Alla Galleria Spada dal 2 al 27 febbraio la mostra ‘Prospettive. Fotografare la Galleria Spada”

La Direzione Musei Statali della città di Roma, assieme alla Galleria Spada e in collaborazione con l’ICCD-Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e la RUFA-Rome University of Fine Arts , presenta la mostra Prospettive. Fotografare la Galleria Spada, che si terrà dal 2 al 27 febbraio 2023 negli spazi dell’illustre collezione barocca di Piazza Capodiferro. Nato all’interno di un progetto sulla documentazione fotografica dei beni culturali, Prospettive è un esperimento che ha coinvolto le classi RUFA del terzo anno di Fotografia e Audiovisivo; lavorando sia nella quadreria che nel Giardino Segreto, dove si trova la celebre Prospettiva del Borromini, gli allievi hanno potuto documentare opere e spazi e sviluppare una personale interpretazione di un museo così ricco di spunti e dettagli. Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle superfici, dei materiali e della luce. E naturalmente alle “prospettive”. Marmo, legno, tele, intagli e dorature sono diventati così il soggetto delle immagini, tanto da restituire una dimensione quasi tattile, uno strato materico che si aggiunge a quello visivo. La mostra propone pertanto una serie di calibrati interventi installativi di immagini all’interno del percorso museale, istituendo un dialogo tra le fotografie realizzate e gli spazi del museo. Attraverso un gioco di rimandi e riflessi, se da una parte si è cercato di “nascondere” le fotografie nelle sale tra gli arredi barocchi, dall’altra le si è lasciate emergere attraverso il contrasto dato dai supporti utilizzati, come il plexiglass e il pvc. Ne scaturisce un percorso fatto di illusioni, in cui le opere e le immagini delle opere stesse si affiancano senza contraddizioni, mantenendo intatta ogni preziosa atmosfera della Galleria. Il catalogo pubblicato in occasione della mostra, curata da Adriana Capriotti e Giorgio di Noto, è stato coordinato da David Mozzetta e dà conto non soltanto delle opere esposte, ma anche di una più ampia selezione delle fotografie eseguite nel corso del progetto svoltosi presso la Galleria. La collaborazione tra RUFA e la Direzione Musei Statali della città di Roma e ICCD, rispettivamente guidati da Mariastella Margozzi e da Carlo Birrozzi, nonché con la Galleria Spada diretta da Adriana Capriotti, ha trovato attuazione attraverso un progetto portato avanti dal docente RUFA Giorgio Di Noto. Prospettive. Fotografare la Galleria Spada a cura di Adriana Capriotti e Giorgio Di Noto. 1 – 27 febbraio 2023
dal 13 dicembre al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo la mostra “Franca Bettoja Tognazzi. La moda di un’attrice”
Franca Bettoja, attrice, apprezzata interprete de L’uomo di Paglia di Pietro Germi nel 1958, moglie di Ugo Tognazzi, uno degli attori più amati dal grande pubblico, viene raccontata attraverso un cospicuo numero di abiti da sera che segnano gli eventi mondani di Roma e i red carpet dei festival cinematografici, in un periodo di grande rinascita e affermazione del Cinema italiano dagli anni ’50 agli anni ’70. Sono gli stessi anni che hanno visto l’attrice partecipare più volte a film italiani ed esteri, a fianco di famosissimi attori e registi dell’epoca. Il suo gusto, sempre elegante e insieme personalissimo e fuori dal coro, si esprime sia attraverso la scelta di stilisti famosissimi quali Schuberth e le Sorelle Fontana, sia attraverso la predilezione di tessuti preziosamente ricamati e modelli personalizzati fatti realizzare da note sartorie romane, ultime eredi di un mestiere di alto e raffinato artigianato. Il guardaroba di gala di Franca Bettoja, oltre a sottolineare la sua riservata – ma nello stesso tempo istrionica – personalità, testimonia il gusto di un’epoca in cui si può affermare senz’altro che “l’abito faceva il monaco”, soprattutto nel mondo del Cinema. Oltre ottanta abiti della Bettoja sono stati acquisiti per le collezioni di Moda del Museo Boncompagni Ludovisi, che fa parte della Direzione Musei Statali della città di Roma, dove a