VISSE D’ARTE. GIACOMO PUCCINI E LE SUE OPERE LIRICHE NELLA REINTERPRETAZIONE PITTORICA DI CORRADO VENEZIANO

Dal 19 aprile al 23 giugno 2024 apre al pubblico, negli spazi del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, la mostra VISSE D’ARTE GIACOMO PUCCINI E LE SUE OPERE LIRICHE NELLA REINTERPRETAZIONE PITTORICA DI CORRADO VENEZIANO a cura di Francesca Barbi Marinetti, Cinzia Guido e della direttrice del Museo Sonia Martone. L’iniziativa è promossa dalla Direzione Musei statali di Roma, guidata dal Direttore Generale Musei Prof. Massimo Osanna. In occasione del centenario dalla scomparsa di Giacomo Puccini, Corrado Veneziano presenta il suo ultimo lavoro dedicato espressamente al musicista lucchese. Il ciclo di opere ad olio, dal titolo “Vissi d’arte” è un omaggio personale molto sentito dal poliedrico artista – già autore di opere pittoriche iconiche nonché di pregevoli saggi su teatro e linguistica – che della drammaturgia pucciniana, attraverso la pittura, mira ad esaltare del compositore la forte tensione figurativa, in un dialogo con le note del pentagramma, evocando luoghi e personaggi dei suoi capolavori assoluti, tra cui Tosca, Turandot, Manon, Suor Angelica, La Fanciulla del West, Madama Butterfly. “Dotato di una straordinaria cultura tecnica – afferma Veneziano – Puccini ha anche trasformato, talvolta cancellato e riscritto, passaggi delle opere dei librettisti con cui ha collaborato. E in tutto ciò è riuscito a restituire – nella complessa dialettica che da sempre lega la musica alle parole – un significato omogeneo e una comunicazione visiva di rara potenza. Le sue opere si affermano come capolavori melodici squisitamente musicali, ma diventano anche simboli evocativi su cui si fonda una parte preziosa dell’immaginario contemporaneo.” Dei quindici dipinti in mostra realizzati da Veneziano, dodici di essi richiamano l’intero repertorio operistico pucciniano: con le linee orizzontali parallele tra loro che ricordano spartiti e righe musicali. Tali partiture aeree e pittoriche appaiono separate tra loro da diversi intervalli visivi: corde, fili, rami, scale, onde del mare (e altro ancora) che diventano elementi leggeri ed eterei, quasi desemantizzati e allo stesso tempo orgogliosamente portatori della suggestione primaria di Puccini. Alle opere ispirate ai classici della lirica, se ne aggiungono altre tre: L’Antilisca, un animale immaginario, un pericoloso ma seducente “uccello femminile” che spesso Puccini evocava al fine di spaventare scherzosamente i suoi amici, nella tenuta di Torre del Lago; l’Incipit del Vecchio Testamento, un libro che Puccini “non si stancava mai di leggere e di consigliare” ai suoi conoscenti; una citazione visiva di Paolo e Francesca, ispirata alla Divina Commedia del suo amatissimo Dante Alighieri: un episodio le cui parole Puccini cercò di inserire nel libretto della Fanciulla del West, affinché fosse cantato dalla protagonista. Nel corso delle prossime settimane, sempre all’interno del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali saranno inoltre ospitati una serie di concerti ed incontri a tema, aperti al pubblico, ulteriore occasione congeniale per ricordare questo significativo anniversario pucciniano in un luogo che celebra la musica e la evoca attraverso i mezzi che ne permettono l’espressione. Non a caso il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali ebbe origine dalla importante collezione di strumenti musicali del tenore Gennaro Evangelista Gorga (1865-1957), che dedicò la quasi totalità del suo patrimonio e della vita al collezionismo, rinunciando ad una carriera lirica fulgida e promettente. Si è scelto, in tal ambito, di porre le opere di Veneziano in diretto dialogo con gli strumenti musicali esposti nel Museo, quasi a indicare un doppio filo narrativo lungo il quale si inserisce lo stesso Evan Gorga, primo acclamato Rodolfo de La Bohème. Corrado Veneziano (Dottorato in Arte e Musica, laurea in Lettere), dopo un primo impegno teatrale (regista con la Biennale di Venezia nelle direzioni artistiche di Maurizio Scaparro) e docente (a Santa Cecilia e all’Accademia nazionale d’Arte drammatica Silvio D’Amico), negli ultimi anni ha concentrato la sua attività creativa nell’ambito squisitamente pittorico. Su entusiastico incoraggiamento di Achille Bonito Oliva, Marc Augé e Derrick de Kerckhove (autori dei primi cataloghi), ha presentato i suoi lavori per la prima volta a Roma nel 2013, e a Bruxelles (Istituto Italiano di Cultura) nel 2014. Nel 2015 ha ideato e realizzato il Logo per la RAI – Prix Italia, e ha poi esposto (tra l’altro) a San Pietroburgo (nella Galleria Comunale Nevskij 8), nel Museo Nazionale d’Arte Moderna di Lanzhou in Cina, nella Chiesa di Saint Florentin di Amboise su invito del Presidente della Repubblica Francese e con il patrocinio del Museo del Louvre. La sua ultima mostra estera – “Dante l’Europeo” – è stata presentata nel 2023 negli spazi espositivi dell’Unione Europea-Comitato delle Regioni, con il patrocinio dell’Ambasciata italiana, dell’ICAS Intergruppo Arte e Cultura della Camera dei Deputati, dell’IIC di Bruxelles, della Regione Lazio, del CNR, di Unioncamere Europa e della Camera di Commercio Belga Italiana. Un’opera di questo ciclo pittorico è diventata il Francobollo dello Stato italiano dedicato all’Inferno di Dante. In Italia ha esposto in molti spazi istituzionali, tra cui nel Complesso Monumentale di Palazzo Valdina del Parlamento Italiano, nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, nel Museo Nazionale Ridola di Matera, nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. Tra i Musei statali e le istituzioni internazionali che hanno acquisito le sue opere (catalogate ed esposte al pubblico), ricordiamo il Museo Ossolinski di Breslavia, la Chiesa di San Nicola di Bruxelles, il Teatro dell’Opera di Bucarest, l’Università di Granada, il Palazzo Municipale di Los Angeles, il Ministero degli Affari Esteri ad Algeri, l’Istituto italiano di Cultura di Tunisi. Una delle sue mostre (13 stele dedicate alle Georgiche virgiliane) è esposta in modo permanente sulla banchina nord dell’Isola Tiberina a Roma. La sua ultima mostra personale italiana – Dipingendo Cavalcaselle. Di tersa mano – si è da poco conclusa nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. Comunicato stampa
GIUSEPPE MODICA. Rotte mediterranee e visione circolare

