{"id":28304,"date":"2026-03-13T13:50:47","date_gmt":"2026-03-13T13:50:47","guid":{"rendered":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/?p=28304"},"modified":"2026-03-16T09:41:11","modified_gmt":"2026-03-16T09:41:11","slug":"fernanda-pessolano-fiabe-italiane-teatro-in-miniatura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/fernanda-pessolano-fiabe-italiane-teatro-in-miniatura\/","title":{"rendered":"Fernanda Pessolano. FIABE ITALIANE. Teatro in miniatura"},"content":{"rendered":"<p>La mostra <em><strong>Fernanda Pessolano.<\/strong> <strong>FIABE ITALIANE. Teatro in miniatura<\/strong><\/em>, a cura di Fernanda Pessolano e Maria Sole Cardulli espone le opere di Fernanda Pessolano ispirate alla letteratura per ragazzi. I testi che accompagnano la mostra sono di Lorenzo Cantatore, le audioletture di Caterina Acampora.<\/p>\n<p>Si tratta di un esercizio immaginativo e narrativo, tra arte e artigianato, che ricostruisce un palcoscenico in miniatura attraverso giochi di scena, oggetti evocativi, boccascena tridimensionali, arredi, quinte e personaggi\/marionette di carta fisse e mobili. \u00c8 una ricerca che recupera la tradizione e l\u2019iconografia del teatro in miniatura e che affonda nell\u2019interazione tra libri e lettura, cartotecnica e giocattoli di carta, gioco e apprendimento.<\/p>\n<p>Il dialogo con il luogo che ospita la mostra \u00e8 particolarmente significativo. Giacomo Manz\u00f9, infatti, noto soprattutto come scultore, lavor\u00f2 anche per il teatro come scenografo, collaborando a produzioni musicali che spaziano da Stravinsky a Petrassi fino a Strauss. Presso il museo sono conservati i bozzetti polimaterici realizzati nell\u2019ambito di questa produzione meno nota, che la mostra consente di riscoprire e approfondire.<\/p>\n<p>Mettere in scena la letteratura per l\u2019infanzia, classica e contemporanea, attraverso l\u2019arte del teatro in miniatura diventa cos\u00ec un modo per rinnovarla e restituirle tutta la forza immaginativa del teatro. Un teatro che nasce dal gioco, ma che \u2013 come accade nell\u2019esperienza dei bambini \u2013 \u00e8 sempre anche una cosa seria.<\/p>\n<p><strong>Il Museo Giacomo Manz\u00f9<\/strong><\/p>\n<p>Dedicato allo scultore Giacomo Manz\u00f9, il museo, che ospita le opere donate dall\u2019artista allo Stato italiano, fu aperto al pubblico nel 1981.<\/p>\n<p>La Raccolta Amici di Manz\u00f9 fu inizialmente ideata nel 1965 dalla moglie dell\u2019artista, Inge Schabel, affiancata dal Comitato Amici di Manz\u00f9 (di cui facevano parte, tra gli altri, Cesare Brandi e Alexandre Rosenberg). Il cantiere architettonico ebbe inizio nel 1967, mentre la Raccolta venne inaugurata ufficialmente nel 1969.<\/p>\n<p>Il museo, che ha sede nell\u2019edificio voluto da Manz\u00f9 stesso per la sua Raccolta, si trova sulla via Laurentina, sotto la rocca tufacea su cui sorge Ardea. Conserva un consistente nucleo di opere, tra le quali una novantina di sculture &#8211; quasi tutti bronzi, due grandi opere in ebano, una scultura in alabastro e un bassorilievo in stucco &#8211; oltre a timbri, medaglie e a una collezione di trecentotrenta opere grafiche, disegni, incisioni, bozzetti teatrali.<\/p>\n<p>La ricchezza della collezione consente di apprezzare quella continua rimeditazione formale e contenutistica che caratterizza la produzione di Giacomo Manz\u00f9.