esposizione finita saranno depositati ed esposti nell’ambito della già vasta collezione di Moda del secolo XX. La mostra di Castel Sant’Angelo, curata da Mariastella Margozzi con Laura Salerno, presenta al pubblico circa cinquanta abiti da cocktail e da sera di Franca e una rilevante rassegna fotografica che racconta il percorso della sua vita di attrice e di donna. Essa rappresenta la prima apertura al mondo della Moda del Museo nazionale di Castello, che ha completamente riadattato un importante ambiente espositivo, un tempo deposito della Collezione delle Armi antiche e dagli anni ’70 contenitore di una piccola esposizione dei cimeli militari risorgimentali. Anche la Moda, come specchio dei tempi, potrà essere da adesso raccontata nel contesto monumentale di grande prestigio quale è Castel Sant’Angelo e testimoniare quanto essa sia parte integrante della cultura del nostro Paese. L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da De Luca Editori d’Arte, sempre a cura di Mariastella Margozzi, autrice del saggio introduttivo, con Laura Salerno, autrice della biografia dell’attrice e della filmografia, nel quale vengono riprodotti tutti gli abiti esposti, il più delle volte indossati da modelle messe cortesemente a disposizione dall’agenzia Glamour Moda e Management e fotografate da Gaia Schiavinotto. Franca Bettoja Tognazzi. La moda di un’attrice Armerie Superiori di Castel Sant’Angelo dal 13 dicembre 2022 al 12 marzo 2023 LA MOSTRA E’ PROROGATA FINO AL 19 MARZO — — — — — — — — — Direzione Musei Statali della città di Roma dmsrm.futuretechlead.com Ufficio Promozione e Comunicazione dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo www.castelsantangelo.beniculturali.it Ufficio stampa PAV: Maya Amenduni mayaamenduni@gmail.com +39 3928157943 Scarica il COMUNICATO STAMPA
dal 13 dicembre al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo di nuovo accessibili le Sale Farnesiane
Dal 13 dicembre saranno nuovamente accessibili al pubblico, dopo il necessario riallestimento, tutte le Sale Farnesiane che si trovano ai piani alti del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo. I fastosi ambienti assumono la loro denominazione da Alessandro Farnese, che divenne papa con il nome di Paolo III nel 1534 e volle portare avanti la trasformazione della parte superiore del Castello da fortezza a sfarzosa dimora, con la precisa volontà di rinnovare la grandezza di Roma e del pontefice stesso, oltre alla centralità della Chiesa romana, dopo i guasti e le umiliazioni subiti durante il tragico Sacco della città del 1527. Il papa, uomo colto e innamorato della classicità, oltre alla Sala Paolina – ovvero l’ambiente di rappresentanza, capolavoro del manierismo romano (che in questa occasione è stata completamente reilluminata) – fece decorare le sale più piccole, ma ugualmente preziose, che riaprono in questa occasione con nuovi allestimenti. Per i lavori, portati avanti negli anni quaranta del Cinquecento, il pontefice si servì di diversi artisti, soprattutto dell’abile pittore toscano Piero Buonaccorsi, detto Perin del Vaga, e della sua ampia bottega. In questa occasione torneranno ad essere visitabili la Sala di Perseo, quella di Amore e Psiche, la Sala dell’Adrianeo, la Sala dei Festoni e la Cagliostra, con i formidabili fregi affrescati che, rifacendosi alle Metamorfosi di Ovidio e all’Asino d’oro di Apuleio, esaltano le virtù di Paolo III e il percorso di elevazione spirituale dell’anima verso la salvezza, oppure mostrano monumenti di Roma antica, festoni e fantasiose grottesche, riportando più volte le imprese e gli emblemi della casa Farnese, il giglio e l’unicorno. Nelle sale di Perseo e di Amore e Psiche sono perfettamente conservati anche i soffitti lignei dipinti, sempre opera di Perin del Vaga e dei suoi collaboratori. I diversi ambienti ospitano oggi la Quadreria del museo, oltre ad alcune sculture, con un allestimento che segue un criterio cronologico; gran parte delle opere esposte fanno parte di due importanti donazioni, quella di Mario Menotti del 1916 e quella di Alessandro Contini Bonacossi