WOO KUKWON. Il black humor delle fiabe
Dal 25 gennaio al 2 marzo la Casa Museo Hendrik Christian Andersen diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della città di Roma ospiterà la personale di WOO KUKWON. Il black humor delle fiabe. L’esposizione, a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Giuliana Benassi, è realizzata in collaborazione con l’Istituto Culturale Coreano e con l’Ambasciata della Repubblica di Corea. La mostra dell’artista Woo Kukwon si collega idealmente alla precedente realizzata alla Casa Museo Hendrik Andersen nel mese di giugno 2024 dal titolo “In viaggio da 140 anni” per celebrare l’anniversario dei rapporti diplomatici fra l’Italia e la Repubblica di Corea. Le sale del museo ospitano ora le opere di Woo Kukwon artista nato e residente a Seoul ma molto attivo a livello internazionale. Gli oli su tela sono ispirate alle favole di Hans Christian Andersen, reinterpretate in chiave orientale e ambientate negli scenari fantastici e onirici dell’Estremo Oriente. La co-curatrice della mostra, Maria Giuseppina Di Monte afferma: “In questa mostra la liaison con la collezione museale è rappresentata proprio dal racconto fiabesco, dalla narrazione per immagini che Wookukwon utilizza per le sue tele, restituendoci una visione stilizzata, talora persino illustrativa, di quell’Oriente che noi Occidentali conosciamo quasi unicamente grazie alle ben note opere del giapponese Hokusai, in particolare le famose “Trentasei Vedute del Monte Fuji” realizzate fra il 1830 e il 1833. Al famoso artista giapponese Wookukwon evidentemente guarda accentuandone gli aspetti fiabeschi e poetici, capaci di consegnarci un’atmosfera onirica di quell’Estremo Oriente magico e lontano in cui la simbologia dell’acqua, degli alberi e delle montagne assume un valore paradigmatico.” Le rappresentazioni di Woo Kukwon, ispirate dalle favole di Hans Christian Andersen, omonimo del nostro Hendrik Christian, sebbene molto diverse formalmente, sono tuttavia riconducibili a quell’aspetto specifico della fiaba la cui trama, raccontata con toni talora leggeri e comunque generalmente sintetici, ha sempre un’acme nonché una struttura icastica che la connota, permettendo subito di cogliere il messaggio nella sua essenzialità quasi dogmatica. I motivi che hanno spinto ad organizzare questa mostra, che vede ancora una volta il coinvolgimento istituzionale dell’Ambasciata di Corea a Roma e dell’Istituto Coreano di Cultura, sono in prima battuta non così evidenti ma ad una più attenta analisi si comprende come la lettura delle fiabe di Hans Christian abbia contribuito ad influenzare Hendrik Andersen che, come suo fratello Andreas e sua cognata Olivia, amava dilettarsi nell’illustrazione di fiabe nei suoi piccoli e preziosi taccuini di viaggio e di appunti. La favola, in particolare quella illustrata, che affonda le proprie radici in un glorioso passato, ha sempre avvinto Hendrik, ma anche Olivia e Andreas che hanno dedicato particolare attenzione a questo singolare medium che condensa scrittura (poesia) e immagine offrendo nei molti sketches e disegni presenti in collezione uno sguardo critico e riflessivo sulla società e costumi del tempo. In questo immaginario collettivo s’inserisce la ricerca di Woo Kukwon che rielabora il contenuto fiabesco per trasformarlo nel suo personale linguaggio introducendoci in una dimensione altra, fantastica e sognante, distante per molti versi dalla nostra tradizione ma altrettanto universale e affascinante. La mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso alla Casa Museo. Comunicato stampa
Oculus Spei di Annalaura di Luggo

Sarà presentata al pubblico, al Pantheon di Roma, martedì 3 dicembre 2024 alle ore 18.30 Oculus-Spei, un’installazione multimediale interattiva dell’artista Annalaura di Luggo con il patrocinio morale del Giubileo. L’appuntamento coincide con la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità nei Musei. L’iniziativa è promossa da Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma con il coordinamento scientifico di Gabriella Musto e la curatela di Ivan D’Alberto, teorico e storico dell’arte contemporanea. L’intervento installativo prende spunto dall’affermazione «Spes non confundit» ovvero «La speranza non delude» che apre la bolla papale del Giubileo del 2025. Annalaura di Luggo costruisce intorno a questa dichiarazione la sua proposta espositiva dove la rappresentazione visiva del fascio di luce dell’Oculus del Pantheon diventa la chiave per aprire 5 Porte Sante ideali. Il pubblico, invitato a bussare concretamente a queste Porte, è traghettato in un’altra dimensione, e ad affiancarlo in questo viaggio sono persone con disabilità che accompagnano l’osservatore in un “pellegrinaggio di speranza”. Questi moderni Virgilio, illuminati e trasfigurati dalla Luce, aprono uno “sguardo inedito” sulla bellezza interiore. Oculus-Spei è, infatti, un invito a compiere un percorso spirituale e culturale attraverso la scoperta dei quattro angoli del mondo simbolicamente rappresentati dalle quattro vele che compongono il logo del Giubileo. Il viaggio culmina in una quinta porta, quella del Carcere di Rebibbia che Papa Francesco ha scelto come Porta Santa aggiuntiva del Giubileo. Qui il fruitore è messo di fronte a sé stesso grazie a un sistema di telecamere gesture recognition in tempo reale: uno spazio trasformativo dove, ancora una volta, è la luce ad attivare una riflessione profonda sulla nostra condizione di esseri umani. Il viaggio tra le Porte Sante diventa così una metafora di una spiritualità universale nel segno di un impegno per le pari dignità di tutti, nell’ottica di una solidarietà espressa attraverso il linguaggio dell’arte, perché come ha dichiarato il pittore tedesco Gerhard Richter: «L’Arte è una forma di speranza». L’affermazione di Richter trova una perfetta aderenza nel lavoro di Annalaura di Luggo