Dal 23 aprile al 15 settembre 2024 apre al pubblico la mostra Giuseppe Modica. Rotte mediterranee e visione circolare, a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, negli spazi della Casa Museo Hendrik Christian Andersen diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente alla Direzione Musei statali di Roma, guidata dal Direttore Generale Musei Prof. Massimo Osanna. L’evento è realizzato nell’ambito del progetto Giuseppe Modica. Rotte mediterranee sostenuto dal PAC2022-2023 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura che ha permesso l’acquisizione di due opere dell’artista Giuseppe Modica: Melanconia e Mediterraneo (2017, olio su tavola) e Rifrazione. Atelier (2020, olio su tela). Il percorso dell’esposizione si snoda nella sala del primo piano della Casa Museo attraverso una ventina di olii su tela quasi tutti inediti realizzati negli ultimi anni nei quali, come scrive Giuseppe Modica: Il Mediterraneo non è inteso come una mitica Arcadia ma come un luogo segnato da plurime vicissitudini. Modica è un artista affermato in ambito nazionale ed internazionale, tra i principali esponenti di una nuova metafisica nella pittura italiana del secondo Novecento. Nella mostra alla Casa Museo Hendrik Christian Andersen le opere esposte sono caratterizzate da atmosfere enigmatiche che indagano la pittura nelle sue varie articolazioni: da uno spazio misurato e fenomenico della superficie ad uno spazio illusorio ed immaginario della profondità. In questo flusso circolare trovano un ruolo fondamentale il tempo, la luce e la memoria, nelle sue accezioni di memoria personale, culturale, antropologica. Su tutto campeggia il blu perché “è il colore dell’atmosfera e della lontananza […] è anche il colore della spiritualità e della contemplazione. E poi con il blu si accendono tutti gli altri colori, come i rossi e gli ocra che sono l’energia vitale della luce. Il blu è un contrappunto necessario alla luce. È il colore del respiro, della libertà e della vastità del firmamento.” (G. Modica). A distanza di tre anni dalla mostra organizzata nella Casa Museo Hendrik Andersen nel 2021 questo nuovo progetto sull’artista siciliano, che vive e lavora da oltre un trentennio nella capitale, scaturisce dalla vincita del bando della Direzione Generale Arte e Creatività Contemporanea che ha consentito al Museo di acquisire i due dipinti di Giuseppe Modica “Rifrazioni. Atelier” del 2020 e “Melanconia e Mediterraneo. Visione circolare” del 2017. Il titolo “Rotte mediterranee e visione circolare” è programmatico in quanto, diversamente dalla mostra precedente di taglio trasversale, quest’ultima si focalizza sui lavori che hanno per oggetto la migrazione dei popoli mediterranei, tema caro all’artista, la cui casa di famiglia a Mazara del Vallo, si affaccia sul Mare Nostrum e rappresenta un leit motiv ricorrente nelle opere del Maestro. Scrive Maria Giuseppina Di Monte, Direttrice della Casa Museo: “Modica è riuscito a fare ciò che Cézanne insegnava e agognava ovvero realizzare un’immagine, perché questo è il compito della pittura, al di fuori e al di sopra di ogni compromissione linguistica e/o letteraria. Questo principio di verità porta Modica a lavorare con la luce e l’aria: la prima crea il colore e la seconda ne avvolge le forme. Ancora due fattori vanno tenuti in conto: la geometria e la prospettiva, fondamenti irrinunciabili della pittura.” Su tutto aleggia un’atmosfera di mistero, di sospensione ma anche l’amore di Modica per le prospettive enigmatiche di Piero della Francesca e quelle di Antonello da Messina, la passione per le geometrie di Seurat. “Distillando e semplificando sempre di più il suo linguaggio e le sue forme, talvolta quasi scarnificando le presenze oggettuali per giungere a dipingere solo le avventure (come le chiamava Piero Dorazio) della luce e dell’ombra, mantenendo il rigore e l’equilibrio di una strutturazione architettonica che risale anche ai suoi studi giovanili – scrive Gabriele Simongini – Modica riesce perfino, in alcune fra le opere più significative esposte in mostra, a condensare magnificamente in immagini sospese ma intense la tragedia che ha trasformato il Mare Nostrum dei romani in Mare Monstrum… Il Mediterraneo è parte integrante delle origini siciliane di Modica e della sua stessa pittura, innervata da blu che di volta in volta sanno essere pura essenza luminosa o sostanza plastica e comunque, sempre, una sorta di liquido amniotico in cui si concretizzano spazi e tempi sospesi, volti all’eternità circolare.” Note biografiche Giuseppe Modica nasce a Mazara del Vallo nel 1953 e studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1986 si è trasferito a Roma, dove attualmente vive e lavora. È stato titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e Direttore del dipartimento arti visive. Nel 1990 è invitato alla VI Triennale Internazionale dell’Incisione, Palazzo della Permanente, Milano. Nel 1999 è stato invitato alla XIII Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni. Nel 2001 è alla VIII Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea, Il Cairo. Nel 2007 è invitato alla mostra Arte italiana 1968-2007 a Palazzo Reale a Milano a cura di Vittorio Sgarbi. Nel 2011 è invitato alla 54° Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Venezia, Padiglione Italia, Corderie Arsenale. Nel 2023 è nella mostra E la mia patria è dove l’erba trema a cura di Giuseppe Appella alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Hanno scritto di lui, fra gli altri, studiosi come Maurizio Fagiolo dell’Arco, Claudio Strinati, Vittorio Sgarbi, Janus, Guido Giuffrè, Marco Goldin, Giovanni Lista, Sasha Grishin, Gabriele Simongini, Giovanni Faccenda, Francesco Gallo Mazzeo, Marcello Fagiolo, Guglielmo Gigliotti, Franco Fanelli, Giuseppe Appella, Marco Di Capua, Lea Mattarella, Francesca Romana Morelli; letterati e filosofi come Leonardo Sciascia, Antonio Tabucchi, Giorgio Soavi, Massimo Onofri, Rocco Ronchi, Roberto Calasso, Giorgio Agamben, Zhang Xiaoling, Ying Yinfei ed altri. Ha esposto in Italia e all’estero in prestigiose retrospettive e rassegne museali; fra le altre si segnalano: 2022 Schema and Trascendence a cura di Chen Jian e Ying Yinfei al Zhejiang Art Museum di Hang Zhou; 2021 Giuseppe Modica Atelier 1990-2021 a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini presso la Casa Museo Hendrik Christian Andersen di Roma; 2018 Light of memory a cura di Giorgio Agamben e Zhang Xiaoling, Accademia Nazionale Cinese di Pittura, Pechino;
Michele De Luca NEI MONDI