del 1928, e si presentano quindi come provenienti da aree geografiche ed epoche diverse. Tra i dipinti più importanti si segnalano il Polittico degli Zavattari, un esempio notevole di pittura gotica lombarda databile verso la metà del Quattrocento, il San Girolamo nella selva di Lorenzo Lotto, dipinto quando l’artista si trovava a Roma, intorno al 1509, il Bagno di Dosso Dossi, la Giovane donna con unicorno del ravennate Luca Longhi, nella quale è forse riconoscibile Giulia Farnese, sorella di Paolo III, e infine la Madonna col Bambino, angeli e santi della tarda attività di Luca Signorelli. Tra le sculture presenti spiccano il quattrocentesco gruppo ligneo del Compianto sul corpo di Cristo morto e la Pietà in terracotta di ambito emiliano, sempre del XV secolo. Non mancano oggetti rari e preziosi, come la Spinetta, uno strumento musicale di metà Cinquecento decorato con vivaci grottesche. In occasione della riapertura delle sale, è stata pubblicata anche una guida (De Luca Editori) agli ambienti farnesiani e alle opere esposte, curata dallo storico dell’arte Michele Occhioni. Castel Sant’Angelo è una struttura molto complessa, utilizzata per secoli con diverse funzioni, nascendo come sepolcro dell’imperatore Adriano, morto nel 138 d.C., per poi diventare residenza fortificata, prigione e infine museo. Per aiutare i visitatori a comprendere meglio questa storia incredibilmente lunga e varia, nelle cosiddette Armerie inferiori è stata allestita un’esposizione didattica permanente, che illustra i continui mutamenti dell’edificio, grazie ad una serie di plastici, realizzati nella prima metà del secolo scorso, numerose stampe antiche, dipinti e fotografie d’epoca. Anche per questo allestimento è stata pubblicata una guida (De Luca Editori) esplicativa del percorso raccontato nelle stanze delle Armerie inferiori, curata da Michele Occhioni, Mariastella Margozzi, Laura Salerno. Incastonata fra le suggestive mura del Cortile delle Fucilazioni, ai piedi della imponente mole adrianea, dopo anni di oblio viene finalmente restituita al pubblico la settecentesca Cappella dei Condannati, originariamente un portico adibito a magazzino di polvere da sparo, successivamente trasformato in cappella tra il Settecento e l’Ottocento e più volte rimaneggiato, con l’allestimento di elementi decorativi di spoglio. Al fine di dotare, finalmente, il Museo di uno spazio polifunzionale per eventi, conferenze, video- proiezioni e didattica è stato accolto il progetto di rifunzionalizzazione della Cappella realizzato dagli architetti Federico Lardera ed Egidio Senatore dello studio larderArch, il cui concept trae la sua origine proprio dal commovente nome della ex Cappella, che rievoca il dramma dei condannati a morte imprigionati a Castel Sant’Angelo. Il nuovo progetto, che è stato offerto gratuitamente al Museo, è quindi la sintesi di tali antiche cupe atmosfere del Castello e di una serie di citazioni narrative ed artistiche legate al sito, che riemergono, in particolare, attraverso la potenza lirica della celeberrima opera Tosca di Giacomo Puccini, che proprio qui trova la sua più celebre aria E lucevan le stelle ed il suo tragico epilogo. Lo spazio è stato immaginato come un “tecnologico teatrino”, evocato dai colori dominanti oro e rosso, su cui si stagliano degli inaspettati cilindri acustici, scenograficamente librati tra le campate della Cappella, a riecheggiare i ceri che un tempo accompagnavano le ultime preghiere dei condannati. Nelle cinque vetrate ad arcata trovano posto delle grandi vetrofanie che citano le Carceri d’Invenzione di Piranesi, il grande incisore “ossessionato” dal fascino di Castel Sant’Angelo. Il nuovo spazio, dotato delle più avanzate strumentazioni audio-video e di una nuova illuminazione architetturale, verrà inaugurato il 12 dicembre 2022 con la prima proiezione pubblica del film I Misteri di Castel Sant’Angelo dell’artista Marco Agostinelli, che ha raccontato attraverso danze e musiche, interpretandole con spirito moderno, storie vere e immaginarie avvenute a Castello, quelle di Beatrice Cenci, di Cagliostro, di Tosca, dell’Arcangelo Michele. Le coreografie sono di Enzo Cosimi, i danzatori sono Alice Raffaelli, Luca Della Corte, Lorenzo Caldarozzi e le musiche di Emanuel Dimas de Melo Pimenta; l’operatore video è Atej Tutta. Direzione Musei Statali della città di Romadmsrm.futuretechlead.comUfficio Promozione e Comunicazione dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it Museo Nazionale di Castel Sant’Angelowww.castelsantangelo.beniculturali.it Ufficio stampa PAV: Maya Amenduni mayaamenduni@gmail.com +39 3928157943 Scarica il COMUNICATO STAMPA