poiché interventi come quello pensato per Il Pantheon rappresenta una vera e propria forma di resistenza ai progressivi processi di omologazione della società contemporanea sempre più ammaliata da luoghi comuni. Oculus-Spei è una lente d’ingrandimento sul valore dell’Arte intesa sia come “sguardo” critico dissolvente che con lucidità disvela le molteplici contraddizioni del reale e sia come “sguardo” rinnovato che può aprirci la vista (interiore) a possibili orizzonti. Annalaura di Luggo ci spinge ad una visione analitica dei temi trattati non negando mai la matrice cristiana del suo lavoro, ma ben consapevole quanto l’Arte, nel senso laico del termine, sia capace di andare oltre quel conformismo dilagante che seduce costantemente il nostro presente. Le cinque “porte” che contaminano lo spazio diventano forme enigmatiche in grado di suscitare l’immaginario degli astanti; sono totem arcaici che con il loro disvelamento offrono una rivelazione epifanica. Ed è la “forza generatrice” dell’Arte a materializzare sulla superficie del monolite un deus ex machina pronto ad accompagnare l’uomo verso un percorso di conoscenza. Solo così l’Arte diventa davvero una forma di speranza. Dal 4 dicembre l’installazione sarà visibile durante i consueti orari di visita del Pantheon, previo acquisto del biglietto di ingresso. Per informazioni: dms-rm.pantheon@cultura.gov.it e per prenotare la propria visita: www.museiitaliani.it/musei Biografia Annalaura di Luggo (1970) è nata a Napoli dove vive e lavora. Il suo percorso si muove prevalentemente tra ricerca multimediale, fotografia, video e regia. Le sue opere e le sue installazioni sono realizzate attraverso la fusione di tecnologia e manualità e dialogano con il fruitore che è spesso protagonista dell’azione. Questo è portato a riflettere su questioni sociali e ambientali. Annalaura di Luggo ha affrontato temi come i diritti umani (“Never Give Up”, Carcere Minorile di Nisida; “Human Rights Vision” per la Fondazione Kennedy di New York), la cecità (“Blind Vision” presentato alle Nazioni Unite ed al Consolato Italiano di New York), il mondo animale (“Sea Visions / 7 punti di vista”), la natura e la biodiversità (“Genesis” per la 58ma. Biennale di Venezia). Il progetto, denominato Napoli Eden, con l’utilizzo di alluminio riciclato per la costruzione di quattro grandi installazioni pubbliche site-specific ha incoraggiato il dibattito sulla sostenibilità nel capoluogo campano, ispirando la realizzazione del docu-film “Napoli Eden”, diretto da Bruno Colella, che ne racconta il processo creativo. “Napoli Eden” si è qualificato alle nominations agli Oscar 2021 per la categoria Best Documentary Feature. L’alluminio riciclato e la monumentalità sono presenti anche nell’intervento installativo in “Collòculi > We Are Art”, una grande iride scultorea capace di trasmettere contenuti multimediali ed immersivi. Il lavoro è stato presentato in anteprima presso la Fondazione Banco Napoli del capoluogo campano e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli | MANN. Le fasi di realizzazione di Collòculi sono il focus del documentario “We Are Art Through the Eyes of Annalaura”, diretto dalla stessa artista, la cui narrazione oscilla tra video arte e cinema sperimentale. Il documentario si è qualificato per la “Consideration” agli Oscar 2023, nella categoria Best Documentary Feature e Best Song. Vasta la sua bibliografia, con interventi dei maggiori critici d’arte e personalità internazionali del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Paul Laster, Stephen Knudsen, Rajsa Clavijo, Timothy Hardfield, Paco Barragán, Stefano Biolchini, Hap Erstein, Francesco Gallo, Irene Galuppo, Aldo Gerbino, Giulia Gueci, Marcello Palminteri, Demetrio Paparoni, Gabriele Perretta, Antonello Tolve, Vincenzo Trione, Andrea Viliani. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Tra le mostre personali più recenti si ricordano: “Multum animo vidit” presso il PAN-Palazzo delle Arti, Napoli; “Oscurità e sommersione”, presso il Complesso Monumentale dello Steri a Palermo; “Collòculi / Intro-Spectio”, Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano; Collòculi @Pompeii, Parco Archeologico di Pompei. Il suo lavoro è trattato da numerose gallerie in Italia e all’estero, ed in particolare da JUS Museum / Arti Contemporanee (Napoli) che promuove le sue opere attraverso mostre pubbliche e private e nelle principali fiere d’arte. Ha realizzato installazioni permanenti (Museo dell’Istituto P. Colosimo di Napoli, Museo del Carcere di Nisida), temporanee ed interattive
Beatrice Cignitti IL CANTO DEL BUIO E DELLA LUCE

Venerdì 29 novembre 2024 alle ore 17.00 la Casa Museo Hendrik Christian Andersen diretta da Maria Giuseppina Di Monte, afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma guidato dal Direttore Generale Musei Prof. Massimo Osanna, inaugura la mostra di Beatrice Cignitti “Il canto del buio e della luce”. La mostra, curata da Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, raccoglie una ventina di opere su carta, disegni in bianco e nero realizzati dall’artista Beatrice Cignitti negli ultimi anni. Essi costituiscono una sorta di dialogo che traccia le connessioni più o meno segrete fra i tre scultori Andersen, Rodin e Michelangelo, di cui Beatrice Cignitti presenta le diverse interpretazioni ispirate ad alcune opere dei tre maestri. “L’esposizione” – scrive Maria Giuseppina Di Monte – “prende il via dalla forza dell’immagine volano (le mani de La Cattedrale ispirata a Rodin) che guida l’artista nel suo percorso che è artistico ed esistenziale, alla ricerca di quel legame profondo fra arte e vita oltre che ricerca del senso e dell’intreccio insolubile fra le due, all’ insegna di un linguaggio poetico-onirico che pervade i lavori di Beatrice Cignitti sospesi fra realtà e sogno, fisicità e spiritualità, occultamento e disvelamento. Un viaggio che ci permette di dialogare col passato e di trarne, pensiamo, utili insegnamenti”. “A ben vedere” – scrive Gabriele Simongini nel testo di presentazione alla mostra – “tutti i disegni di Beatrice Cignitti hanno la qualità dell’apparizione, sembrano arrivare dal profondo più abissale per poi scintillare davanti ai nostri occhi incantati come per dirci la preziosità di ogni cosa”. Beatrice Cignitti è nata a Roma nel 1966. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico “Enzo Rossi” (ex Istituto Statale d’Arte per la decorazione e l’arredo della Chiesa), dove ha studiato sotto la guida dello scultore Giovanni Dragoni, ha proseguito gli studi di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, con il maestro Enzo Brunori. Diplomata nel 1990, ha trascorso un periodo di studio presso la Facultad De Bellas Artes di Tenerife. Ha conseguito il primo premio al concorso di pittura indetto dall’Istituto Catel di Roma presso l’Accademia Tedesca di Villa Massimo nel 1991. Tra le mostre personali si ricordano in particolare quella presso il Complesso del Vittoriano (Altare della Patria) a Roma nel 2000, nel 2001 presso la Galerie Theater di Wolfsburg (Germania) in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, nel 2010 presso la Galleria Andrè (Roma), nel 2016 alla Galleria Porta Latina (Roma), e nel 2023 alla Galleria Monogramma (Roma). Su segnalazione di Vittorio Sgarbi, ha partecipato, nel 2011, alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia (Palazzo delle Esposizioni, Torino), e all’edizione 2016 di Spoleto Arte. Ha svolto attività didattica, dal 2017 al 2021 come docente nella Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 2021 insegna Disegno all’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Hanno scritto di lei: Maria Teresa Benedetti, Lorenzo Canova, Marco Di Capua, Loredana Finicelli, Gianfranco Galante, Guido Giuffrè, Danilo Maestosi, Gabriella Pace, Arnaldo Romani Brizzi, Giuseppe Sevaggi, Gabriele Simongini, Cesare Vivaldi, Marianne Winter. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2025 ed è inclusa nel biglietto d’ingresso alla Casa Museo. Comunicato stampa
Forme e colori dall’Italia preromana. Canosa di Puglia

È stata inaugurata ieri a Castel Sant’Angelo a Roma, la mostra “Forme e colori dell’Italia preromana. Canosa di Puglia”, a cura di Massimo Osanna e Luca Mercuri, nell’ambito del progetto Il racconto della bellezza, un programma di mostre e iniziative negli Istituti Italiani di Cultura all’estero. Frutto di un accordo di cooperazione sottoscritto nel gennaio 2023 tra la Direzione generale Musei del Ministero della cultura e la Direzione generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il programma ha come obiettivo la valorizzazione e la promozione all’estero del patrimonio culturale italiano, conservato nei depositi dei musei e dei parchi archeologici statali. La mostra è stata inaugurata a luglio 2023 alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella nell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile, è stata poi esposta negli Istituti Italiani di Buenos Aires in Argentina, di San Paolo in Brasile, per poi giungere al Museo Nacional de Antropologìa di Città del Messico, il racconto prosegue a Castel Sant’Angelo, uno dei musei più famosi e visitati d’Italia, per confermare l’importanza e la rilevanza culturale di questo progetto. Dal 19 novembre 2024 al 16 febbraio 2025 è ospitata nelle Salette Pio IV accessibili dal Giretto Breve, aperte al pubblico per l’occasione. All’inaugurazione sono intervenuti il Presidente della VII Commissione (Cultura, Scienze e Istruzione) alla Camera dei Deputati, on. Federico Mollicone, il Direttore Generale Musei MiC e curatore della mostra, prof. Massimo Osanna, il Vice Direttore Generale per la diplomazia pubblica e culturale MAECI e Direttore centrale per la promozione della lingua e della cultura italiana all’estero, dott. Filippo La Rosa, il Direttore delegato di Castel Sant’Angelo e curatore della mostra, dott. Luca Mercuri, la Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, dott.ssa Stella Falzone e il sindaco di Canosa di Puglia, Vito Malcangio. Hanno inoltre partecipato l’arch. Francesco Longobardi, Direttore delegato del Castello Svevo di Bari – Direzione regionale Musei nazionali Puglia, l’arch. Anita Guarnieri Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Foggia e Barletta-Andria-Trani, la dott.ssa Francesca Romana Paolillo, Soprintendente nazionale per il Patrimonio Subacqueo e Sergio Fontana, Presidente della Fondazione Archeologica Canosina. L’esposizione illustra un momento significativo della storia dell’Italia antica, precedente all’unificazione portata a termine da Roma e si concentra sui Dauni, una popolazione che abitava l’area settentrionale dell’attuale Puglia e parte della Basilicata, mettendo al centro dell’attenzione un popolo dell’Italia preromana e un’epoca della storia del nostro Paese meno nota. I reperti esposti – armature, ceramiche, gioielli e ornamenti – raccontano Canosa, uno dei centri più importanti dell’area dove, tra il IV e il II secolo a.C., i cosiddetti Principi, personalità di spicco dell’élite locale, furono sepolti in ipogei (tombe a camera familiari, scavate nel tufo locale) con un ricco corredo funerario che esibiva lo status sociale del defunto alla comunità. Tra tutti spiccano i vasi policromi e plastici – dal peculiare colore rosa intenso – arricchiti da figurine applicate, che rappresentano una produzione originale delle botteghe canosine dell’epoca, ma anche due oggetti straordinari come il diadema in oro e pietre preziose, decorato da fiori, bacche e foglie mobili, e uno scettro in lamina aurea, custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto, appartenuti in origine a una donna canosina, sicuramente di rango regale. I materiali esposti provengono dai depositi e dalle