Dal 16 aprile presso la Casa Museo Hendrik Christian Andersen apre al pubblico la mostra di Michele De Luca dal titolo NEI MONDI. L’esposizione a cura di Anna Imponente è l’occasione di vedere riuniti per la prima volta i dipinti che dall’inizio del Duemila meglio contraddistinguono la poetica, l’esplorazione inquieta di un altrove, teatro del cosmo dell’artista De Luca, con un atteggiamento di mistica laica che può affiancare le ricerche di nuove frontiere nell’astrofisica della nostra epoca. I lavori autentici e motivati aprono varchi fisici e mentali per ricreare universi, luoghi dell’intensità di accadimenti luminosi, pulsazioni segnaletiche tra chiarori e dissolvenze. Il coinvolgimento progettuale a cui l’artista attribuisce la caratteristica di “noncuranza”, è determinato da veloce gestualità di pennellate acriliche acquose stese con un sentimento musicale per il passaggio a stratosfere ambientali visionarie. Artista ligure formatosi a Roma dove ha insegnato all’Accademia di Belle Arti, Michele De Luca ha esordito nei primi anni ’80 con opere a carattere espressionista e polimateriche, partecipando negli anni a importanti rassegne nelle principali sedi italiane del contemporaneo. Dalla Promotrice delle Belle Arti di Torino alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia al Museo Villa Croce di Genova, al Museo Michetti a Francavilla al Mare al Museo Macro di Roma. Nel 2017 era presente alla mostra “Il cammino delle Certose” nella sede della Certosa di Padula. Una installazione permanente site specific è dal 2012 al piano terra del Palazzetto Venezia a Roma su progetto della Soprintendenza del Lazio. Si sono interessati e hanno scritto di lui critici tra i quali Enrico Crispolti, Paolo Balmas, Vito Apuleo, Luca Beatrice, Guglielmo Gigliotti, Cristiana Perrella, Gabriella De Marco, Laura Cherubini, Flaminio Gualdoni. Scrisse Enrico Crispolti: “Michele De Luca si è affermato, operando a Roma, fra le forze più autentiche della nuova generazione artistica italiana, impegnato in una dimensione propositiva caratterizzata da una straordinaria densità di motivazione esistenziale (…) Nelle ultime opere la pittura di De Luca rinnova l’intensità di un caratteristico lirismo fatto di inquietanti attese di rivelazione di luce, e che si afferma negli anni Novanta fra le più originali proposizioni della sua generazione”. Scrive Anna Imponente: “Le tele di Michele De Luca, sfidando lo spazio con un’enorme carica di energia, racchiudono il senso di una macchina del tempo di un mondo che verrà. In esse si possono glorificare uomini capaci di vivere tra cielo e terra, in preda a una vertigine di pensiero da far impallidire la percezione attuale del mondo (…) Alla fenomenologia del puro evento fisico, di un happening di soli oggetti da contemplare, icone di una cultura tecnologica, si contrappone nelle opere di De Luca, un imprescindibile legame con la gestualità e la manualità tradizionale del fare arte e una tensione emotiva dell’autore percepibile come intuizione di trascendenza”. Sono in mostra una quindicina di lavori tra cui “Nei mondi” che dà il titolo all’esposizione, risultati della pluriennale ricerca sull’energia e la luce, ispirati, come già alcune sue poesie, alle riflessioni sullo spazio cosmico e il mistero dell’infinito. Grandi dipinti ad acrilico su tela libera (senza telaio) come arazzi che formano una singolare unica installazione. Inoltre assemblaggi polimaterici, opere a olio su metallo e legno, la scultura Varo, poesie visive su carta e libri d’artista inediti in cui Michele De Luca come poeta visivo coniuga immagini e versi, disegni e progetti a frasi, nuclei di poesie e testi in divenire. La mostra sarà aperta fino al 17 giugno. In occasione del finissage (lunedì 17 giugno alle ore 17.30) sarà presentato il libro “Nei mondi” edito da Gangemi Editore che raccoglie una antologica del lavoro di Michele De Luca, il saggio critico della curatrice e un contributo dello scrittore e critico letterario Silvio Perrella. Comunicato stampa
Anna Maria Scocozza INDUMENTI POETICI

“La mia narrazione artistica è la conseguenza di un fare ispirato, sempre in bilico tra sogno e realtà, tra declino e rinascita, tra spirito e materia, tra estetica ed etica, tra realtà e sublimazione poetica” (Anna Maria Scocozza) Mercoledì 3 aprile alle ore 16.30 aprirà al pubblico la mostra di Anna Maria Scocozza dal titolo INDUMENTI POETICI. LA BELLEZZA DELLA CARTA RICREATA. Le sue opere scultoree di carta offrono una visione unica, coinvolgente e personale dell’esistenza e dello spazio emotivo femminile. Apparentemente i suoi “indumenti poetici” sembrano oggetti di consumo; sono invece “contenitori di senso”, specchi per guardarsi dentro e suscitare meraviglia. Le opere dell’artista sono visioni da indossare con l’anima, che prendono in prestito – e utilizzano come pretesto, come metafora – un “guardaroba poetico” tutto al femminile: abiti, lingerie, scarpe, e altri indumenti, realizzati in carta e cartone riciclato, che spingono lo spettatore ad una riflessione sul riuso e sul guardare agli scarti in un’ottica di “Rinascita creativa”. Il riuso è qui inteso non solo come fonte di bellezza, ma anche come stimolo a un’educazione sempre più sostenibile, come valore e dovere umano. La pratica artistica di Anna Maria Scocozza diventa uno strumento per risolvere e riparare con la bellezza le intime lacerazioni e sofferenze dei percorsi umani femminili. La carta (in particolare quella riciclata) racconta così storie al femminile impregnate di vissuto e ricordi. La mostra è curata da Valentina Filamingo e sarà aperta al pubblico fino a giovedì 11 aprile. In collaborazione con l’Associazione di volontariato Museum odv. Anna Maria Scocozza nasce a Roma nel 1965 dove vive e lavora. Diplomata in Costume e Moda, ha frequentato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma la Scuola libera del nudo e moltissimi corsi di specializzazione di pittura e decorazione. Negli ultimi anni la sua ricerca artistica si è focalizzata sulla realizzazione del “Guardaroba poetico”, e precedentemente sull’acquarello e sui libri d’artista. Costruisce gli “Indumenti poetici” con ciò che viene rifiutato, inutilizzato: vecchi libri riciclati, destrutturati e ricreati, talvolta filati, a formare una stoffa di carta, che utilizza come metafora poetica, visioni da indossare per descrivere la realtà, anche quella più dolorosa; simboli visivi, archetipi umani, che ci accompagnano nel nostro difficile viaggio terreno e spirituale. Strappi come cicatrici, che diventano feritoie da dove la luce illumina e custodisce preparandoci per nuove fioriture. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero e le sue opere si trovano presso Musei, Fondazioni e Collezioni italiane e straniere. Tra le mostre recenti: Triennale Internazionale du papier Musèe Charmey, Svizzera (2023); Mostra dalla carta d’Archivio alle carte d’Artista presso l’Archivio di Stato di Roma Sant’Ivo alla Sapienza (2022); Mostra personale “L’ anima si veste di carta”. Torretta di San Francesco-Repubblica di San Marino (2022); Concorso “Indoor” XI edizione della Lucca Biennale Cartasia, Villa Bottini Lucca (2021); Mostra personale “Vestimenti poetici in carta riciclata” VII Edizione inserita nella Mostra Internazionale del Libro d’Artista, presso il Museo Civico Ex Monastero di Santa Chiara Noto (2021).