il 13 dicembre al Museo Andersen apre la mostra “Spaziotraccia”
Il 13 dicembre alle ore 18 presso il Museo Hendrik Christian Andersen, diretto da Maria Giuseppina Di Monte, afferente alla Direzione Musei Statali della città di Roma, diretta da Mariastella Margozzi, si aprirà la mostra Spaziotraccia a cura del Collettivo Curatoriale Luiss Master of Art – XII edizione. La cornice spaziale entro cui si colloca la mostra, il Museo Hendrik Christian Andersen di Roma, si presenta, visto il suo retaggio, come luogo deputato ad accogliere Spaziotraccia. Hendrik Andersen, con il suo monumentale progetto Creation of a World Centre of Communication si pone all’interno della mostra come traccia del pensiero utopico tipico del secolo scorso, accostandolo oggi alla prospettiva post-umanista che permette significative riflessioni. «Il futuro è fatto di frammenti del passato, e questi frammenti sono gli strumenti di lavoro per inventare il futuro.» Erwin Panofsky «La mostra è interessante perché presenta tracce astute, sottili e non ingombranti. L’arte è indecisa a tutto per cui queste tracce producono degli effetti diversificati nello spazio e nel tempo.» Achille Bonito Oliva Gli artisti: Andrea Barzaghi, Silvia Bigi, Chen Xiaoyi, Ciriaco Campus, Marco Emmanuele, Luigi Ghirri, Elisa Giardina Papa, Emilio Isgrò, Richard Long, Alberto Montorfano, Numero Cromatico, Giulio Saverio Rossi, Pietro Ruffo, Emilio Vavarella. Il Collettivo Curatoriale della dodicesima edizione del Master of Art, Master Universitario di primo livello della Luiss Business School, presenta al Museo Hendrik Christian Andersen di Roma la mostra Spaziotraccia con la supervisione scientifica di Achille Bonito Oliva. Dal 13 dicembre 2022 al 10 gennaio 2023. ll progetto si propone di dare forma visiva a una riflessione sul tema della “traccia” portando in mostra opere che riflettono sulle criticità dei nostri giorni e rivolgendosi a ipotetici interlocutori del futuro; un’indagine scaturita dall’arte come strumento di mediazione e resa psicologica di atti umani, immagine materiale di costrutti mentali, assimilabile a quella che Freud denominò “traccia mnestica”, ovvero la capacità transgrafica dell’uomo di immagazzinare contenuti complessi nella propria memoria. Il titolo “Spaziotraccia” è già di per sé una dichiarazione di intenti: la mostra ha come obiettivo quello di analizzare la traccia e le interazioni che esistono tra essa, lo spazio, l’umanità e le testimonianze che ne sono state prodotte mediante l’arte e l’ingegno. Il racconto è sviluppato attraverso le opere di quattordici artisti di diversa generazione, in un percorso espositivo diviso in capitoli tematici, al fine di rendere al meglio la molteplicità di significati che in essa coesistono e che meglio si adattano a raccontare l’arte di oggi. I temi affrontati saranno: Traccia e linguaggio – Richard Long, Emilio Isgrò, Elisa Giardina Papa, Traccia e natura – Luigi Ghirri, Marco Emmanuele, Alberto Montorfano, Tracciare ed essere tracciati – Ciriaco Campus, Pietro Ruffo, Traccia e intelligenza artificiale – Silvia Bigi, Numero Cromatico, Emilio Vavarella, Traccia e ombra, affidata a Andrea Barzaghi, Chen Xiaoyi, Giulio Saverio Rossi, under 35, finalisti della VII edizione del Premio Internazionale Generazione Contemporanea, indetto dal Luiss Creative Business Center con l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea italiana ed internazionale, sostenere artisti under 35 e ampliare la collezione permanente d’arte contemporanea della Luiss Business