segni essenziali e processi di progressiva decostruzione dell’immagine, l’artista affronta temi universali quali il trauma, la memoria, la mortalità e la condizione umana. I ritratti anonimi degli anni Sessanta rappresentano le prime riflessioni di Pitrè sulla figura umana. Nel corso del tempo queste immagini si trasformano progressivamente in presenze frammentate e stratificate, come se l’artista pelasse strato dopo strato per arrivare all’essenziale, fino a diventare uno scavo psicologico. La fisionomia non è più semplice rappresentazione, ma diventa una superficie attraverso cui l’artista cerca di raggiungere ciò che egli stesso definiva i propri “demoni interiori”. In questa ricerca incessante emerge una visione dell’identità profondamente mediterranea. Diventano anime, frutto di un’accumulazione incessante di tensioni e trasformazioni. La mostra porta alla riscoperta di un aspetto poco noto dell’opera di Ray Pitrè, lontano dalla produzione ufficiale dei ritratti su commissione che gli valse notorietà nazionale. Riunendo lavori in gran parte inediti, documenti personali e materiali di studio, il progetto restituisce la complessità di una figura centrale della cultura maltese contemporanea e invita a riflettere sul rapporto tra memoria individuale, identità mediterranea ed esperienza universale dell’essere umano. Ray Pitrè (1940–2024) è stato uno dei più importanti artisti maltesi del secondo Novecento. Attivo nei campi della pittura, del disegno, della scultura e della scrittura, ha sviluppato una ricerca incentrata sulla condizione umana, la memoria e il trauma, attraverso linguaggi che spaziano dal ritratto all’assemblaggio sperimentale. Tra i primi interpreti dell’Arte Povera a Malta, ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia nel 1999 e ha esposto in vari sedi internazionali. Accanto alla sua celebre attività di ritrattista ufficiale, ha realizzato un corpus di opere profondamente personali che ne testimoniano la costante riflessione sull’identità, sul paesaggio mediterraneo e sull’esperienza umana. Inaugurazione: 25 luglio ore 17.30 Comunicato stampa
Fuochi sul Tevere: Roma attraverso gli occhi di Kanutas Ruseckas

Fino al 22 novembre 2026 l’appartamento del Castellano a Castel Sant’Angelo ospita la mostra “Fuochi sul Tevere: Roma attraverso gli occhi di Kanutas Ruseckas”. Promossa e realizzata dal Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, in collaborazione con il Lithuanian National Museum of Art, l’esposizione è inserita nell’ambito dell’Anno culturale Lituania–Italia 2026 e sarà aperta al pubblico fino al 22 novembre 2026. L’iniziativa intende valorizzare i rapporti culturali tra Italia e Lituania, offrendo una nuova chiave di lettura della storia di Castel Sant’Angelo e di Roma, nonché del fascino che il monumento e la città hanno esercitato sugli artisti europei nel corso dei secoli. La mostra presenta una selezione di dipinti di Kanutas Ruseckas, uno dei più importanti artisti lituani del XIX secolo e uno dei principali rappresentanti della pittura romantica. Ruseckas fu tra i fondatori della comunità di artisti lituani e polacchi residenti a Roma. Egli credeva che questa terra, cinta dagli allori della gloria passata e segnata dalle tracce dell’eroismo, sarebbe stata per loro una stella guida. Le opere esposte provengono dal Lithuanian National Museum of Art e sono inserite nel percorso museale di Castel Sant’Angelo dedicato alla tradizione della Girandola, con il quale entrano in dialogo. I dipinti evidenziano infatti lo sguardo che l’artista lituano rivolse a Roma nel corso del suo soggiorno italiano, dove immortalò le vestigia capitoline come il Colosseo, e uno degli eventi più celebri della vita cittadina romana: la Girandola di Castel Sant’Angelo. Organizzata ogni anno il 29 giugno in onore dei Santi Pietro e Paolo, lo spettacolo pirotecnico – fin dall’epoca rinascimentale – ha contribuito a costruire l’immaginario di Roma, affascinando viaggiatori, artisti e visitatori provenienti da tutta Europa. Castel Sant’Angelo viene dipinto da Ruseckas da un punto di osservazione situato presso lo scomparso Porto Leonino, costruito da Papa Leone XII nel 1827 sulla riva destra del Tevere, nei pressi del Vaticano. L’effetto è così vivido da far percepire non solo le fontane di fuoco che si innalzano dal castello nel cielo notturno di Roma, ma quasi anche il fragore dei fuochi d’artificio che accompagna lo spettacolo.