<\/p>\n<p>La maggior parte delle opere riguarda il periodo della maturit\u00e0 del maestro, tra il 1950 e il 1970. Alcuni esemplari degli anni iniziali dell\u2019artista, come il bassorilievo in bronzo <em>Adamo ed Eva<\/em> del 1929 o il <em>David<\/em> del 1939, si uniscono ai pi\u00f9 noti <em>Cardinali<\/em>, dalla fine degli anni Cinquanta, e alle famose <em>Crocefissioni<\/em>, realizzate dal 1939 e proseguite nel dopoguerra. Le Porte di Salisburgo (1958) e di Rotterdam (1968) sono rappresentate da due bozzetti, mentre di quelle di San Pietro (1964) si possono vedere le borchie con i simboli degli animali dorati, il pannello in bronzo della <em>Morte per violenza<\/em>, che riprende l\u2019iconografia della <em>Morte del partigiano<\/em>, e uno della <em>Morte di Papa Giovanni<\/em>. Pi\u00f9 recenti creazioni degli anni Ottanta, come il <em>Cestino di frutta<\/em>, evidente omaggio a Caravaggio, confermano la sempre pi\u00f9 raffinata tecnica raggiunta dall\u2019artista. Dal 1954, anno dell\u2019incontro di Giacomo Manz\u00f9 con Inge Schabel, il tema del pittore e della modella si viene ad intrecciare con l\u2019immagine della donna sua futura moglie e quasi unica musa. Alle grandi sculture degli <em>Amanti<\/em>, si unisce il tema del gioco e della gioia nella serie di <em>Giulia e Mileto in carrozza<\/em>, ispirata agli affetti familiari, realizzata dopo la nascita dei due figli.<\/p>\n<p>Il Museo Giacomo Manz\u00f9 assicura la valorizzazione dell\u2019opera di Giacomo Manz\u00f9 e del territorio di riferimento, in coerenza con la scelta dell\u2019artista dei luoghi dove istituire il museo, nonch\u00e9 dell\u2019arte contemporanea o che dimostri attinenza con l\u2019opera di Giacomo Manz\u00f9.<\/p>\n<p>\u00c8 costituito da due grandi sale collegate, che ospitano sezioni tematiche. L\u2019attuale ordinamento risponde all\u2019esigenza di tracciare un percorso unitario articolato in sezioni che illustrano, da una parte, lo sviluppo della personalit\u00e0 dell\u2019artista e, dall\u2019altra, le scelte e gli orientamenti generali della sua produzione.<\/p>\n<p><strong>L\u2019artista<\/strong><\/p>\n<p>Fernanda Pessolano, artista, costumista per la danza contemporanea, crea piccole e grandi installazioni con carta o altri materiali accompagnate da azioni site specific. Costruisce teatri in miniatura e burattini, recupera la tradizione del teatrino di carta attraverso il gioco del teatro e piccole narrazioni sceniche, promuove la letteratura e la lettura attraverso manifestazioni culturali, laboratori, spettacoli.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 visitabile fino all&#8217;8 giugno 2026 ed \u00e8 inclusa nel biglietto d&#8217;ingresso al Museo o all&#8217;abbonamento annuale.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/cs-Fernanda-Pessolano-FIABE-ITALIANE-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Comunicato stampa<\/a><\/strong><\/p>\n<style>\/*! elementor - v3.15.0 - 09-08-2023 *\/\n.elementor-widget-image{text-align:center}.elementor-widget-image a{display:inline-block}.elementor-widget-image a img[src$=\".svg\"]{width:48px}.elementor-widget-image img{vertical-align:middle;display:inline-block}<\/style>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/locandina-fiabe-italiane-2-819x1024.jpg\" alt=\"\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/locandina-fiabe-italiane-2-819x1024.jpg 819w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/locandina-fiabe-italiane-2-240x300.jpg 240w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/locandina-fiabe-italiane-2-768x960.jpg 768w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/locandina-fiabe-italiane-2.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra Fernanda Pessolano. 