School. Il nome del vincitore del premio, tra i tre finalisti in mostra, sarà annunciato nel corso dell’inaugurazione dopo la selezione di una Giuria composta da: Achille Bonito Oliva, Francesca Cappelletti, Cristiana Collu, Roberto Cotroneo, Barbara Jatta, Pia Lauro, Domenico Piraina, Luca Pirolo ed un rappresentante del Collettivo Curatoriale del Master. Come testimonianza del progetto scientifico alla base dell’esposizione, verrà realizzato un catalogo con contributi critici e di esperti di diverse discipline collegate ai temi della mostra. scarica il COMUNICATO STAMPA Spaziotraccia 13 dicembre 2022 – 10 gennaio 2023A cura del Collettivo curatoriale Luiss Master of Art XIIIngresso libero Museo Hendrik Christian Andersen Via Pasquale Stanislao Mancini, 20 – 00196 RomaDal martedì alla domenicaDalle 9.30 alle 19.30, ultimo ingresso ore 19 Contatti stampa Referenti ufficio stampa: Collettivo Curatoriale Luiss Master of Art XII Alessia Buonopane +39 3450225283 Maria Giuseppa De Filippo +39 3477354560 Chiara Iocca +39 3891695786 press.masterofarts@gmail.com Instagram: spaziotraccia Contatti Museo H.C. Andersen Mail: dms-rm.museoandersen@cultura.gov.itTel. + 39 06 3219089Sito web:Facebook:Twitter:
il 3 dicembre al Pantheon “In punta di matita. La disabilità negli occhi di chi guarda”
Nell’ambito delle attività sottoscritte nell’accordo di valorizzazione tra la Direzione Musei Statali della città di Roma, la Scuola Romana dei Fumetti e il Comitato Italiano Paralimpico e in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, la Direzione del Pantheon presenta la performance live e mostra: In punta di matita. La disabilità negli occhi di chi guarda. Dopo la prima iniziativa in occasione del Dantedì, le suggestioni narrative dei fumettisti della Scuola Romana ci permettono di rivivere la consuetudine sette-ottocentesca che vedeva il Pantheon importante luogo di ritrovo degli artisti a Roma. Sulla scorta di una esperienza che si collega alle operazioni artistiche contemporanee, protagonisti reali vengono coinvolti nelle dinamiche del racconto artistico; per la giornata della disabilità, la magia della performance fumettistica live è dedicata interamente al tema, ospitando i campioni del Comitato paralimpico che diventano, per un giorno, inediti protagonisti dei fumetti. Sottolinea la direttrice Gabriella Musto: «L’accordo sottoscritto con il Comitato Italiano Paralimpico e la Scuola dei Fumetti, rappresenta una delle operazioni di valorizzazione più importanti che la Direzione del Pantheon ha inteso stilare in questo anno. L’obbiettivo per i prossimi mesi di lavoro, sarà quello di indagare nuovi processi culturali per creare progetti innovativi e inclusivi in collaborazione con partner istituzionali e non, che per precipua missione perseguano i medesimi obiettivi». Si unisce a questa la riflessione del Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli: «Siamo felici di poter dare il nostro contributo a un progetto che ha il merito di promuovere la valorizzazione dell’arte e dei beni culturali attraverso i protagonisti dello sport paralimpico con il fine di promuovere i diritti delle persone con disabilità e un’idea di bellezza in grado di esaltare le differenze come una ricchezza. Questa iniziativa si inserisce a pieno titolo nel percorso intrapreso dal Comitato Italiano Paralimpico volto a diffondere, attraverso lo sport, una cultura dell’inclusione e, quindi, una diversa percezione della disabilità. Ci auguriamo che possa essere il primo passo di questa stimolante collaborazione istituzionale nata da una profonda condivisione di valori e di intenti”. L’operazione, articolata in due fasi, prevederà la realizzazione in pre-produzione dei bozzetti di massima di opere d’arte note dedicate al mondo dello sport e declinate in forma di fumetto. I bozzetti saranno realizzati con gli atleti ripresi nelle palestre e campi sportivi del Comitato, durante le loro ordinarie attività. Il 3 dicembre le opere verranno poi terminate in un evento live al Pantheon, alla presenza dei campioni, testimonial dell’operazione artistica e presentatori della performance e della mostra di opere dal vivo. www.comitatoparalimpico.itwww.scuolaromanadeifumetti.it Direzione Musei Statali della città di RomaUfficio Promozione e Comunicazionedms-rm.comunicazione@cultura.gov.it Scarica il COMUNICATO STAMPA In punta di matitaLa disabilità negli occhi di chi guarda Pantheon, 3 Dicembre 2022 ore 13.00-17.00 iniziativa promossa nell’ambito della Giornata internazionale delle persone con disabilità a cura di Gabriella Musto e Stefano Santarelli con il Comitato Italiano Paralimpico