collezioni di alcuni dei principali musei della Puglia, il Museo Archeologico Nazionale di Canosa di Puglia, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, il Museo Archeologico di Santa Scolastica di Bari, nonché della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia e della Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. In mostra sono presenti anche reperti recuperati durante le operazioni di contrasto al commercio clandestino di beni culturali condotte dal Comando Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale. Il prof. Osanna, Direttore generale Musei dichiara: “la mostra racconta la storia di un’Italia ancora poco nota al grande pubblico, che parla di incontri, contaminazioni e dialoghi tra culture diverse. Questi temi, che animavano il Mediterraneo antico, continuano a essere di straordinaria attualità, ricordando l’importanza del confronto e dell’apertura verso l’altro per costruire una società più consapevole e inclusiva”. “Questo progetto costituisce un esempio virtuoso di diplomazia culturale e di come il racconto del nostro patrimonio unito alla promozione dei territori che hanno prodotto e oggi conservano questa ricchezza, sia uno dei nostri maggiori asset, capace di rafforzare la nostra influenza sui principali tavoli geopolitici globali” afferma Filippo La Rosa, Vice Direttore Generale per la diplomazia pubblica e culturale MAECI e Direttore centrale per la promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. Vito Malcangio, Sindaco di Canosa di Puglia evidenzia come “lo straordinario patrimonio archeologico di cui Canosa dispone continua a far parlare di sé, sia in Italia che nel mondo. Questo evento inorgoglisce la mia comunità che con gioia è sempre più consapevole che la strada intrapresa per far conoscere le nostre ricchezze storico-culturali, sia quella giusta”. Comunicato stampa LA MOSTRA E’ STATA PROROGATA FINO AL 16 FEBBRAIO 2025 Crediti fotografici: Maximiliano Massaroni
Wixarika Arte Sacra. Mostra al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Wixarika Arte Sacra. La musica e le tradizioni mistiche nell’Arte Wixarika Roma, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali 25 ottobre 2024 – 25 gennaio 2025 In occasione del 150° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Messico e Italia, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, presenta, insieme all’Ambasciata del Messico in Italia e alla Fondazione Hermes Music A.C., la mostra Wixarika Arte Sacra. La musica e le tradizioni mistiche nell’Arte Wixarika, a cura di Roxana Drexel e Sonia Martone con fotografie di Regina Alcocer. L’esposizione, aperta al pubblico dal 25 ottobre 2024 al 25 gennaio 2025, è dedicata a un’eccezionale collezione di strumenti musicali creati dalla comunità Wixárika di Jalisco, allestiti in dialogo con gli strumenti del Museo. Questi straordinari manufatti, creati sotto l’ispirazione d’arte huichol, appartengono alla collezione della Fondazione Hermes Music e rappresentano a pieno le tradizioni e la mistica della cultura wixárika. I Wixáritari sono un gruppo indigeno che vive principalmente nelle regioni montuose di Jalisco, Nayarit e Zacatecas, in Messico. Hanno mantenuto pressoché intatte le loro tradizioni e la loro visione del mondo, basata su un profondo rapporto con la natura e la sua sacralità, evidente nei rituali, nei pellegrinaggi e, naturalmente, nelle espressioni artistiche. Ogni strumento musicale riflette aspetti peculiari della cultura e del pensiero wixárika e dietro ogni strumento, oltre alle mani del suo creatore, ci sono persone, storie, riti, preghiere, che attendono solo di essere raccontate. “Te yunait haiwit a te mu uwa, nita teyunait yaxeik a te kwate hau hu” “Tutti viviamo sotto lo stesso cielo, ma nessuno vede lo stesso orizzonte” Comunicato stampa
SalvArti. Dalle confische alle collezioni pubbliche

È stata inaugurata mercoledì 16 ottobre 2024 alle 11.30, alla Casa Museo Hendrik Christian Andersen di Roma, l’anteprima della mostra “SalvArti. Dalle confische alle collezioni pubbliche”, con cui si presenta una selezione di 25 opere d’arte contemporanea, sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata e ora restituite alla collettività. La mostra, aperta fino al 21 novembre 2024, costituisce l’anteprima romana di una più ampia esposizione, programmata nei prossimi mesi al Palazzo Reale di Milano (2 dicembre 2024 – 26 gennaio 2025) e al Palazzo della Cultura di Reggio Calabria (8 febbraio 2025 – 27 aprile 2025). All’inaugurazione sono intervenuti il Sottosegretario di Stato alla Cultura On. Gianmarco Mazzi, il Sottosegretario all’Interno On. Wanda Ferro, il Direttore dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) Prefetto Maria Rosaria Laganà, il Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi. «La mostra SalvArti – commenta il Direttore generale Musei Massimo Osanna – rappresenta una buona pratica sotto numerosi punti di vista, dalla valorizzazione del patrimonio culturale, anche quale strumento di promozione della legalità, alla collaborazione tra diverse istituzioni. L’esposizione, che si apre a Roma, per poi proseguire a Milano e Reggio Calabria, consente la fruizione di opere di rilevante interesse storico-artistico e al tempo stesso offre un’opportunità di riflessione e dialogo sui temi dei valori civici, della consapevolezza e della responsabilità della cittadinanza, rivolta a tutti i pubblici e specialmente alle giovani generazioni». «È stato finalmente restituito al perimetro della legalità, – dichiara il Sottosegretario all’interno Wanda Ferro – grazie al prezioso lavoro svolto dalla Magistratura e dalle Forze dell’ordine, un patrimonio il cui passato è stato adombrato dall’illecita appartenenza alle organizzazioni criminali. Oggi celebriamo non solo la bellezza di opere d’arte straordinarie, ma intendiamo ribadire che ancora una volta lo Stato è