Note perdute. Il restauro del Liuto di Vendelino Tieffenbrucker. Mostra al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Sabato 16 marzo, alle ore 13.00, apre al pubblico la mostra Note Perdute. Il restauro del Liuto di Vendelino Tieffenbrucker, in esposizione fino al 3 novembre 2024. La mostra è dedicata al restauro del particolare strumento musicale del XVI secolo ridotto a “rudere”, realizzato grazie al generoso finanziamento della Fondazione Paola Droghetti onlus e alla condivisione del progetto con il corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università degli Studi di Pavia: un caso virtuoso di partecipazione tra soggetti privati e istituzioni dello Stato. Si tratta di un liuto con la cassa aperta e mancante del piano, perduto probabilmente in occasione della sua trasformazione in mandola, il cui autore è un illustre liutaio tedesco trapiantato in Italia, come si legge nella etichetta di carta incollata nella cassa, “In Padua Vendelinus Tieffenbrucker”. Insieme al liuto saranno esposti chitarroni, arciliuti, tiorbe e strumenti modificati che consentiranno al visitatore di spaziare tra la molteplicità di strumenti a corde pizzicate che animavano il panorama musicale del Cinque e Seicento. Si tratta di uno strumento presente nei più varieganti ambienti del tempo legati al sacro, alla vita di corte o a quella civile e addirittura paesana. La pratica dello strumento fu riservata nel Rinascimento a musicisti professionisti, per poi diffondersi agli amatori appartenenti alle famiglie aristocratiche e agli strati più alti e culturalmente raffinati della società e infine anche agli ambienti meno colti. Come evidenzia il Professor Massimo Osanna, Direttore Generale Musei e direttore avocante della Direzione Musei statali di Roma, il restauro del liuto Tieffenbrucker rappresenta un vero caso studio che candida il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a divenire punto di riferimento per il confronto pluridisciplinare e internazionale: un luogo che per varietà ed estensione cronologica delle collezioni potrà offrire temi di studio e materiali per la messa a punto di linee guida operative e buone pratiche per la definizione di piani di manutenzione programmata o interventi complessi. Questo progetto è particolarmente degno di merito perché all’intervento seguono l’immediata pubblicazione dei risultati e una mostra che espone al pubblico le diverse fasi e perché si è scelto di rivolgersi a un oggetto fortemente segnato dalle vicende vissute. Questo progetto di restauro fa parte dell’impegno costante della Fondazione nel supportare i giovani laureati nel settore del restauro e della conservazione artistica, fornendo loro l’opportunità di acquisire esperienza pratica e di entrare nel mondo del lavoro, dichiara Vincenzo Ruggieri, presidente della Fondazione Paola Droghetti onlus. Nel caso del liuto in questione, un prezioso esempio di strumento musicale storico, la Fondazione ha affidato il lavoro di restauro al giovane Riccardo Angeloni, primo laureato presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università degli Studi di Pavia che è l’unica sede in Italia a offrire il sesto percorso formativo professionalizzante dedicato agli strumenti musicali, strumenti e strumentazioni della scienza e della tecnica, previsto dalla riforma dell’insegnamento del restauro. L’abilitazione al restauro degli strumenti musicali è oggi possibile grazie ad un percorso formativo molto recente. Dal 2016 ad oggi, afferma Massimiliano Guido, Presidente del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali Università degli Studi di Pavia, il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università degli Studi di Pavia è l’unica sede in Italia a offrire il sesto percorso formativo professionalizzante dedicato agli strumenti musicali, strumenti e strumentazioni della scienza e della tecnica, previsto dalla riforma dell’insegnamento del restauro. Di conseguenza, siamo gli unici ad avere abilitato alla professione di restauratore dei beni culturali dei giovani che si siano formati non solo nella pratica della bottega, ma anche attraverso il serrato confronto metodologico proprio dell’insegnamento delle discipline teoriche, scientifiche e tecniche, alla base della concezione moderna e più avanzata della conservazione. L’iniziativa si inserisce in una fase particolarmente attiva del Museo, che è oggetto di un delicato lavoro di riallestimento del Museo attraverso un’azione di miglioramento dell’attuale assetto, estesa ai diversi livelli: architettonico, museologico ed impiantistico. I lavori sono ancora in corso ma il museo è sempre aperto. Grazie alla presenza di cantieri trasparenti i visitatori hanno la possibilità assistere al restauro delle opere che saranno poi esposte, e di vedere all’opera le diverse professionalità. Il progetto generale è curato dalla direttrice del Museo Sonia Martone che afferma: la riorganizzazione museale procede di pari passo con una mirata campagna di schedatura e aggiornamento degli studi delle sezioni del museo, volta alla verifica dello stato di conservazione e alla definizione di un piano della manutenzione programmata delle opere esposte e di quelle conservate nei depositi. A distanza di un anno dalla prima ricognizione condotta, sono stati elaborati gli indirizzi per la pianificazione di interventi di restauro che affrontino sistematicamente le classi e le tipologie di strumenti. Compito del museo è effettuare ricerche, collezionare, conservare, interpretare ed esporre, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze. Tali istanze trovano piena espressione intorno al liuto Tieffenbrucker e alle sue storie. Comunicato stampa
Mostra ANNAMARIA RUSSO ARUSS Attraverso…il tempo / sezione Museo Hendrik Christian Andersen

