{"id":27070,"date":"2025-06-11T12:46:11","date_gmt":"2025-06-11T12:46:11","guid":{"rendered":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/presentazione-del-catalogo-della-mostra-di-vincenzo-scolamiero-come-sogni-perduti\/"},"modified":"2026-02-02T15:27:42","modified_gmt":"2026-02-02T15:27:42","slug":"presentazione-del-catalogo-della-mostra-di-vincenzo-scolamiero-come-sogni-perduti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/presentazione-del-catalogo-della-mostra-di-vincenzo-scolamiero-come-sogni-perduti\/","title":{"rendered":"Presentazione del catalogo della mostra di Vincenzo Scolamiero, Come sogni perduti"},"content":{"rendered":"<p>Gioved\u00ec\u00a0<b>19 giugno 2025 alle ore 17.30<\/b>, presso la Sala dei bronzi al piano terra della Casa Museo Hendrik Christian Andersen, sar\u00e0\u00a0<b>presentato il catalogo della mostra personale di Vincenzo Scolamiero, Come sogni perduti<\/b>, inaugurata il 12 maggio 2025.<\/p>\n<p>Interverranno, oltre all\u2019artista, il Direttore della Casa Museo H. C. Andersen\u00a0<b>Maria Giuseppina Di Monte<\/b>, il critico e curatore\u00a0<b>Roberto Gramiccia\u00a0<\/b>e la storica dell\u2019arte\u00a0<b>Diletta Branchini<\/b>. Il catalogo \u00e8 a cura di De Luca Editori d\u2019Arte.<\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 promosso dalla Casa Museo Hendrik Christian Andersen afferente all\u2019Istituto Pantheon e Castel Sant\u2019Angelo \u2013 Direzione Musei Nazionali della Citt\u00e0 di Roma, in collaborazione con l\u2019Accademia di Belle Arti di Roma.<\/p>\n<p><b>Vincenzo Scolamiero\u00a0<\/b>espone sei grandi tele, concepite ad hoc per la Casa Andersen; la mostra s\u2019incentra su due installazioni in perfetta sintonia con il luogo dove l\u2019artista ha disperso le tracce della sua ispirazione: tra zolle, racimoli e frammenti donati dalla natura, con resti di opere incompiute del padrone di casa.<\/p>\n<p>Il concetto espositivo \u00e8, dunque, parte integrante della mostra, ne segna il tracciato e ne spiega l\u2019intenzione. Non \u00e8 soltanto un\u2019installazione ma un percorso che entra in dialogo con il sito che Scolamiero vede cristallizzato nel tempo e carico di tracce di vita vissuta e di esperienze creative mosse da una volont\u00e0 utopica: quella di immaginare una citt\u00e0 ideale, sede di un laboratorio perenne in cui l\u2019arte avrebbe dovuto incontrare la scienza, la filosofia, la musica, il pensiero religioso e quello estetico.<\/p>\n<p>Il progetto ideale di Hendrik Andersen, che \u00e8 rimasto inattuato, ha animato la sua fantasia, segnandone la strada espressiva. L\u2019utopia che resta un sogno perduto ma che non smette di emanare la sua forza immaginifica, si \u00e8 concretizzata nel titolo della mostra, Come sogni perduti, che riporta una frase tratta dalla novella Lenz di Georg B\u00fcchner, molto amata da Scolamiero. Una metafora del viaggio folle e allucinato attraverso una natura vertiginosa e ostile. In essa egli riconosce la metafora della condizione dell\u2019artista, inesorabilmente spinto a trovare un compimento della sua creativit\u00e0, un approdo irrealizzabile e inafferrabile del suo sogno espressivo.<\/p>\n<p>Nelle sei tele, disposte come lungo un cammino, trova dunque concretizzazione figurativa ogni suggestione avvertita e vissuta intensamente dal pittore: l\u2019incantevole chimera universalistica di Hendrik Andersen e il fascino di questo tempio utopico ancora intatto e oggi musealizzato, l\u2019evocazione di una lettura che da anni stimola la sua immaginazione, la riflessione sul senso stesso del dipingere e dell\u2019inseguire i propri fantasmi senza pace n\u00e9 tregua.