I SEGNI E LE STORIE. Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento.

A Castel Sant’Angelo apre al pubblico il Bastione di San Marco con la mostra “I segni e le storie – Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento” Roma, 26 giugno 2026 – È aperta al pubblico da ieri, 25 giugno, la mostra “I segni e le storie – Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento”, allestita nel Bastione di San Marco a Castel Sant’Angelo, uno spazio che entra da oggi nel percorso di visita del Monumento. Promossa e realizzata dal Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Roma e con l’organizzazione di Civita Mostre e Musei, l’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 13 settembre 2026. La mostra mette in dialogo un prezioso nucleo di documenti dell’Archivio di Stato di Roma, individuati da Franco Russo nel corso delle sue ricerche, con una selezione di coltelli storici della sua collezione e con gli spazi, le collezioni e la storia di Castel Sant’Angelo. Carte processuali, bandi, verbali e atti giudiziari, datati tra il 1611 e il 1865, raccontano episodi di cronaca, conflitti e vicende quotidiane, spesso accompagnati da sorprendenti sagome di coltelli tracciate a margine delle testimonianze: tracce che oggi dialogano con gli oggetti esposti, in particolare con gli esemplari ottocenteschi, restituendo corpo e materia a storie custodite per secoli negli archivi. Questo dialogo permette di osservare l’evoluzione del coltello romano, il tradizionale serratore, che conserva, pur tra adattamenti e trasformazioni, le caratteristiche già documentate nelle fonti seicentesche fino all’Unità d’Italia. Allo stesso tempo, le ricerche condotte sui documenti dell’Archivio di Stato di Roma restituiscono uno spaccato della vita quotidiana nella Roma papale: dai verbali dei tribunali emerge il racconto della strada, con le sue tensioni, i conflitti e gli episodi di sopraffazione; dai bandi, il punto di vista delle autorità. Dallo scarto tra queste due prospettive nasce una delle chiavi di lettura più significative della mostra, che mette in luce il rapporto tra cultura materiale, norme e identità collettiva. Vite comuni, questioni d’onore, episodi di violenza, trasgressioni e necessità compongono così una narrazione corale della Roma popolare, restituendo il volto meno ufficiale della città e uno sguardo ravvicinato su uomini e donne spesso assenti dai grandi racconti storici. Castel Sant’Angelo non è soltanto la cornice della mostra, ma uno dei suoi protagonisti: nelle sue prigioni furono rinchiusi molti personaggi simili a quelli descritti nei documenti. Tra le figure che accompagnano il percorso espositivo vi è il brigante Antonio Gasbarrone, guida simbolica di un’epoca di tensioni e contraddizioni, evocato dalla porta originale di una cella del Castello – restaurata per l’occasione – e dalle incisioni di Bartolomeo Pinelli, tra i più significativi interpreti della Roma ottocentesca. A suggellare questo legame tra luogo e racconto, un pugnale delle collezioni di Castel Sant’Angelo si aggiunge ai materiali esposti, creando un collegamento ideale con Panopliae, la mostra allestita nell’Armeria Superiore: se questa racconta le armi legate alla guerra e alle corti, I segni e le storie restituisce la dimensione quotidiana dei conflitti. Due percorsi complementari che trovano in Castel Sant’Angelo il contesto ideale per riflettere sul rapporto tra violenza, controllo sociale e convivenza civile. Al centro del progetto restano le fonti archivistiche: grazie alla collaborazione tra Castel Sant’Angelo e l’Archivio di Stato di Roma, documenti normativi e processuali diventano strumenti per comprendere la complessità della società romana tra età moderna e contemporanea, ben oltre la loro funzione amministrativa. I segni e le storie è così un invito a leggere tra le righe della storia, osservando da vicino le tracce di uomini e donne spesso dimenticati dalle narrazioni ufficiali, e a riscoprire, nelle pieghe della memoria archivistica, la complessità di una città e della sua umanità. Comunicato stampa