La Direzione Musei Statali della città di Roma omaggia i sessant’anni di carriera di Annamaria Russo ARUSS, artista versatile e dall’intesa carica cromatica, con una mostra antologica presso la sede del museo Hendrik Christian Andersen, diretto da Maria Giuseppina Di Monte e del museo Boncompagni Ludovisi, diretto da Matilde Amaturo. La mostra: un percorso espositivo in due spazi museali La seconda sezione della mostra sarà inaugurata martedì 20 febbraio al Museo Hendrik Christian Andersen. Nei tre piani della “palazzina con annesso studio di scultura” fatta costruire negli anni Venti dallo scultore norvegese-americano Hendrik Andersen, le curatrici Maria Giuseppina Di Monte e Valentina Filamingo ricompongono l’appassionata avventura artistica di Annamaria Russo: dai ritratti e nature morte dei primi anni Settanta – opere in cui soggetti della tradizione figurativa sono trattati con tecniche miste: olio, sabbia e colle – ai suggestivi collages realizzati con carte da parati recuperate da case anni Sessanta, alle avveniristiche strutture in plexiglass, uno dei materiali d’elezione dell’artista, che le permettono di realizzare dei microcosmi in dialogo con il progetto utopico di Hendrik Christian Andersen. La prima sezione della mostra è già in corso e sarà visibile sino al 3 marzo presso il Museo Boncompagni Ludovisi, villino in stile barocchetto romano dei primi Novecento che un tempo fu la dimora romana di un ramo della famiglia di cui porta il nome. Il Museo che conserva una significativa rappresentazione della storia della ceramica da Duilio Cambellotti ai nostri giorni, costituisce il luogo ideale per un appassionato dialogo con le produzioni più note ed emozionanti di Annamaria Russo: i grandi e coloratissimi piatti in ceramica dipinta che l’artista ha realizzato ispirata dal ricordo infantile dei banchetti che, nella casa dei nonni, chiudevano i riti contadini della vendemmia e della mietitura. L’artista: il lungo viaggio di Annamaria Russo attraverso il tempo e la materia Claudio Strinati, Anna Mattirolo, Sandra Pinto, Anna Imponente, Claudia Terenzi, Marcella Cossu, Selene Sconci, Rossella Siligato, Antonella Fusco, Alberta Campitelli, Mariastella Margozzi e Rossana Bossaglia sono solo alcuni dei tanti e importanti critici e storici dell’arte che hanno commentato la ricerca artistica di Annamaria Russo nel corso della sua lunga carriera. Nel flusso delle opinioni critiche, unanime è la tendenza a considerare l’artista protagonista di un appassionato viaggio di esplorazione attraverso la materia e il tempo, quello della sua personale vicenda esistenziale e, soprattutto, quello della millenaria tradizione dell’arte. Le sue opere dalla grafia modernissima, realizzate manipolando i materiali più disparati, si pongono in relazione di continuità con una tradizione mai pedissequamente citata ma piuttosto inseguita e interiorizzata come elemento propulsore di una sua personale ricerca. Dagli anni Sessanta del Novecento agli anni Venti del Duemila la sperimentata manualità di ARUSS ha prodotto il sorprendente campionario delle opere in esposizione: grandi piatti di ceramica policroma dalle caleidoscopiche combinazioni cromatiche, mosaici costruiti con tessere di pregiati cartoni pressati, collages realizzati con carte da parati strappate dalle pareti di vecchie case dismesse, lastre di plexiglass utilizzate per realizzare variopinte composizioni bidimensionali – la versione futurista degli antichi commessi marmorei – e avveniristiche sculture a tutto tondo. Nel costante contrappunto tra tecniche e materiali antichi e moderni, la ricerca di Annamaria Russo trova quella cifra di peculiare godibilità che è anche la cifra della mostra allestita nelle sale dei due musei gioiello che la ospiteranno. Note Biografiche Nel suo percorso di formazione presso le Accademie di Belle Arti di Napoli e Roma, Annamaria Russo è stata allieva di Giuseppe Capogrossi, Emilio Greco e Arnoldo Ciarrocchi. Dalla fine degli anni ’60 ha affiancato alla carriera artistica quella di docente di materie artistiche, svolta, quest’ultima, sino al 1997. Dal 2000 è impegnata nell’attività di supporto a istituzioni museali pubbliche ricoprendo un ruolo statutario nell’ambito dell’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia A3M e, dal 2016, del direttivo degli Amici dell’Istituto Centrale per la Grafica. La sua lunga carriera artistica è stata contrassegnata da un intenso impegno espositivo in Italia e all’estero. Tra le numerose mostre dedicate alla sua produzione degli anni 2000, si ricordano: Annamaria Russo. Stabiae, Colore e disegno. Antico e moderno, Roma, Archivio di Stato, 2002; Annamaria Russo. Stabiae, Colore e disegno. Antico e moderno, Castellamare di Stabia, Palazzetto del mare, 2002; Frecce. Hommage à Pierre Restany, Milano, Studio Dars, 2004; Installazione nello Spazio Boccaingalleria, Milano, Galleria Vittorio Emanuele II, Libreria Bocca, 2007; Riflessioni. Disegno e colore. Antico e Moderno nell’appartamento Cybo di Palazzo Venezia, Roma, Palazzo Venezia, 2009; Presenze, Bari, Archivio di Stato, 2011; La bellezza necessaria, Francavilla a Mare, Museo Michetti, 2013; Segno e Colore. Incisioni di Annamaria Russo Aruss, Istituto Centrale per la Grafica, Palazzo Poli, Roma, 2015. Dal 2005 è socia e artista della Permanente di Milano. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra queste, la Collezione Farnesina, raccolta di arte contemporanea del Ministero degli Esteri della Repubblica italiana, la collezione della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma e quella di Giuseppe Panza di Biumo. Comunicato stampa Ufficio stampa Scarlett Matassi +39 345 0825223 – info@scarlettmatassi.com Ufficio Promozione e Comunicazione Direzione Musei statali della città di Roma dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it SCHEDA INFORMATIVA Mostra Annamaria Russo ARUSS … Attraverso il tempo 9 febbraio – 3 marzo 2024 Museo Boncompagni Ludovisi 20 febbraio – 17 marzo 2024 Museo Hendrik Christian Andersen Informazioni Museo Boncompagni Ludovisi Via Boncompagni, 18 – 00187 Roma Aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle ore 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30) Lunedì chiuso Biglietto: € 6,00 (intero); € 2,00 (ridotto cittadini dell’Unione Europea 18-25 anni); gratuità di legge (under 18, prima domenica del mese e altre gratuità di legge ai sensi del DM 507/1997 https://cultura.gov.it/agevolazioni) Biglietto acquistabile al Museo presso il totem digitale (abilitato POS) o su https://portale.museiitaliani.it/b2c/#it/buyTicketless/255963d7-e47e-44ed-a990-f18d5a9d1911 Tel: +39 06 42824074 Mail: dms-rm.museoboncompagni@cultura.gov.it Sito web: https://direzionemuseiroma.cultura.gov.it/museo-boncompagni-ludovisi/ FB: www.facebook.com/MuseoBoncompagniLudovisi IG: www.instagram.com/museoboncompagniludovisi/ Informazioni Museo Hendrik Christian Andersen Via Pasquale Stanislao Mancini, 20 – 00196 Roma Aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 9.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso ore 18.45) Lunedì chiuso Biglietto: € 6,00 (intero); € 2,00 (ridotto cittadini dell’Unione Europea 18-25 anni); gratuità di legge (under 18, prima domenica del mese e altre