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Giacomo Manz\u00f9, infatti, noto soprattutto come scultore, lavor\u00f2 anche per il teatro come scenografo, collaborando a produzioni musicali che spaziano da Stravinsky a Petrassi fino a Strauss. Presso il museo sono conservati i bozzetti polimaterici realizzati nell\u2019ambito di questa produzione meno nota, che la mostra consente di riscoprire e approfondire. Mettere in scena la letteratura per l\u2019infanzia, classica e contemporanea, attraverso l\u2019arte del teatro in miniatura diventa cos\u00ec un modo per rinnovarla e restituirle tutta la forza immaginativa del teatro. Un teatro che nasce dal gioco, ma che \u2013 come accade nell\u2019esperienza dei bambini \u2013 \u00e8 sempre anche una cosa seria. Il Museo Giacomo Manz\u00f9 Dedicato allo scultore Giacomo Manz\u00f9, il museo, che ospita le opere donate dall\u2019artista allo Stato italiano, fu aperto al pubblico nel 1981. La Raccolta Amici di Manz\u00f9 fu inizialmente ideata nel 1965 dalla moglie dell\u2019artista, Inge Schabel, affiancata dal Comitato Amici di Manz\u00f9 (di cui facevano parte, tra gli altri, Cesare Brandi e Alexandre Rosenberg). Il cantiere architettonico ebbe inizio nel 1967, mentre la Raccolta venne inaugurata ufficialmente nel 1969. Il museo, che ha sede nell\u2019edificio voluto da Manz\u00f9 stesso per la sua Raccolta, si trova sulla via Laurentina, sotto la rocca tufacea su cui sorge Ardea. Conserva un consistente nucleo di opere, tra le quali una novantina di sculture &#8211; quasi tutti bronzi, due grandi opere in ebano, una scultura in alabastro e un bassorilievo in stucco &#8211; oltre a timbri, medaglie e a una collezione di trecentotrenta opere grafiche, disegni, incisioni, bozzetti teatrali. La ricchezza della collezione consente di apprezzare quella continua rimeditazione formale e contenutistica che caratterizza la produzione di Giacomo Manz\u00f9. La maggior parte delle opere riguarda il periodo della maturit\u00e0 del maestro, tra il 1950 e il 1970. Alcuni esemplari degli anni iniziali dell\u2019artista, come il bassorilievo in bronzo Adamo ed Eva del 1929 o il David del 1939, si uniscono ai pi\u00f9 noti Cardinali, dalla fine degli anni Cinquanta, e alle famose Crocefissioni, realizzate dal 1939 e proseguite nel dopoguerra. Le Porte di Salisburgo (1958) e di Rotterdam (1968) sono rappresentate da due bozzetti, mentre di quelle di San Pietro (1964) si possono vedere le borchie con i simboli degli animali dorati, il pannello in bronzo della Morte per violenza, che riprende l\u2019iconografia della Morte del partigiano, e uno della Morte di Papa Giovanni. Pi\u00f9 recenti creazioni degli anni Ottanta, come il Cestino di frutta, evidente omaggio a Caravaggio, confermano la sempre pi\u00f9 raffinata tecnica raggiunta dall\u2019artista. Dal 1954, anno dell\u2019incontro di Giacomo Manz\u00f9 con Inge Schabel, il tema del pittore e della modella si viene ad intrecciare con l\u2019immagine della donna sua futura moglie e quasi unica musa. Alle grandi sculture degli Amanti, si unisce il tema del gioco e della gioia nella serie di Giulia e Mileto in carrozza, ispirata agli affetti familiari, realizzata dopo la nascita dei due figli. Il Museo Giacomo Manz\u00f9 assicura la valorizzazione dell\u2019opera di Giacomo Manz\u00f9 e del territorio di riferimento, in coerenza con la scelta dell\u2019artista dei luoghi dove istituire il museo, nonch\u00e9 dell\u2019arte contemporanea o che dimostri attinenza con l\u2019opera di Giacomo Manz\u00f9. \u00c8 costituito da due grandi sale collegate, che ospitano sezioni tematiche. 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