PANOPLIӔ. Armi, ingegno e potere a Castel Sant’Angelo

Castel Sant’Angelo inaugura la mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere e riapre le Sale Farnesiane Dal 20 giugno 2026 Castel Sant’Angelo presenta due importanti novità nel percorso di visita: l’apertura della mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere a Castel Sant’Angelo, dedicata alle collezioni di armi storiche del museo, e la riapertura al pubblico delle Sale Farnesiane, con un nuovo allestimento che ricrea l’atmosfera e le funzioni di un appartamento papale rinascimentale. La mostra: Panopliæ. Armi, ingegno e potere La mostra, a cura di Luca Mercuri, direttore dell’istituto, e di Mario Scalini, studioso di armi antiche e già dirigente del Ministero della Cultura, nasce per riportare alla luce un importante patrimonio conservato per lungo tempo nei depositi del museo. Dopo un’ampia campagna di ricognizione, studio e restauro, una prima selezione delle armi storiche del museo è ora nuovamente a disposizione del pubblico. Il ritorno delle armi è anche un ritorno a casa: in occasione di Panopliæ, infatti, le armi tornano negli ambienti che furono allestiti come Armeria agli esordi del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, restituendo a questi spazi una funzione profondamente legata alla storia del Castello e delle sue collezioni. Nato come mausoleo dell’imperatore Adriano e trasformato nei secoli in fortezza, residenza papale, prigione di Stato e presidio militare per poi diventare Museo Nazionale nel 1925, Castel Sant’Angelo è il luogo ideale per accogliere questo racconto. Le collezioni si sono formate nel corso del Novecento attraverso acquisizioni, donazioni e trasferimenti da altri istituti. Tra gli apporti più significativi figurano la raccolta del collezionista Umberto Zanvettori, acquisita nel 1927, i pezzi provenienti dal conoscitore Remo Fedi negli anni Trenta e Quaranta del Novecento e numerosi manufatti giunti da Palazzo Venezia, dal Bargello, dal Museo Artistico Industriale di Roma e da Capodimonte. Il percorso espositivo si snoda in sei sale e attraversa oltre un millennio di storia, proponendo una lettura per temi ed epoche: il mondo eroico medievale, i grandi committenti del Rinascimento, le corti e le marine del Seicento, la rivoluzione delle armi da fuoco. Tra i pezzi che il visitatore incontrerà lungo il percorso figurano gli elmi corinzi del VI e V secolo a.C., i reperti più antichi esposti; l’elmetto con visiera a ventaglia forse appartenuto a Roberto Sanseverino, condottiero al servizio della Repubblica di Venezia caduto a Calliano nel 1487, presentato accanto a una riproduzione della sua lastra tombale conservata nel Duomo di Trento; una rara Hakenbüchse tedesca del primo Cinquecento, tra le prime armi da fuoco destinate a trasformare le tecniche di guerra; le armature legate alle grandi dinastie italiane, tra cui il corsaletto da barriera del cardinale Odoardo Farnese attribuito al celebre armoraro Pompeo della Cesa e il morione della guardia personale di Pierluigi Farnese. Nella sezione dedicata alla tradizione Medici si segnala, invece, grazie al prestito del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il ricongiungimento di un petto con la croce di Malta a due pregiate manopole della collezione di Castel Sant’Angelo riconosciute e restaurate come parte di una medesima armatura realizzata per il giovane Giovan Carlo de’ Medici (1611–1663), presentata in dialogo con il suo ritratto proveniente dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi. Non mancano le armi utilizzate dalle milizie pontificie, quelle riferibili alla tradizione milanese, napoletana e veneziana, fino alla scatola del revolver donato nel 1864 a Giuseppe Garibaldi dalla scrittrice Caroline Giffard Phillipson, testimonianza dell’ammirazione che la figura di Garibaldi suscitava nel mondo anglosassone. «Panopliæ – commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma – nasce dalla volontà di restituire a Castel Sant’Angelo una delle funzioni che ne hanno caratterizzato la storia museale: le armi tornano infatti negli spazi dell’Armeria, riallacciando il legame tra le collezioni e il monumento che le ospita. La mostra è il risultato di un importante lavoro di studio, ricerca e restauro delle raccolte conservate nei depositi, oggi nuovamente accessibili al pubblico. Castel Sant’Angelo, fortezza e presidio militare al centro di vicende cruciali come il Sacco di Roma del 1527, rappresenta il contesto ideale per raccontare il mondo di corti, dinastie e conflitti cui molti degli oggetti esposti rimandano. La riapertura delle Sale Farnesiane completa questo percorso, restituendo ambienti che tornano a raccontare la propria storia attraverso il dialogo tra architetture, arredi e opere d’arte.» I restauri – condotti da Merj Nesi per l’occasione e, precedentemente, da Antonio Mignemi, Nicola Salvioli e Mari Yanagashita – hanno consentito il recupero di nuclei di grande pregio, dei quali è stata ricostruita la provenienza, restituendo alle raccolte di Castel Sant’Angelo un rilievo di assoluto significato anche in un contesto di straordinaria ricchezza quale è Roma. La riapertura delle Sale Farnesiane Contestualmente riaprono al pubblico le Sale Farnesiane, parte dell’appartamento fatto realizzare da papa Paolo III Farnese negli anni Quaranta del Cinquecento. Le sale sono state oggetto di interventi conservativi, di ritinteggiatura e di un nuovo allestimento. Nelle sale di Amore e Psiche e del Perseo che affiancano la sala di maggior rappresentanza – la Sala Paolina – si è voluta rievocare la funzione originaria degli ambienti all’interno dell’appartamento papale. Arredi, dipinti e oggetti d’epoca ricostruiscono l’atmosfera di una residenza rinascimentale, restituendo alle stanze la loro identità storica, concependo gli spazi come period rooms secondo i più moderni criteri museografici. La Sala di Amore e Psiche, tradizionalmente interpretata come camera da letto del pontefice, è oggi allestita come una camera rinascimentale: al centro si trova un grande letto da pompa in noce di manifattura romana con stemma Farnese, affiancato da un inginocchiatoio per la preghiera privata, un leggio, un tabernacolo con crocifisso e una cassettiera in radica di noce. Alle pareti figurano opere di grande pregio come Il Bagno di Dosso Dossi e la Giovane donna con unicorno di Luca Longhi, nella quale molti riconoscono i tratti di Giulia Farnese, la celebre “Giulia la Bella”, sorella di Paolo III. La Sala del Perseo, probabile studiolo privato di Paolo III, è invece dedicata alla dimensione dello studio e della rappresentazione del potere. Una copia del ritratto di Pierluigi Farnese campeggia al centro sopra una
IL SUONO DEI GESTI

Nell’ambito delle attività di valorizzazione promosse dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, diretto da Luca Mercuri, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma, diretto da Sonia Martone, presenta dal 14 al 18 giugno 2026 Il Suono dei Gesti, progetto realizzato in collaborazione con il Centro Regionale Danza Lazio (CRDL) ed Europa InCanto, dedicato al dialogo tra danza contemporanea, musica e patrimonio culturale. L’iniziativa è finanziata dalla Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura nell’ambito del bando per la valorizzazione delle attività di spettacolo dal vivo negli istituti e nei luoghi della cultura, finalizzato a promuovere nuove forme di fruizione del patrimonio attraverso il dialogo tra arti performative e musei. Il progetto esplora il rapporto tra gesto, suono e movimento, mettendo in dialogo danza contemporanea, musica dal vivo e patrimonio museale. Per cinque giorni il Museo diventerà uno spazio di incontro tra artisti, visitatori e comunità, attraverso laboratori, prove aperte e performance ideate appositamente per gli ambienti del complesso museale. Tra gli appuntamenti principali figurano Gesti al Tramonto, nuova produzione