<\/p>\n<p>Scrive la curatrice, Maria Giuseppina Di Monte: \u00abUna fantasmagoria di immagini poetiche che prendono spunto dalla natura e la rielaborano attraverso visioni istantanee che danno origine ad altre visioni oniriche; da un segno ne nasce un altro fino a saturare le tele in cui domina il verde e il bruno, colori della terra, molto presenti nelle opere dell\u2019artista che sembrano scaturire proprio da un\u2019orogenesi naturale\u00bb.<\/p>\n<p>Il carattere installativo della mostra si adatta all\u2019ambiente, che nelle opere sembra alternare gli estremi di un sogno malinconico e struggente &#8211; la coppia di tele verticali nei due imbotti dell\u2019atrio appaiono come fragili e cristalline cineserie che danno il benvenuto agli ospiti della casa che fu &#8211; e quelli di un\u2019immersione a occhi aperti nelle viscere della terra nei quattro dipinti che, sostenuti da strutture di travertino di cava, chiudono il visitatore in un circuito compresso e inquietante.<\/p>\n<p>Dall\u2019oro scintillante delle due tele d\u2019ingresso, riacceso in superficie da sventagliate cromatiche rosse e verdi che ne muovono l\u2019aria e ne livellano lo spazio, si passa dunque al folle viaggio attraverso un mondo instabile e misterioso, in cui le forze della natura, pacifiche sul plinto centrale, prendono vita e sconquassano gli animi, al ritmo ondulante delle forme che emergono da un fondo oscuro e ventoso.<\/p>\n<p>Non una mostra tradizionale o un\u2019installazione, quella di Scolamiero a Casa Andersen \u00e8 piuttosto un viaggio tra sogni e utopie, in cui l\u2019arte \u00e8 insieme ragione e immaginazione, realt\u00e0 e sogno, sentiero illuminato e burrone profondissimo.<\/p>\n<p>Vincenzo Scolamiero \u00e8 docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell\u2019Accademia di Belle Arti di Roma, citt\u00e0 nella quale vive e lavora. Sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private. La sua prima personale si tiene nel 1987 presso la storica galleria Al Ferro di Cavallo di Roma, a cura di Antonio Alessandro Mercadante. Ha esposto in gallerie private e in rilevanti spazi nazionali e internazionali, tra Roma (Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna, Palazzo delle Esposizioni, Chiostro del Bramante, Galleria Comunale di Arte Moderna, Macro, Chiostro del Bramante), Milano, Venezia, Bologna, Torino, Rimini, Treviso, New York, Seul, Busan, Pechino, Shanghai, Fenghuang. L\u2019ultima in ordine di tempo (2025) \u00e8 la mostra Anatomia di un paesaggio-A. Bellobono, L. Coser, G. Frangi, V. Scolamiero a Palazzo Sarcinelli, Conegliano (TV), a cura di Fabio Cosentino e Alberto Dambruoso.<\/p>\n<style>\/*! elementor - v3.15.0 - 09-08-2023 *\/<br \/>\n.elementor-widget-image{text-align:center}.elementor-widget-image a{display:inline-block}.elementor-widget-image a img[src$=\".svg\"]{width:48px}.elementor-widget-image img{vertical-align:middle;display:inline-block}<\/style>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"435\" src=\"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000147040-768x435.jpg\" alt=\"\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000147040-768x435.jpg 768w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000147040-300x170.jpg 300w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000147040-1024x580.jpg 1024w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000147040-1536x871.jpg 1536w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000147040.