il 3 dicembre alla Galleria Spada “Arte rivelata. Un percorso sensoriale per una collezione barocca”
In occasione della Giornata Internazionale per i Diritti delle Persone con Disabilità, la Galleria Spada propone una visita dedicata alla celebre collezione barocca per il pubblico non vedente e ipovedente. Un apposito percorso attraverso le sale del museo descriverà e farà percepire alcuni dei capolavori qui esposti con l’ausilio di tavole tattili e scatole sensoriali. I visitatori potranno, quindi, apprezzare una serie di opere attraverso una comunicazione dedicata che, partendo dalla tecnica e dai materiali dell’arte, permetterà di accostarsi alla Galleria. Il tatto, l’olfatto e l’udito saranno, perciò, i nostri importanti alleati in questa speciale forma di esperienza museale. La visita si concluderà nel Giardino Segreto, dove si trova la stupefacente invenzione architettonica realizzata dall’architetto Francesco Borromini nel 1653, ovvero la Colonnata prospettica. La prenotazione è obbligatoria al numero 06.6832409 (martedì chiuso) La visita si svolgerà il 3 dicembre alle ore 10.30 (durata 1 ora e trenta circa) CONTATTI e INFORMAZIONI: RESPONSABILE: Dott.ssa Adriana CapriottiINDIRIZZO WEB: http://galleriaspada.beniculturali.itORARIO: ore 10.30TELEFONO BIGLIETTERIA: 06.6832409 (martedì chiuso)COSTO DEL BIGLIETTO: Gratuità di legge (con n.1 accompagnatore)RIDUZIONI: di leggeTIPO DI PRENOTAZIONE: obbligatoriaEMAIL : palazzospada@gebart.it
Il 2 dicembre al Museo Andersen Finissage della mostra ‘MUTE DESIRE (desiderio sommerso)’
Il 2 dicembre alle ore 17.00 presso il Museo Hendrik Christian Andersen, diretto da Maria Giuseppina Di Monte e afferente alla Direzione Musei Statali della città di Roma, diretta da Mariastella Margozzi si terrà il finissage della mostra Mute Desire (desiderio sommerso) di Karmen Corak e Philippe Adrien, accompagnato da un intervento musicale di Roberto Laneri. La mostra ha presentato i lavori che l’artista italo-slovena Karmen Corak e l’artista francese Philippe Adrien hanno realizzato proseguendo nel filone principale della loro ricerca, che affonda le proprie radici nella visione del paesaggio come luogo in cui ritrovarsi e ritrovare la propria dimensione intima, esplorando il mondo circostante all’insegna di un desiderio mai sopito di spiritualità nella e con la natura. Sedici opere in mostra: dodici fotografie dell’artista Corak insieme a quattro sculture in vetro fuso di Philippe Adrien accomunate dal desiderio di rappresentare un paesaggio introspettivo, sommerso, che ciascun medium rende sensibilmente percettibile, rivelando in ogni lavoro qualcosa di sé, della propria anima. Il paesaggio dell’anima è intessuto di nostalgie e di sogni, di timori e di aspirazioni, ma anche di “occhio e di spirito”, espressione che rimanda a un famoso e alquanto noto testo di Merleau Ponty dall’omonimo titolo. Il finissage sarà accompagnato dalle improvvisazioni di Roberto Laneri al sax soprano di Tre movimenti della Partita per flauto solo in A minor BWV 1013 di J. S. Bach. Scarica il COMUNICATO STAMPA
Museo Boncompagni – GIOIE CONTEMPORANEE. Excursus sulle tecniche sperimentali dei gioielli
Il Museo Boncompagni aderisce alla Rome Art Week con un excursus sulle tecniche sperimentali utilizzate dagli artisti contemporanei nei gioielli e nei bijoux. Saranno messe in luce alcune delle opere della collezione permanente rilevanti per la loro fattura e originalità. Dal 25 al 29 ottobre 2022
dal 24 ottobre 2022 al Pantheon l’installazione Star Sphere di Jens W. Beyrich.