multidisciplinare presentata in prima nazionale il 16 giugno con replica il 17 giugno, e Oltre il Tramonto, percorso performativo integrato negli spazi del Museo. Danza contemporanea e musica dal vivo attraverseranno le sale, il portico, il parco e le architetture del complesso, invitando il pubblico a scoprire il patrimonio del Museo attraverso modalità di fruizione inedite e partecipative. «Progetti come Il Suono dei Gesti – commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma – testimoniano una visione del museo sempre più aperta al dialogo con la contemporaneità e con i diversi pubblici. I musei afferenti all’Istituto, di cui fa parte anche il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, sono chiamati a essere non soltanto luoghi di conservazione e ricerca, ma spazi vivi di partecipazione culturale, capaci di attivare nuove forme di relazione tra patrimonio, creatività e comunità. In questo percorso, lo spettacolo dal vivo rappresenta uno strumento particolarmente efficace per ampliare le occasioni di conoscenza e favorire un accesso sempre più inclusivo e dinamico al patrimonio culturale». «Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali – dichiara Sonia Martone, Direttrice del Museo – custodisce una delle più importanti collezioni italiane dedicate alla storia della musica e degli strumenti musicali. Iniziative come Il Suono dei Gesti consentono di valorizzare questo patrimonio attraverso linguaggi contemporanei capaci di mettere in relazione le collezioni, gli spazi del museo e il pubblico. La musica e il movimento diventano così strumenti per vivere il Museo in modo nuovo e per rafforzarne il ruolo come luogo di conoscenza, partecipazione e incontro». GESTI AL TRAMONTO è una nuova produzione multidisciplinare che debutterà in prima nazionale il 16 giugno, con replica il 17 giugno, alle ore 19.15. Lo spettacolo nasce dall’incontro tra CRDL Lab e GDO UDA Company per la danza ed Europa InCanto per la musica. In scena l’étoile Emanuela Bianchini, insieme al primo ballerino Damiano Grifoni e a trenta danzatori, dialogherà con il direttore d’orchestra Germano Neri alla guida di trenta musicisti di Europa InCanto. Ne nascerà una performance originale al tramonto in cui danza, musica dal vivo e patrimonio culturale si incontrano in un’esperienza scenica immersiva, mettendo in relazione artisti affermati e giovani interpreti all’inizio del proprio percorso professionale. OLTRE IL TRAMONTO è un progetto ideato appositamente per il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. L’iniziativa crea una relazione tra gli spazi architettonici del Museo, la luce naturale del tramonto, la musica e il movimento. Da questa interazione prende forma un percorso immersivo che accompagna il pubblico dalla performance all’aperto alla visita all’interno del Museo. Gli artisti di CRDL Lab e GDO UDA Company, insieme ai musicisti di Europa InCanto, guideranno i visitatori attraverso le sale del Museo, mettendo in dialogo il patrimonio musicale conservato nelle collezioni con il linguaggio della danza e della performance contemporanea. Una parte fondamentale del progetto è rappresentata dai laboratori di ritmo e movimento per bambini e ragazzi, che offrono occasioni di partecipazione diretta rivolte a famiglie, giovani e nuovi pubblici. Attraverso il corpo, il ritmo e la musica, i partecipanti saranno invitati a entrare in relazione con il patrimonio del Museo in modo attivo e coinvolgente. I laboratori saranno condotti dai professionisti di CRDL Lab, GDO UDA Company ed Europa InCanto, con l’obiettivo di promuovere una fruizione condivisa, accessibile e partecipata del patrimonio culturale. Tutti gli eventi saranno curati e realizzati da CRDL Lab, con la direzione artistica dell’étoile internazionale Emanuela Bianchini, ed Europa InCanto, con la direzione artistica del direttore d’orchestra Germano Neri. Per la danza prenderà parte al progetto anche la GDO UDA Company. Le realtà coinvolte, attraverso la loro esperienza nei campi