presente e vince nella lotta al crimine organizzato. Impedire alle strutture criminali di disporre di ulteriori fonti di sostegno finanziario significa ostacolare la loro proliferazione nel tessuto economico e sociale, a tutela di una crescita sana della società. Ogni bene confiscato che torna a vivere è un simbolo di riscatto, un esempio concreto di come la legalità abbia trionfato sul crimine organizzato. Il valore di queste opere non investe soltanto la sfera artistica e culturale, ma riguarda la storia che le accomuna, essendo state recuperate attraverso complesse procedure di confisca. Oggi tornano ad essere patrimonio dell’intera comunità». «Ancora una volta affermiamo con convinzione un concetto già concretamente espresso sul nostro territorio – afferma il Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà – il potere salvifico dell’arte, della cultura, la sua capacità di generare bellezza e di riaffermare, attraverso una testimonianza potente di recupero e di riproposizione di opere d’arte confiscate, la vittoria del bene sul male, della legalità sulle logiche criminali. Il progetto assume uno straordinario valore istituzionale, con la collaborazione di due realtà territoriali come Reggio Calabria e Milano, con i Ministeri dell’Interno e della Cultura, generando un’alta espressione artistica che assume un’importante valenza anche in chiave sociale. Reggio Calabria ha messo a disposizione la propria esperienza, connettendosi in questa brillante sinergia, che ci accompagnerà nei prossimi mesi attraverso un progetto espositivo a tappe che, siamo certi, sarà l’avvio di nuove ed importanti collaborazioni». «Siamo orgogliosi di contribuire a questa importante iniziativa che, attraverso l’arte, rende visibile il frutto di un impegno collettivo contro la criminalità organizzata – commenta l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi – La mostra SalvArti è molto più di una semplice esposizione di opere confiscate: è un segno tangibile di rinascita, di come beni illecitamente sottratti vengano restituiti alla collettività, arricchendo il nostro patrimonio culturale. Milano, con la sua lunga tradizione artistica e il suo impegno per la legalità, è fiera di essere una delle sedi di questo progetto. La cultura può e deve essere uno strumento di riscatto sociale, in grado di educare e sensibilizzare le nuove generazioni sui valori della legalità e della giustizia. È un’opportunità per tutti noi di riflettere sul potere dell’arte come veicolo di cambiamento». Il progetto espositivo L’anteprima romana si inserisce nel più ampio progetto espositivo “Arte per la cultura della legalità”, che comprende anche le due mostre di Milano e Reggio Calabria, a cura della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), del Comune di Milano e della Città Metropolitana di Reggio Calabria, in collaborazione con il Ministero dell’Interno. L’obiettivo è di restituire alla collettività un patrimonio culturale a lungo invisibile al grande pubblico, ricontestualizzando le opere in sedi museali e dando al contempo risalto al ruolo e all’impegno delle istituzioni coinvolte – fra cui il Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio culturale e la Guardia di finanza – nel lungo e virtuoso processo necessario per recuperarle e per verificarne l’autenticità e l’interesse culturale da parte del Ministero della Cultura, con il coinvolgimento di Segretariato regionale del Lazio, Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio (Servizio III – Tutela del patrimonio storico, artistico e architettonico e Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia), Soprintendenza speciale Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma, Direzione generale Musei, Direzione generale Creatività contemporanea. Dopo la mostra collettiva temporanea che si terrà a Milano e a Reggio Calabria, alcune opere saranno consegnate agli istituti museali di Milano (Pinacoteca di Brera – Palazzo Citterio), Roma (Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, Museo delle Civiltà e Istituto centrale per la grafica), Napoli (Castel Sant’Elmo e Museo del Novecento) e Cosenza (Galleria nazionale di Cosenza), mentre altre 22 opere, provenienti da Reggio Calabria, ritorneranno in sede dove sono esposte sin dal 2016 nelle collezioni permanenti del Palazzo della Cultura “P. Crupi” dalla Citta Metropolitana di Reggio Calabria, prima realtà museale interamente dedicata alla restituzione alla collettività di un patrimonio culturale confiscato alla criminalità organizzata. La mostra La mostra presenta opere di grafica, pittura, scultura, installazioni e stampe fotografiche, ordinate secondo criteri cronologici e tematici, arricchiti
Mastroianni. Ieri, Oggi, Sempre. Mostra a Castel Sant’Angelo

Mastroianni. Ieri, Oggi, Sempre Da domani a Castel Sant’Angelo la mostra tributo, un omaggio fotografico alla leggenda del cinema italiano 100 foto per 100 anni Roma, 11 ottobre 2024 – Si è tenuta oggi, a Castel Sant’Angelo, l’anteprima istituzionale della mostra Mastroianni. Ieri, Oggi, Sempre alla presenza del Direttore generale Musei Massimo Osanna, del Presidente della Commissione VII Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati Federico Mollicone, della Presidente di Istituto Luce Cinecittà Chiara Sbarigia e del curatore Gian Luca Farinelli. L’esposizione aprirà al pubblico domani 12 ottobre fino al 16 febbraio 2025. La mostra tributo in occasione dei cento anni dalla nascita di Marcello Mastroianni, evento ufficiale della diciannovesima Festa del Cinema di Roma, imperdibile per tutti gli amanti del cinema italiano e della fotografia d’autore, raccoglie una straordinaria collezione di scatti fotografici che ripercorrono la carriera e la vita della grande leggenda del cinema italiano, uno degli attori più iconici del nostro tempo e simbolo della “Dolce Vita”. Promossa