Dal 24 ottobre 2022 al 30 gennaio 2023 l’aula del Pantheon ospiterà l’installazione Star Sphere di Jens W. Beyrich. Jens W. Beyrich nasce a Sorengo nel Canton Ticino; laureatosi in ingegneria numerica all’Università a Karlsruhe, prende successivamente il diploma MBA all’INSEAD a Fontainebleau. La passione per l’arte principia nel 2012, quando comincia a sviluppare e approfondire il concetto della “ipersimmetria”. Nel 2013 inaugura la prima mostra personale in Cork Street a Londra mentre la prima in assoluto in un museo di arte giunge nel 2016, al Kunstmuseum Liechtenstein.Del 2017 la personale al Chiostro del Bramante e Circolo del Ministero degli Esteri lo porta a Roma, mentre nel 2019 partecipa alla 58 Biennale di Venezia (Padiglione della Repubblica di San Marino).Le opere di Jens W. Beyrich nascono da una raffinata passione per il collezionismo di arte e antichità che lo porta a sviluppare processi di ricerca artistica complessi, partendo da veri e propri sistemi di equazioni matematiche. Questo processo scientifico diviene per Beyrich una base universale che dalla scienza e dalla filosofia giunge all’astrazione artistica.Strutture geometriche con elementi regolari, simmetrici, ripetitivi si differenziano soltanto per la distribuzione asimmetrica del colore. Semplici sistemi esagonali con tre colori abbinati ma non appaiati, con le quali Beyrich sviluppa elementi stellari distinguibili che si possono poi disporre su superfici rettangolari, anelli concentrici, sfere e poliedri, fino a raggiungere 10 alla 126 variazioni differenti.I procedimenti combinati di stampa e l’impiego di tecniche di produzione ad alta precisione danno vita a grafiche e sculture dall’ambizione estetica e con straordinarie proprietà strutturali come la Star Sphere che Jens W. Beyrich ha concepito per il Pantheon. Un’opera che possiamo quindi senz’altro definire site specific.Il Pantheon è la prima costruzione mai concepita come un volume esattamente sferico inscritto in un corpo cilindrico; nel contempo la Star Sphere rappresenta una complessa geometria che rinnova la purezza formale della sfera del tempio, sintetizzando nella sua integrità e raffinatezza il concetto dell’infinito perpetuarsi della bellezza nella serialità dei processi algebrici e matematici.Scrive Beyrich: “esiste un messaggio filosofico nell’opera concepita: il Pantheon come tempio, luogo di culto, è manifestazione della massima capacità intellettuale in costruzione e perfezione di architettura come devozione e la Star Sphere si presenta come allegoria per lo spirito del tempo contemporaneo, presentando, con le sue stelle tutte diverse, la visione di integrazione degli individui in armonia perfetta intorno al mondo”. Il messaggio della Star Sphere diviene quindi universale in quanto, nella sua pura geometrica astrazione, richiama simbolicamente il bisogno di unità tra i popoli di tutto il mondo, come suggerito dal reiterarsi infinito delle forme pure cromaticamente combinate a definire la forma sferica finale.Esiste inoltre un messaggio cosmico, continua l’artista: “l’architettura del Pantheon è precisamente orientata per includere fenomeni cosmici (luce solare tra la cupola e l’aula centrale). La Star Sphere ha innumerevoli possibilità di posizionamento delle sue 60 stelle che sono (assimilabili ad) atomi nell’universo”.Anche da un punto di vista costruttivo l’artista parla di pura assonanza tra l’arditezza costruttiva del Pantheon e la Star Sphere che, da pochi anni, è possibile costruire in metallo anodizzato assemblato con viti e fissaggi a scomparsa nonostante i suoi circa 500 pezzi sferici da combinare, con un diametro totale di 2,60 metri a dispetto dei 44 metri della cupola del tempio.L’opera concepita per il Pantheon, conclude Jens W. Beyrich, “promuove la continuità dell’avanguardia italiana nell’arte e nell’architettura: dall’antichità del monumento, passando per il rinascimento con Raffaello, Leonardo, Michelangelo, fino all’arte contemporanea di Brancusi, Balla, Fontana” scarica il COMUNICATO STAMPA
dal 26 ottobre 2022 al Museo Andersen la mostra “Mute Desire (desiderio sommerso)”