della danza, della musica e della formazione, contribuiranno ad ampliare le occasioni di incontro tra il Museo e il pubblico, rafforzandone il ruolo come luogo di partecipazione, formazione e produzione culturale. «Per me Il Suono dei Gesti è un progetto molto concreto: mettere in dialogo il corpo dei danzatori con la musica dal vivo e con gli spazi del Museo. La collaborazione con l’orchestra di Europa InCanto e con Germano Neri ci permette di costruire una vera performance multidisciplinare, in cui danza e suono nascono insieme, si ascoltano e si trasformano a vicenda. È un lavoro pensato per avvicinare il pubblico a un’esperienza viva, emozionale e accessibile, dove il Museo diventa scena, memoria e luogo di creazione», afferma Emanuela Bianchini. Calendario degli appuntamenti 14 GIUGNO Ore 11.00 – 13.00Laboratori ritmo e movimento per bambiniSala auditoriumDanza e Musica – solisti del CRDL Lab, GDO UDA Company ed Europa InCanto Ore 16.00 – 19.00Prove aperte Portico del MuseoDanza e Musica – solisti del CRDL Lab, GDO UDA Company ed Europa InCanto 16 GIUGNO Ore 19.15 – 20.15Gesti al Tramonto – Spettacolo originale multidisciplinare in prima nazionaleArea Archeologica di Santa Croce in Gerusalemme, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di RomaDanza – étoile Emanuela Bianchini, primo ballerino Damiano Grifoni, solisti del CRDL Lab e GDO UDA CompanyMusica – direttore M°Germano Neri, orchestra Europa InCanto Ore 20.30
L’ANGELO E LA LUNA – edizione 2026

Torna anche quest’anno L’Angelo e la luna, il Festival di circo contemporaneo, danza, musica e teatro promosso dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, diretto da Luca Mercuri: un ciclo di eventi serali che intrecciano linguaggi contemporanei e patrimonio culturale, offrendo nuove modalità di fruizione degli spazi monumentali di Castel Sant’Angelo. Dal 2 luglio al 4 ottobre 2026, il Festival, curato da Anna Selvi, propone quindici spettacoli (quarantuno repliche) di artisti nazionali e internazionali che animeranno i molteplici ambienti del Castello: dalla Corte di Alessandro VI alla Sala Paolina, dal Bastione San Matteo alla Sala Apollo, dal Cortile dell’Angelo alla Terrazza panoramica. Attraverso spettacoli, concerti, performance itineranti, danza e circo contemporaneo, la rassegna coinvolgerà progressivamente l’intero percorso di visita, valorizzando gli spazi di Castel Sant’Angelo attraverso forme espressive capaci di mettere in relazione patrimonio, contemporaneità e nuovi pubblici. Castel Sant’Angelo è oggi sempre più un luogo di produzione culturale e di partecipazione – commenta il Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, Luca Mercuri – capace di affiancare alla visita nuove occasioni di esperienza e conoscenza. Con L’Angelo e la luna il Castello prosegue il proprio dialogo con i linguaggi della contemporaneità, offrendo nuove modalità per conoscere e vivere uno dei monumenti più significativi del patrimonio culturale italiano. La musica, il teatro, la danza e il circo contemporaneo ampliano le forme di fruizione del monumento, rafforzandone il rapporto con la città e contribuendo a coinvolgere pubblici sempre più ampi e diversificati. Il primo appuntamento (giovedì 2 luglio ore 21.00) sarà con il concerto della band Baba Yaga, fra le realtà emergenti più interessanti della scena internazionale, che con la loro musica autentica e il sound energico e virtuosistico portano a Roma il loro ultimo album dal titolo Grenzenlos, tra brani balcanici, melodie klezmer, swing vivace e jazz gitano. Segue lo spettacolo teatrale di Lorenzo Gioielli, con Marco Cavalcoli e Lorenzo Tomio dal titolo L’anima del mondo. Per Adriano imperatore, nostro contemporaneo (venerdì 10 luglio ore 21.00): un racconto reale, ma anche un omaggio poetico e musicale all’imperatore Adriano, ideatore del mausoleo da cui ebbe origine Castel Sant’Angelo. Uno spettacolo che intreccia racconto, musica e riflessione, il cui titolo evoca un principio antico, ovvero l’idea che esista una