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gioved\u00ec\u00a019 giugno 2025 alle ore 17.30, presso la Sala dei bronzi al piano terra della Casa Museo Hendrik Christian Andersen, sar\u00e0\u00a0presentato il catalogo della mostra personale di Vincenzo Scolamiero, Come sogni perduti, inaugurata il 12 maggio 2025. Interverranno, oltre all\u2019artista, il Direttore della Casa Museo H. C. Andersen\u00a0Maria Giuseppina Di Monte, il critico e curatore\u00a0Roberto Gramiccia\u00a0e la storica dell\u2019arte\u00a0Diletta Branchini. Il catalogo \u00e8 a cura di De Luca Editori d\u2019Arte. Il progetto \u00e8 promosso dalla Casa Museo Hendrik Christian Andersen afferente all\u2019Istituto Pantheon e Castel Sant\u2019Angelo \u2013 Direzione Musei Nazionali della Citt\u00e0 di Roma, in collaborazione con l\u2019Accademia di Belle Arti di Roma. Vincenzo Scolamiero\u00a0espone sei grandi tele, concepite ad hoc per la Casa Andersen; la mostra s\u2019incentra su due installazioni in perfetta sintonia con il luogo dove l\u2019artista ha disperso le tracce della sua ispirazione: tra zolle, racimoli e frammenti donati dalla natura, con resti di opere incompiute del padrone di casa. Il concetto espositivo \u00e8, dunque, parte integrante della mostra, ne segna il tracciato e ne spiega l\u2019intenzione. Non \u00e8 soltanto un\u2019installazione ma un percorso che entra in dialogo con il sito che Scolamiero vede cristallizzato nel tempo e carico di tracce di vita vissuta e di esperienze creative mosse da una volont\u00e0 utopica: quella di immaginare una citt\u00e0 ideale, sede di un laboratorio perenne in cui l\u2019arte avrebbe dovuto incontrare la scienza, la filosofia, la musica, il pensiero religioso e quello estetico. Il progetto ideale di Hendrik Andersen, che \u00e8 rimasto inattuato, ha animato la sua fantasia, segnandone la strada espressiva. L\u2019utopia che resta un sogno perduto ma che non smette di emanare la sua forza immaginifica, si \u00e8 concretizzata nel titolo della mostra, Come sogni perduti, che riporta una frase tratta dalla novella Lenz di Georg B\u00fcchner, molto amata da Scolamiero. Una metafora del viaggio folle e allucinato attraverso una natura vertiginosa e ostile. In essa egli riconosce la metafora della condizione dell\u2019artista, inesorabilmente spinto a trovare un compimento della sua creativit\u00e0, un approdo irrealizzabile e inafferrabile del suo sogno espressivo. Nelle sei tele, disposte come lungo un cammino, trova dunque concretizzazione figurativa ogni suggestione avvertita e vissuta intensamente dal pittore: l\u2019incantevole chimera universalistica di Hendrik Andersen e il fascino di questo tempio utopico ancora intatto e oggi musealizzato, l\u2019evocazione di una lettura che da anni stimola la sua immaginazione, la riflessione sul senso stesso del dipingere e dell\u2019inseguire i propri fantasmi senza pace n\u00e9 tregua. Scrive la curatrice, Maria Giuseppina Di Monte: \u00abUna fantasmagoria di immagini poetiche che prendono spunto dalla natura e la rielaborano attraverso visioni istantanee che danno origine ad altre visioni oniriche; da un segno ne nasce un altro fino a saturare le tele in cui domina il verde e il bruno, colori della terra, molto presenti nelle opere dell\u2019artista che sembrano scaturire proprio da un\u2019orogenesi naturale\u00bb. Il carattere installativo della mostra si adatta all\u2019ambiente, che nelle opere sembra alternare gli estremi di un sogno malinconico e struggente &#8211; la coppia di tele verticali nei due imbotti dell\u2019atrio appaiono come fragili e cristalline cineserie che danno il benvenuto agli ospiti della casa che fu &#8211; e quelli di un\u2019immersione a occhi aperti nelle viscere della terra nei quattro dipinti che, sostenuti da strutture di travertino di cava, chiudono il visitatore in un circuito compresso e inquietante. 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