dall’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma del Ministero della Cultura, l’esposizione è curata da Gian Luca Farinelli, Direttore della Cineteca di Bologna, con il patrocinio della Regione Lazio, ed è organizzata da Civita Mostre e Musei in collaborazione con Fondazione Cinema per Roma, Cineteca di Bologna, Archivio Storico Istituto Luce, Biblioteca Museo Teatrale SIAE, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, Rai Teche e con il contributo di archivi privati. Intitolata “Ieri, Oggi, Sempre” in omaggio ad uno dei film più famosi di Mastroianni, la mostra offre un viaggio visivo nella storia del cinema italiano attraverso l’obiettivo di celebri fotografi che hanno catturato momenti intimi e pubblici del divo; 100 foto per 100 anni, in un viaggio unico e affascinante attraverso i momenti più iconici e significativi della vita di Marcello Mastroianni che è stato un ambasciatore del cinema italiano nel mondo. La sua eleganza, la sua ironia e la sua capacità di dare vita a personaggi complessi e affascinanti lo hanno reso una leggenda. Le immagini esposte esploreranno le molteplici sfumature dell’attore, non solo nei suoi ruoli cinematografici più celebri, ma anche nella sua dimensione privata, lontano dai riflettori cercando di svelare anche i meccanismi dietro le quinte attraverso un percorso coinvolgente ed interattivo. Il percorso espositivo si snoda su due temi fondamentali: uno on set con focus su alcuni momenti durante gli spettacoli o le riprese, ed uno off set che rivela al visitatore l’uomo Marcello Mastroianni, approfondendone il personaggio e raccontando la sua storia. Come evidenzia il Direttore generale Musei Massimo Osanna, Castel Sant’Angelo si conferma ancora una volta un punto di riferimento fondamentale per l’incontro e il dialogo tra diversi linguaggi e discipline, con le sue mostre che spaziano dalla fotografia, all’arte, all’archeologia, al cinema. Quello che oggi si inaugura è un progetto corale, di collaborazione tra una pluralità di istituzioni, dedicato a una figura iconica della cultura italiana e internazionale, in un luogo altrettanto simbolico per il nostro patrimonio. L’obiettivo della mostra ‘Ieri, Oggi, Sempre’ non è solo commemorare attraverso la fotografia uno dei più grandi personaggi del cinema italiano e mondiale, ma valorizzare gli aspetti della sua vita e della sua arte che non sono conosciuti e ciò che – dopo cento anni dalla sua scomparsa – ha rappresentato per la nostra società e il nostro sistema culturale. L’esposizione è frutto di uno sforzo istituzionale comune volto all’esaltazione di quella naturalezza malinconica e umanità ironica che hanno scritto la storia della cultura italiana del secondo Novecento e che lo hanno fatto amare dagli italiani come uno di loro. Da sempre sosteniamo iniziative come questa, afferma Federico Mollicone Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Dichiara Gian Luca Farinelli, curatore della mostra: Nel paese dei mostri sacri e degli istrioni, Mastroianni ha saputo diventare la presenza più umana e carismatica, il divo più internazionale, coltivando uno stile nell’ombra, senza eccessi, senza abusi, preferendo le inflessioni interiori. Anche per questo non lo si può confondere con nessun altro, né lo si può dimenticare. La sua silhouette così discreta, senza parole inutili, così autoironica, ha portato nel mondo intero un’idea della nostra civiltà, della nostra cultura, che ben pochi altri hanno saputo offrire con la stessa eleganza. Comunicato stampa MOSTRA PROROGATA FINO AL 16 FEBBRAIO 2025 Immagini La Dolce Vita © Reporters Associati & Archivi-Cineteca di Bologna La Dolce Vita © Reporters Associati & Archivi-Cineteca di Bologna La Dolce Vita © Reporters Associati & Archivi-Cineteca di Bologna Otto e mezzo © Collezione Maraldi La città delle donne © Reporters Associati & Archivi-Cineteca di Bologna Foto dell’allestimento, © FMantova
Papi e Santi marchigiani a Castel Sant’Angelo. Mostra

Papi e Santi marchigiani a Castel Sant’Angelo Da domani la grande mostra a Castel Sant’Angelo a Roma Un viaggio tra arte, cultura e spiritualità nell’anno del Giubileo 2025 Roma, 2 ottobre 2024 – Domani apre la grande mostra “Papi e Santi marchigiani a Castel Sant’Angelo”, che il pubblico potrà scoprire, inclusa nel biglietto d’ingresso al Castello, dal 3 ottobre 2024 fino al 2 marzo 2025, nella suggestiva cornice delle Sale dell’Armeria Superiore. Un’esposizione ricca di materiali, documenti e testimonianze, molti dei quali provenienti dal territorio marchigiano, opere del tutto inedite o poco note, che testimonia la connessione di Roma – città Eterna dei Papi dove passato e presente appaiono indissolubilmente legati – e del suo patrimonio storico, artistico e culturale con le Marche. La mostra è promossa dalla Regione Marche, dall’ATIM Agenzia per il Turismo e per l’Internazionalizzazione delle Marche, con la collaborazione della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura e dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, con il patrocinio di Giubileo 2025 e Conferenza Episcopale Marchigiana. Prodotta e organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia con la curatela di Marco Pizzo e di Maria Cristina Bettini. Le Marche, tra storia e cultura, hanno tessuto nel corso dei secoli un legame profondo con la Chiesa cattolica. Il loro passato, intimamente connesso con lo Stato Pontificio, dominio temporale dei papi, ha contribuito a plasmare l’identità e il tessuto sociale della regione. L’autorità e l’influenza della Chiesa hanno permeato molteplici aspetti della società marchigiana, guidando le istituzioni, ispirando opere d’arte sacra e delineando le pratiche culturali e spirituali della popolazione. Le Marche rappresentano un crocevia di storia e fede, dove il patrimonio religioso si fonde armoniosamente con il tessuto della vita quotidiana, caratterizzando le radici culturali