forza creatrice che non domina il mondo, ma lo plasma, lo ordina, lo rende degno di essere abitato. Non manca il consueto appuntamento per i più piccoli, a cui è dedicato lo spettacolo di danza Cuor di Coniglio (per bambini dai 6 anni in su, giovedì 16 luglio ore 21.00), una favola moderna realizzata dalla Compagnia Dimitri / Canessa che, attraverso il linguaggio del teatro fisico e della clownerie, invita a riflettere sull’accettazione di sé e delle proprie fragilità. Segnando un nuovo passaggio della consolidata collaborazione artistica di Michelangelo Lupone e Ricky Bonavita, Segni – Excursus (giovedì 23 luglio 2026 ore 21.00) porterà a Castel Sant’Angelo una serata di musica e danza contemporanea, con un’articolata regia musicale e coreografica, diverse azioni sulla scena e altrettanti personaggi che la popolano. Per cinque giorni, dal 28 al 30 luglio e ancora il 1° e 2 agosto, Il castello degli angeli ostinati, spettacolo di circo, musica e storie di ostinata meraviglia ideato dal drammaturgo circense Giacomo Costantini, tra i protagonisti del circo contemporaneo italiano, darà vita a un racconto itinerante che integra le molteplici forme espressive del circo con la musica dal vivo, il teatro e la letteratura. Il progetto è vincitore per la seconda volta del bando della Direzione Generale Spettacolo per la valorizzazione degli spettacoli dal vivo nei musei. A seguire (mercoledì 5, giovedì 6 agosto ore 19.00 e 21.45) Promenade, creazione itinerante site-specific di e con Ambra Senatore, coreografa e direttrice del Centro Coreografico Nazionale di Nantes dal 2016 al 2025, in complicità con gli interpreti. Anche questo lavoro è particolarmente adatto ai bambini dagli 8 anni in su. Nelle stesse date ma sul palcoscenico (mercoledì 5, giovedì 6 agosto ore 20.30) Ambra propone Partita, relazione giocosa fra la coreografia e la musica del compositore Jonathan Kingsley Seilman, che si dispiega sulla variazione e sull’interpretazione, tra musica, danza e parola, partendo dal pretesto della memoria. In scena anche 100 Miles – The Journey Continues (mercoledì 12 agosto 2026 ore 21.00), concerto in cui il sestetto formato da Nico Gori, Dario Cecchini, Fabrizio Savino, Cettina Donato, Dario Rosciglione e Mimmo Campanale cerca di dare risposta alla domanda: “Che musica avrebbe immaginato oggi Miles Davis, immerso nei linguaggi sonori e nelle influenze del nostro tempo?”. Da Parigi il danzatore e coreografo Gennaro Lauro, vincitore del bando Residenze 2025 e del bando CollaborAction#3 di Anticorpi XL, porta in scena, nella Sala Paolina, Mondo (mercoledì 26 agosto 2026 ore 19.00 e 21.30): epilogo del suo attuale lavoro di ricerca su ciò che egli stesso definisce la “supremazia del risultato”, la smania di compimento, il desiderio di una narrazione accurata che possa valere per sempre. Mentre dalla Svizzera arrivano i coreografi e danzatori Sasha Riva e Simone Repele, attivi da anni in un comune percorso artistico, con una coinvolgente Soirée accompagnati dal violinista Leonardo Mazzarotto (mercoledì 2 settembre 2026 ore 19.00 e 21.30). Il Festival prosegue (mercoledì 9 settembre 2026 ore 21.00) con Filippo Nigro, protagonista e regista assieme a Fabrizio Arcuri, che portano in scena un racconto di autofiction scandito da “liste di cose per cui vale la pena vivere”: questo è Every Brilliant Thing. A seguire (mercoledì 16 settembre 2026 ore 19.00 e ore 21.30) AeReA del duo Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi, progetto vincitore del Premio Hermès Danza Triennale Milano, si realizza attorno a un oggetto simbolo di appartenenza e nel contempo di separazione: la bandiera. Attraverso un approfondito studio cinetico dell’antica tradizione dello sbandieramento – pratica nata sui campi di battaglia e poi evoluta in pratica coreografica – la performance ne rielabora il codice, facendo luce sul valore simbolico della bandiera all’interno della contemporaneità. Il 23 e 24 settembre (ore 21.00) ancora due serate dedicate al grande teatro con il