Mostra ANNAMARIA RUSSO ARUSS Attraverso…il tempo / sezione Museo Boncompagni Ludovisi

La Direzione Musei statali della città di Roma omaggia i sessant’anni di carriera di Annamaria Russo ARUSS, artista versatile e dall’intesa carica cromatica, con una mostra antologica presso la sede del Museo Boncompagni Ludovisi, diretto da Matilde Amaturo, e il Museo Hendrik Christian Andersen, diretto da Maria Giuseppina Di Monte. La mostra: un percorso espositivo in due spazi museali La prima sezione della mostra sarà inaugurata venerdì 9 febbraio al Museo Boncompagni Ludovisi, villino in stile barocchetto romano dei primi Novecento che un tempo fu la dimora romana di un ramo della famiglia di cui porta il nome. Il Museo che conserva una significativa rappresentazione della storia della ceramica da Duilio Cambellotti ai nostri giorni, costituisce il luogo ideale per un appassionato dialogo con le produzioni più note ed emozionanti di Annamaria Russo: i grandi e coloratissimi piatti in ceramica dipinta che l’artista ha realizzato ispirata dal ricordo infantile dei banchetti che, nella casa dei nonni, chiudevano i riti contadini della vendemmia e della mietitura. Decisamente antologico appare il percorso al Museo Hendrik Christian Andersen che aprirà martedì 20 febbraio. Nei tre piani della “palazzina con annesso studio di scultura” fatta costruire negli anni Venti dallo scultore norvegese-americano Hendrik Andersen si ricompone l’appassionata avventura artistica di Annamaria Russo: dai ritratti e nature morte dei primi anni Settanta – opere in cui soggetti della tradizione figurativa sono trattati con tecniche miste: olio, sabbia e colle – ai suggestivi collages realizzati con carte da parati recuperate da case anni Sessanta, alle avveniristiche strutture in plexiglass, uno dei materiali d’elezione dell’artista, che le permettono di realizzare dei microcosmi in dialogo con il progetto utopico di Hendrik Christian Andersen. L’artista: il lungo viaggio di Annamaria Russo attraverso il tempo e la materia Claudio Strinati, Anna Mattirolo, Sandra Pinto, Anna Imponente, Claudia Terenzi, Marcella Cossu, Selene Sconci, Rossella Siligato, Antonella Fusco, Alberta Campitelli, Mariastella Margozzi e Rossana Bossaglia sono solo alcuni dei tanti e importanti critici e storici dell’arte che hanno commentato la ricerca artistica di Annamaria Russo nel corso della sua lunga carriera. Nel flusso delle opinioni critiche, unanime è la tendenza a considerare l’artista protagonista di un appassionato viaggio di esplorazione attraverso la materia e il tempo, quello della sua personale vicenda esistenziale e, soprattutto, quello della millenaria tradizione dell’arte. Le sue opere dalla grafia modernissima, realizzate manipolando i materiali più disparati, si pongono in relazione di continuità con una tradizione mai pedissequamente citata ma piuttosto inseguita e interiorizzata come elemento propulsore di una sua personale ricerca. Dagli anni Sessanta del Novecento agli anni Venti del Duemila la sperimentata manualità di ARUSS ha prodotto il sorprendente campionario delle opere in esposizione: grandi piatti di ceramica policroma dalle caleidoscopiche combinazioni cromatiche, mosaici costruiti con tessere di pregiati cartoni pressati, collages realizzati con carte da parati strappate dalle pareti di vecchie case dismesse, lastre di plexiglass utilizzate per realizzare variopinte composizioni bidimensionali – la versione futurista degli antichi commessi marmorei – e avveniristiche sculture a tutto tondo. Nel costante contrappunto tra tecniche e materiali antichi e moderni, la ricerca di Annamaria Russo trova quella cifra di peculiare godibilità che è anche la cifra della mostra allestita nelle sale dei due musei gioiello che la ospiteranno. Note Biografiche Nel suo percorso di formazione presso le Accademie di Belle Arti di Napoli e Roma, Annamaria Russo è stata allieva di Giuseppe Capogrossi, Emilio Greco e Arnoldo Ciarrocchi. Dalla fine degli anni ’60 ha affiancato alla carriera artistica quella di docente di materie artistiche, svolta, quest’ultima, sino al 1997. Dal 2000 è impegnata nell’attività di supporto a istituzioni museali pubbliche ricoprendo un ruolo statutario nell’ambito dell’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia A3M e, dal 2016, del direttivo degli Amici dell’Istituto Centrale per la Grafica. La sua lunga carriera artistica è stata contrassegnata da un intenso impegno espositivo in Italia e all’estero. Tra le numerose mostre dedicate alla sua produzione degli anni 2000, si ricordano: Annamaria Russo. Stabiae, Colore e disegno. Antico e moderno, Roma, Archivio di Stato, 2002; Annamaria Russo. Stabiae, Colore e disegno. Antico e moderno, Castellamare di Stabia, Palazzetto del mare, 2002; Frecce. Hommage à Pierre Restany, Milano, Studio Dars, 2004; Installazione nello Spazio Boccaingalleria, Milano, Galleria Vittorio Emanuele II, Libreria Bocca, 2007; Riflessioni. Disegno e colore. Antico e Moderno nell’appartamento Cybo di Palazzo Venezia, Roma, Palazzo Venezia, 2009; Presenze, Bari, Archivio di Stato, 2011; La bellezza necessaria, Francavilla a Mare, Museo Michetti, 2013; Segno e Colore. Incisioni di Annamaria Russo Aruss, Istituto Centrale per la Grafica, Palazzo Poli, Roma, 2015. Dal 2005 è socia e artista della Permanente di Milano. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra queste, la Collezione Farnesina, raccolta di arte contemporanea del Ministero degli Esteri della Repubblica italiana, la collezione della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma e quella di Giuseppe Panza di Biumo. Comunicato stampa Ufficio stampa Scarlett Matassi +39 345 0825223 – info@scarlettmatassi.com Ufficio Promozione e Comunicazione Direzione Musei statali della città di Roma dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it SCHEDA INFORMATIVA Mostra Annamaria Russo ARUSS … Attraverso il tempo 9 febbraio – 3 marzo 2024 Museo Boncompagni Ludovisi 20 febbraio – 17 marzo 2024 Museo Hendrik Christian Andersen Informazioni Museo Boncompagni Ludovisi Via Boncompagni, 18 – 00187 Roma Aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle ore 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30) Lunedì chiuso Biglietto: € 6,00 (intero); € 2,00 (ridotto cittadini dell’Unione Europea 18-25 anni); gratuità di legge (under 18, prima domenica del mese e altre gratuità di legge ai sensi del DM 507/1997 https://cultura.gov.it/agevolazioni) Biglietto acquistabile al Museo presso il totem digitale (abilitato POS) o su https://portale.museiitaliani.it/b2c/#it/buyTicketless/255963d7-e47e-44ed-a990-f18d5a9d1911 Tel: +39 06 42824074 Mail: dms-rm.museoboncompagni@cultura.gov.it Sito web: https://direzionemuseiroma.cultura.gov.it/museo-boncompagni-ludovisi/ FB: www.facebook.com/MuseoBoncompagniLudovisi IG: www.instagram.com/museoboncompagniludovisi/ Informazioni Museo Hendrik Christian Andersen Via Pasquale Stanislao Mancini, 20 – 00196 Roma Aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 9.