della regione e rafforzandone il ruolo centrale nella storia ecclesiastica dell’Italia. L’obiettivo è quello di far affiorare l’intreccio tra arte, cultura e spiritualità, il profondo e persistente legame con il territorio marchigiano, coinvolgendo e catturando la curiosità di turisti, amatori e devoti verso la scoperta di questi luoghi. Le figure dei santi marchigiani sono riuscite a caratterizzare perfettamente le istanze del loro tempo divenendo punti di riferimento religioso e artistico come, ad esempio, San Nicola da Tolentino. “La mostra ‘Papi e Santi marchigiani a Castel Sant’Angelo’ – dichiara Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche – offre un viaggio straordinario attraverso la storia, l’arte e la spiritualità che unisce il territorio marchigiano alla Città Eterna. L’esposizione, che si snoda tra documenti preziosi e opere inedite, celebra il legame profondo tra le Marche e la Chiesa cattolica, rivelando l’influenza che i papi e i santi nati in questa regione hanno avuto nel plasmare la cultura ecclesiastica e artistica italiana. Un’occasione imperdibile per immergersi in una storia di fede e arte in un museo prestigioso come Castel Sant’Angelo, ma anche un’importante vetrina per la promozione del territorio marchigiano. Attraverso il dialogo tra arte sacra e storia ecclesiastica, questa esposizione invita infatti i visitatori ad esplorare la nostra regione per scoprirne le radici culturali e spirituali. Abbiamo dunque un’opportunità unica per valorizzare il patrimonio delle Marche, attirando l’attenzione di turisti, studiosi e appassionati d’arte verso un territorio ricco di tradizioni, paesaggi e cultura, favorendo così la crescita del turismo e la conoscenza delle sue eccellenze”. Prosegue S.E.R. Mons. Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e incaricato da Papa Francesco all’organizzazione del Giubileo 2025: “Mentre mi congratulo per la lodevole iniziativa, auspico che i visitatori possano trasformarsi ‘Pellegrini di Speranza’ e che nel loro cammino verso la Porta Santa possano essere edificati dalle eminenti personalità che questa mostra desidera raccontare”. “Questa mostra nasce dalla storia e dalla straordinaria fecondità spirituale e culturale della terra marchigiana – spiega S.E.R. Mons. Nazzareno Marconi, presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana – Le Marche sono cristiane grazie a Roma ma, essendo una terra feconda e grata, hanno ben presto preso a restituire a Roma una grande ricchezza di fede, di cultura, di vita cristiana. È così che fin dal IV secolo dalle Marche cristiane sono sorti i primi santi la cui fama ha raggiunto Roma, come San Marcellino di Ancona citato da San Gregorio Magno. Ancora di più nel Medioevo, le Marche hanno restituito a Roma il dono della fede attraverso nuove vie di pellegrinaggio dove già dalla fine del 1200, sono giunti nell’Urbe, i primi grandi papi marchigiani. Poi ‘dal cielo’ il 10 dicembre 1294 avveniva la ‘Venuta’ della Santa Casa a Loreto. Giunta dal cielo la Santa Casa darà origine ad una terza strada di legame tra Roma e le Marche, una via più celeste che terrestre, segnata dai passi dei pellegrini e sulla quale i papi ed i santi marchigiani prenderanno ad andare e venire da Roma: La via Lauretana”. Dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale Musei, nella prefazione al catalogo della Mostra: “Nella precipua ottica di lettura e interpretazione delle realtà territoriali, la mostra guarda al panorama di abbazie, monasteri e luoghi di pellegrinaggio della regione e entra al suo interno, per rivelarne le storie, in un intrigante intreccio di voci, volti, tradizioni e memorie antiche che riescono ad attualizzarne la potente portata e a diffonderne il messaggio, dialogando sapientemente con la contemporaneità. E così le figure dei nove papi, alle quali le Marche hanno conferito i natali, vengono analizzate attraverso i tratti più caratteristici e significativi del rapporto tra territorio e fede, tratteggiando un quadro inedito e affascinante”. La mostra sarà divisa in 3 sezioni: nella prima vedremo il racconto dei papi (età medievale, età moderna, Risorgimento) attraverso biografie ed elementi che li contraddistinguono come ritratti, medaglie, oggetti legati alla loro committenza. Come nel caso del tabernacolo di El Greco legato alla figura del Papa Sisto V. Nella seconda i santi e i beati (San Marcellino, San Nicola da Tolentino, il Beato Sante, San Giacomo della Marca, Santa Camilla Battista da Varano, San Giuseppe da Copertino, Santa Veronica Giuliani, Santa Maria Goretti) attraverso incisioni, quadri, oggetti di culto e di valore spirituale come le preziose pagine dell’Evangelario di San Marcellino risalente al
Mostra LA DUCHESSA DI VALMONT AL VILLINO BONCOMPAGNI LUDOVISI

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2024 dal tema “Il Patrimonio in cammino” la Casa Museo Boncompagni Ludovisi apre al pubblico la mostra La Duchessa di Valmont al villino Boncompagni Ludovisi, a cura di Matilde Amaturo e Valentina Filamingo. L’esposizione presenta al pubblico una recente donazione di moda e costume da parte dell’artista pittrice Antonia Di Giulio. Si tratta di un abito settecentesco del costumista Gabriele Mayer per il film “Valmont” con cui Antonia Di Giulio inizia negli anni Novanta un percorso artistico insieme a Mario Schifano. Complice la fotografia, la Di Giulio viene immortalata dall’artista esponente della pop art italiana nel suo atelier/abitazione in via delle Mantellate a Roma mentre indossa l’abito che le valse l’appellativo di “duchessa di Valmont della pittura” nella definizione del critico Achille Bonito Oliva. Il personaggio della Duchessa nasce nel luglio del 1991 e termina nell’autunno 2023 con un evento di addio negli spazi di Capitolium Art, un tempo atelier di Schifano in via delle Mantellate. La donazione nella primavera 2024 