Si aprirà al pubblico il 26 ottobre 2022 la mostra Mute Desire (desiderio sommerso) di Karmen Corak e Philippe Adrien al Museo Hendrik Christian Andersen, diretto da Maria Giuseppina Di Monte e afferente alla Direzione Musei Statali della Città di Roma, diretta da Mariastella Margozzi.L’esposizione, a cura di Maria Giuseppina Di Monte, è patrocinata dall’Ambasciata Slovena in Italia e si inserisce nel programma della settima edizione di Rome Art Week (24-29 ottobre 2022).La mostra presenta i lavori che l’artista italo-slovena Karmen Corak e l’artista francese Philippe Adrien hanno realizzato proseguendo nel filone principale della loro ricerca, che affonda le proprie radici nella visione del paesaggio come luogo in cui ritrovarsi e ritrovare la propria dimensione intima, esplorando il mondo circostante all’insegna di un desiderio mai sopito di spiritualità nella e con la natura.La mostra presenta dodici fotografie dell’artista Corak insieme a quattro sculture in vetro fuso di Philippe Adrien accomunate dal desiderio di rappresentare un paesaggio introspettivo, sommerso, che ciascun medium rende sensibilmente percettibile, rivelando in ogni lavoro qualcosa di sé, della propria anima. Il paesaggio dell’anima è intessuto di nostalgie e di sogni, di timori e di aspirazioni, ma anche “l’occhio e lo spirito”, per citare un famoso e alquanto noto testo di Merleau Ponty dall’omonimo titolo.Un percorso lungo quello dei due artisti, la prima fotografa e l’altro designer e scultore che in questo viaggio incontrano Hendrik Andersen, al quale il museo è dedicato e che è stato sempre affascinato dal paesaggio americano prima e italiano poi, ritratto in diverse tele ora esposte nella mostra al primo piano del museo che restituisce anch’essa una dimensione privata e intima dello scultore.Un desiderio che diventa dialogo fra gli artisti contemporanei ed Hendrik in quella che fu la sua casa, pensata dallo stesso scultore come centro di dibattito, di incontri e di scambi che prendono forma in questo luogo che si presenta al pubblico come laboratorio, centro di discussione e racconto comune di una storia che procede restando ancora alla sua tradizione e alle sue radici. KARMEN CORAK Nata in Slovenia Karmen Corak è un’artista italiana che vive tra Venezia e Roma. Ha studiato Arti Grafiche in Croazia e Conservazione e Restauro di opere d’arte su carta in Italia, Giappone e Austria. Ha frequentato workshop di fotografia con Rinko Kawauchi e Hans-Christian Schink. Ha partecipato a mostre collettive e personali in Croazia, Francia, Germania, Giappone, Italia, Russia, Slovenia, Spagna, Ungheria e Stati Uniti, ricevendo premi internazionali come il Fine Art Photography a Parigi, Malaga e Berlino. Alcune sue opere sono in collezioni pubbliche in Italia e Giappone. Dal 2001 al 2018 Karmen Corak è stata responsabile della conservazione della carta presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma collaborando anche con il MAXXI. Ha sviluppato progetti di mostre d’arte contemporanea per istituzioni pubbliche e private. Negli ultimi quattro anni ha lavorato presso il dipartimento di conservazione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia e attualmente presso l’Istituto Nazionale della Grafica di Roma. PHILIPPE ADRIEN Nato in Belgio, vive e lavora tra Marsiglia, Roma e Venezia. Ha studiato alla HEC Business School di Parigi. Un tempo artista tessile, ha creato la sua azienda di moda e ha sviluppato questa attività a livello internazionale fino a tornare nel suo studio d’artista. Come artista visivo che padroneggia un’ampia varietà di tecniche, è rimasto affascinato dal vetro antico, grezzo, della sua opacità e durezza, e ha cominciato a realizzare le sculture con la tecnica di vetro fuso. La sua esplorazione creativa più recente è stata presso la Fondazione Berengo sull’isola di Murano. scarica il COMUNICATO STAMPA Karmen Corak – Philippe Adrien Mute Desire (desiderio sommerso) Mostra a cura di Maria Giuseppina Di Monte Inaugurazione 25 ottobre ore 17.00 Apertura al pubblico 26 ottobre – 2 dicembre 2022