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso ore 18.45) Lunedì chiuso Biglietto: € 6,00 (intero); € 2,00 (ridotto cittadini dell’Unione Europea 18-25 anni); gratuità di legge (under 18, prima domenica del mese e altre gratuità di legge ai sensi del DM 507/1997 https://cultura.gov.it/agevolazioni) Biglietto acquistabile al Museo presso
“GIUBILEO 2025. LE VIE DELLA FEDE. Testimonianze d’arte e di pensiero” – Mostra al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo. Mostra prorogata fino al 1 settembre 2024

Il 22 gennaio alle ore 17.00 è stata inaugurata a Roma, presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, la mostra GIUBILEO 2025. LE VIE DELLA FEDE. Testimonianze d’arte e di pensiero, promossa e organizzata dal Centro Europeo per il Turismo Cultura e Spettacolo e accolta negli spazi del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, afferente alla Direzione Musei Statali della città di Roma del Ministero della Cultura. Il progetto ripercorre l’evoluzione attraverso i secoli di temi e figure dell’arte sacra, testimonianze del complesso rapporto nel tempo della collettività con il senso religioso, all’interno di un luogo – Castel Sant’Angelo – la cui storia si intreccia intimamente con quella della Chiesa. La mostra, progettata e curata da Mariastella Margozzi, fino a pochi mesi fa Direttrice Musei Statali della Città di Roma, con la collaborazione di Stéphane Verger e del Cardinale Angelo Comastri, è accompagnata da un catalogo edito da Gangemi Editore che presenta saggi dello stesso Cardinale Comastri, del Cardinale Agostino Marchetto, di Massimo Ruben Rossi, oltre che della curatrice. I testi relativi agli artisti e alle opere in mostra sono di Vincenzo Lemmo, Michele Occhioni, Laura Salerno, Riccardo Salvatori. Dalle opere più antiche, quelle di Vittore Crivelli della fine del Quattrocento, alle più recenti del contemporaneo Omar Galliani, nella mostra si snoda un percorso che attraversa oltre cinquecento anni di storia. Partendo dall’arte cinque-seicentesca (con opere, tra gli altri, di Orazio Gentileschi, Bernardo Cavallino, Mattia Preti), si passa per la scelta culturale degli artisti della modernità (Domenico Morelli, Gaetano Previati) per approdare, infine, alla ricerca di una profonda e rinnovata spiritualità in quelli della seconda metà del Novecento (l’angoscia di Mario Sironi, la ieratica serenità di Giacomo Manzù, la religiosa visione di Venanzo Crocetti, quella tempestosa di Pericle Fazzini, lo spirito caustico di Giovanni Hajnal). Con Omar Galliani, unico artista vivente ed esponente di primo piano della rinnovata ricerca figurativa, l’esposizione affronta la rappresentazione contemporanea della comprensione e oggettivazione visiva dei misteri della Fede. Parallelamente, e sempre nel solco dell’esemplificazione delle tante possibili vie della Fede, la mostra si apre al pensiero di donne e uomini dell’ultimo secolo: santi, beati, ma anche personaggi della cultura contemporanea. INFORMAZIONI Roma, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo23 gennaio – 30 giugno 2024 OrariDal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00).Chiuso il lunedì. Biglietti e tariffe InteroIngresso a Castel Sant’Angelo: € 13,00 + ingresso mostra: € 6,50 Ridotto (18-25 anni) Ingresso a Castel Sant’Angelo: € 2,00 + ingresso mostra: € 2,00 GratuitiCome da normativa vigente: https://cultura.gov.it/agevolazioni Per accedere alla mostra è necessario essere in possesso del biglietto di ingresso per Castel Sant’Angelo.Resta comunque sempre possibile visitare solo Castel Sant’Angelo. Biglietti acquistabili in loco oppure online su https://www.gebart.it/musei/museo-nazionale-di-castel-santangelo/ AVVISO Dal 1° marzo e fino al 30 giugno 2024 il biglietto d’ingresso al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo sarà pari a € 16,00 e includerà anche la visita alla mostra “Giubileo 2025. Le vie della Fede. Testimonianze d’arte e di pensiero” ospitata nelle Armerie Superiori (fino al 30 giugno 2024). Intero: 16 euroRidotto: 2 euro per i cittadini dell’Unione Europea tra 18 e 25 anniGratuità di legge: per l’elenco completo delle agevolazioni si invita a visitare la pagina del MiC (https://cultura.gov.it/agevolazioni) PromotoriMinistero della Cultura – Direzione Musei statali della città di Roma Ideazione e organizzazioneCentro Europeo Turismo e Cultura S.r.l. A cura diMariastella Margozzi Con la collaborazione diStéphane VergerCardinale Angelo Comastri CatalogoGangemi Editore Info mostra066876600-066876448 (tutti i giorni ore 9.00-13.00)info@centroeuropeoturismo.it Scarica il comunicato stampa Scarica la locandina
Carolina Lombardi, “Discursus/Narrazione 5”. Installazione site specific al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo

Dal 21 dicembre 2023 al 16 febbraio 2024 sarà ospitata presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo l’installazione di Carolina Lombardi “Discursus/Narrazione 5” in sinergia con il progetto Ricamando il caos in mostra negli spazi del Museo Hendrik Christian Andersen di Roma fino al 16 febbraio 2024, a cura di Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini. “Discursus/Narrazione 5” è un’installazione luminosa site specific che condivide con le venti opere luminose esposte al Museo Andersen la medesima poetica, inscritta nel solco della teoria della complessità e del caos. Anche qui il filo che compone le immagini crea trame e merletti intessuti di luce ed è costituito da un testo scritto da cui filtra selettivamente la luce generando forme reticolari che ricordano strutture naturali, barriere coralline, reti neurali, nonché la grande ragnatela cosmica. Spiega Carolina Lombardi: “Discursus/Narrazione 5” è il titolo dell’opera in riferimento all’etimologia della parola Discursus evidenziata dal filosofo Carlo Sini in Inizio, testo del 2016. “[…] Non è privo di interesse che proprio questi siano i significati della parola “discorso” – scrive Carlo Sini – Discursus nomina infatti l’intreccio, l’aggiramento, l’attorcigliamento; solo di conseguenza significa anche il discorso, la conversazione. […] Si potrebbe dire che ognuno di noi è un corpo costituito da un intreccio infinito di corpi in relazione con altri corpi a loro volta infinitamente intrecciati. […] Noi siamo nell’intreccio e un nodo dell’intreccio, ovvero una sua occasione”. “Il mio intento – sottolinea l’Artista – è di ricucire con il filo provocatorio delle trame testuali ambiti rimasti per lungo tempo separati” e cita in questo caso lo scienziato Ilya Prigogine in La fine delle certezze: “Stiamo assistendo all’emergere di una scienza che non si limita più a studiare situazioni semplificate, idealizzate, ma che ci mette di fronte alla complessità del mondo reale: una scienza che consente alla creatività umana di vivere se stessa come l’espressione singolare di un carattere fondamentale che è comune a tutti i livelli di natura”. L’opera site specific si colloca in fondo alla rampa diametrale ed è in linea con la precedente installazione a cura di Federico Lardera ed Egidio Senatore “La porta magica”. Anche nel caso di “Discursus/Narrazione 5” la porta diviene soglia, passaggio, transito, riferiti tuttavia non più alla trasmutazione alchemica dal bronzo in oro bensì all’energia relazionale (luce) generata dai concatenamenti, dagli incontri, da qualsiasi forma di comunicazione/messaggio in una realtà interconnessa. “Le reti alludono ai sistemi complessi, non lineari, dinamici, sempre in bilico tra ordine e disordine, tra regolarità e caos, struttura e cambiamento di fase. Come per ogni evento abitano la linea di confine, si fanno ponte tra noi e il mondo, tra passato e presente, tra soggetto e oggetto, in un costante rimando. I testi, volutamente privi della propria natura concettuale, sono trasformati in un nonsense. Mi astengo infatti dall’imporre alcun significato particolare, desidero piuttosto dare spazio alla suggestione visiva, alle intricate e molteplici geometrie frattali, alla trama relazionale che unisce, all’orizzontalità che annulla le gerarchie, abolisce qualsiasi supremazia ideologica o di genere” (C. Lombardi). “Le installazioni della Lombardi sono come le tele di Penelope, infinite e continue danno vita ad una partitura incompiuta. Più musicale che narrativa l’esperienza che invitano a compiere non si traduce in alcuna storia da raccontare esprimendo il lento fluire, il riverberare della luce che dà forza e vigore alle sottili filigrane, agli intrecci leggeri che si sovrappongono, si intersecano allontanandosi e avvicinandosi, creando labirinti e circuiti. […] Come le grandi tele di Jackson Pollock quelle della Lombardi esprimono lo slancio verso il sublime, quel senso di stupore e terrore insieme di fronte alla grandezza, potenza e imprevedibilità̀ della natura” (M.G. Di Monte). L’Artista, scrive il co-curatore Gabriele Simongini, “tessitrice paziente e sensibile, connette la scienza con l’ecologia e con l’attenzione laicamente spirituale verso la riscoperta di un’umanità che non tenda ad affermarsi come tirannica dominatrice e predatrice ma come semplice coabitante del pianeta Terra, per sentirsi parte integrante di un universo in cui ricercare una nuova armonia.” Secondo Valerio Eletti, Presidente del Complexity Education Project, “[…] Carolina ricama sistemi complessi: fa interagire tra di loro piani visivi paralleli, senza gerarchia, giocando con le lettere e la luce, con lo spazio e con una pluralità̀ di territori interrelati. Pochi sono gli artisti che hanno saputo penetrare così a fondo nel contesto cognitivo e percettivo in cui si dipanano le teorie e le pratiche dei sistemi complessi”. Sorprendente l’anagramma delle 16 lettere che costituiscono il nome e cognome dell’Artista CAROLINA LOMBARDI: RICAMAR IL BANDOLO o ancora: RICAMAN LI AL BORDO, riferito alla melma policefala, o ancora: LAB: RICAMANDO ORLI. Il tema della sua ricerca era già inscritto nel nome. Scarica il comunicato stampa Scarica la locandina
Roberto Giordano, RI–SENTIMENTI. Storie di ultimi incontri

Dal 25 novembre 2023 al 7 gennaio 2024 il Museo Boncompagni Ludovisi diretto da Matilde Amaturo e afferente alla Direzione Musei statali della città di Roma, diretta da Massimo Osanna ospiterà la mostra fotografica di Roberto Giordano RI-SENTIMENTI. Storie di ultimi incontri. La mostra, curata da Valentina Filamingo, inaugura in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Attraverso 17 scatti in bianco e nero l’esposizione fotografica racconta la fine di un rapporto, la storia di un ultimo incontro, durante il quale tra i sentimenti ed i risentimenti in qualche modo la protagonista rivive quello che è stato il suo rapporto con il partner. La relazione difficile viene ripercorsa con la rappresentazione di un recinto nella quale sono costretti sia la donna che l’uomo, la prima succube della violenza, il secondo annodato alla propria ossessione che non riesce a sciogliere. Roberto Giordano racconta la violenza di genere articolando la narrazione in 5 sezioni: “il giardino”, “il recinto”, ”il mare”, “il lago”, “la casa” che illustrano gli incontri/scontri di una donna e di un uomo interpretati dagli attori Anna Karolak e Fabio Faraglia. Nuvole nere incombono sui due protagonisti in tutti gli scatti fino all’ultimo passaggio, quello della rinascita, dove la donna si ritrova sola davanti allo specchio, ormai libera da un rapporto conflittuale e pronta per lasciarsi il passato alle spalle rappresentato da un piccolo ma pesante orologio da collo. Roberto Giordano coltiva da quattro anni una grande passione per la fotografia. Ha seguito corsi presso la Scuola Romana di Fotografia e workshop di reportage. Predilige il racconto fotografico, soprattutto orientato al sociale e all’ambiente. La fotografia diventa per lui uno ‘strumento’ per confrontarsi con gli altri e raccontare temi delicati e scottanti. Ha recentemente affrontato il tema doloroso della violenza di genere, attraverso scatti in bianco e nero. Opening della mostra: 25 novembre ore 16.30 Scarica il comunicato stampa