del costume della duchessa di Valmont alla Casa Museo Boncompagni diventa pretesto per proporre al pubblico il ritorno del personaggio e il suo incontro “virtuale” con la principessa Alice Blanceflor de Bildt nel villino Boncompagni Ludovisi che ospita il museo. Ne nasce un dialogo muto tra due donne elegantemente vestite, la duchessa Antonia e la principessa Alice accompagnato dall’esposizione del costume di scena di Mayer e da una serie di scatti fotografici, tra cui quelli di Mario Schifano. Antonia Di Giulio è nata a Sabaudia, vive e lavora a Roma. È stata allieva di Paolo Cotani, nel 1987 si è laureata in Storia dell’Arte presso l’Università “La Sapienza” di Roma. I suoi primi lavori risalgono alla fine degli anni 70 e trovano ispirazione nel mondo concettuale e nel minimalismo. La ricerca sul colore bianco è una caratteristica costante delle opere di quel periodo. Nei primi anni 80, restando fedele alla pittura-pittura, crea opere di grande formato, per lo più bianche con accenni di colore, argenti, grigi, celesti etc. Nel 1988 è a New York ospite della pittrice Natalie Edgar e del marito, lo scultore Philip Pavia, pioniere negli Stati Uniti dell’avanguardia astratta. Pavia fu uno dei fondatori del Club, un gruppo di artisti, scrittori e intellettuali come William de Kooning, Barnett Newman, Robert Motherwell e Leo Castelli; artefice delle conferenze organizzate dal Club e dalla rivista IT IS a cui parteciparono Hannah Arendt, Joseph Campbell e John Cage. Sempre a New York Ralph Gibson la ritrae per la sua opera di “New York from the italian series” che esce pubblicata su Darkroom Photography, May 1990. L’incontro con Mario Schifano è del 1990. Nasce una grande e profonda amicizia e una vitale collaborazione artistica. La fotografia è il mezzo naturale di questo scambio artistico. Apertura mostra: 28 settembre ore 19.30-22.30 (ultimo ingresso ore 22.00) La mostra sarà aperta dal 29 settembre al 3 novembre con i consueti orari (9.00-19.30)
Reinhard Pfingst LE OASI DEL TERZO MILLENNIO

Lunedì 9 settembre 2024 alle ore 17.00 la Casa Museo Hendrik Christian Andersen diretta da Maria Giuseppina Di Monte, afferente all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma guidato dal Direttore Generale Musei Prof. Massimo Osanna, inaugura la mostra “Le oasi del terzo millennio” di Reinhard Pfingst. L’esposizione, curata da Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, presenta per la prima volta la ricerca pluriennale dello scultore tedesco-nipponico, romano adottivo da quarant’anni, sulla poeticità contemplativa degli spazi, che si articola prevalentemente in una serie di plastici architettonico-scultorei in scala. La mostra è completata da alcune sculture in marmo e materiali sintetici, da una scelta di bozzetti dall’acceso cromatismo e da alcuni studi pittorici, configurando la visione complessiva dell’artista di luoghi e spazi ideali, concepiti e realizzati con mezzi e modalità artistici, in cui recarsi per riflettere, meditare, contemplare. Nell’introduzione alla mostra della Direttrice Maria Giuseppina Di Monte si legge: Reinhard ci introduce in una dimensione inedita per il museo Andersen con una mostra che si situa al crocevia fra scultura, architettura e design, dedicando grande attenzione e cura al rapporto col contesto. L’artista è infatti molto sensibile al luogo col quale interagisce, calibrando pieni e vuoti, misure e cromie, usando lo spazio come un campo di forze, esattamente come fa il pittore con la tela: costruendo un microcosmo all’interno di quello museale dal quale assorbe stimoli, suggestioni, echi che traduce in oggetti proporzionati, dai colori squillanti alternati a puri monocromi. Reinhard ha interpretato il lessico architettonico e decorativo andersiano restituendo, attraverso piccoli costrutti, modelli in mini-scala di fontane, teatri o anche di singoli oggetti, delle immagini che sintetizzano la fusione fra architettura e scultura, tema indagato in una recente mostra che il museo ha dedicato all’esplorazione di questo affascinante connubio che trova nel progetto della città ideale di Hendrik Andersen una compiuta esemplificazione. Scrive il curatore : “Reinhard è legato ad Hendrik Christian Andersen, scultore nordico come lui e come lui votato all’Utopia di un mondo migliore, da una profonda vocazione architettonica e anche dalla capacità di vedere nel nostro Paese quella abbagliante identità e vocazione umanistica che noi italiani invece non sappiamo più sentire come nostra, drammaticamente. Così, in rapporto ideale con l’armonia della grande “Fontana della Vita” progettata da Andersen nella sua Casa/Museo, Reinhard presenta le proprie oasi visive, modelli di ambienti, incentrati ciascuno su una scultura, che ci invitano a sostare, a contemplare, a riflettere, a respirare meglio. Realizzati con materiali semplici e poveri, nel contesto di un periodo economicamente difficile per il nostro artista, hanno il loro punto di forza nella sintonia assoluta fra forme architettoniche e scultoree, sotto il segno di una musicalità e di una leggerezza che è danza nello spazio, tanto che varie opere plastiche di Reinhard hanno la vitalità guizzante della fiamma, la mobilità imprevedibile di bandiere al vento, il battito di onde e di orizzonti che si accavallano senza sosta. Reinhard propone una contestualizzazione meditativa dell’oggetto plastico e dello spazio circostante, basandosi sulla musicalità visiva della scultura astratta che modula vuoti e pieni come se fossero organismi naturali senza essere mai impositiva e chiusa in rigide geometrizzazioni. Nelle sue origini familiari tedesche e giapponesi hanno finito col convivere una sorta di spirito romantico volto al sublime, la rettitudine morale e un senso di comunione con la natura e il mondo che ha una intensa forza poetica.” La mostra sarà visitabile fino al 6 ottobre. Comunicato stampa