{"id":18275,"date":"2023-03-28T09:51:06","date_gmt":"2023-03-28T09:51:06","guid":{"rendered":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/dal-27-marzo-al-museo-nazionale-di-castel-santangelo-la-mostra-performance-the-sweet-sixties-narrazioni-di-moda\/"},"modified":"2023-03-28T09:51:06","modified_gmt":"2023-03-28T09:51:06","slug":"dal-27-marzo-al-museo-nazionale-di-castel-santangelo-la-mostra-performance-the-sweet-sixties-narrazioni-di-moda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/dal-27-marzo-al-museo-nazionale-di-castel-santangelo-la-mostra-performance-the-sweet-sixties-narrazioni-di-moda\/","title":{"rendered":"dal 27 marzo al Museo Nazionale di Castel Sant&#8217;Angelo la mostra-performance &#8220;The Sweet Sixties: Narrazioni di Moda&#8221;"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"18275\" class=\"elementor elementor-18275 elementor-6520\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-d38330b elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default wpr-particle-no wpr-jarallax-no wpr-parallax-no wpr-sticky-section-no\" data-id=\"d38330b\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-912f1bd\" data-id=\"912f1bd\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2fdc974 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2fdc974\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t<style>\/*! elementor - v3.15.0 - 09-08-2023 *\/\n.elementor-widget-text-editor.elementor-drop-cap-view-stacked .elementor-drop-cap{background-color:#69727d;color:#fff}.elementor-widget-text-editor.elementor-drop-cap-view-framed .elementor-drop-cap{color:#69727d;border:3px solid;background-color:transparent}.elementor-widget-text-editor:not(.elementor-drop-cap-view-default) .elementor-drop-cap{margin-top:8px}.elementor-widget-text-editor:not(.elementor-drop-cap-view-default) .elementor-drop-cap-letter{width:1em;height:1em}.elementor-widget-text-editor .elementor-drop-cap{float:left;text-align:center;line-height:1;font-size:50px}.elementor-widget-text-editor .elementor-drop-cap-letter{display:inline-block}<\/style>\t\t\t\t<p><span style=\"font-size: 12pt;\">La Swinging London, la minigonna di Mary Quant, le visioni da indossare di Ossie Clark, le vetrine coloratissime di Carnaby Street a Soho e lo sbarco sulla Luna: l\u2019eredit\u00e0 associata all\u2019immaginario estetico degli anni Sessanta costituisce un bacino semantico reinterpretabile sotto molteplici aspetti. Et\u00e0 violentemente rivoluzionaria soltanto nel suo epilogo, lo scenario degli anni Sessanta agisce in realt\u00e0 come nume tutelare delle contaminazioni visive tipiche del mondo della moda.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Di qui la volont\u00e0 di indagare il lato straordinariamente dolce della decade \u201cfluttuante\u201d \u2013 cos\u00ec il settimanale Time definiva Londra nel 1966 \u2013 attraverso un\u2019antologia fatta di atmosfere e citazioni raffinatamente sixties.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Dopo i capitoli <em>Robotizzati \u2013 Esperimenti di Moda <\/em>(Palazzo Wegil 2020), <em>Favole di Moda <\/em>(Teatro Torlonia 2022) e <em>Roma \u00e8 di Moda \u2013 Via Veneto edition <\/em>( Via Veneto 2022), e dopo un\u2019accurata ricerca avvenuta in importanti archivi storici come AnnaMode Costumes, Modateca Deanna, archivio Max Mara e Ken Scott, archivio Doria 1905, <strong>Stefano Dominella <\/strong>\u2013 curatore della performance insieme a <strong>Guillermo Mariotto <\/strong>\u2013 attinge nuovamente alla moda presentando <em>The Sweet Sixties. Narrazioni di Moda <\/em>presso il Museo Nazionale di Castel Sant\u2019Angelo a Roma.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">\u201cNon \u00e8 la prima volta che il famoso Monumento romano apre le sue porte per presentare una delle pi\u00f9 interessanti manifestazioni della nostra creativit\u00e0, la Moda, con la sua capacit\u00e0 di attraversare e interpretare le epoche storiche e rievocarne le atmosfere e le suggestioni. Nel caso di questa mostra, la rappresentazione degli anni Sessanta attraverso gli stili degli abiti e dei loro creatori, ci consente di rivivere uno dei periodi pi\u00f9 densi di innovazione e trasgressione della nostra storia pi\u00f9 recente, di coglierne l\u2019entusiastica identificazione dei giovani con un modo di vestire che racconta l\u2019esigenza di allargare i propri orizzonti culturali e geografici.\u201d (<strong>Mariastella Margozzi<\/strong>, direttrice del Museo Nazionale di Castel Sant\u2019Angelo).<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Ecco allora cinquanta look che attraverso l\u2019upcycling uniscono capi storici, vere icone di stile, con abiti e accessori recuperati nei mercatini e nei negozi vintage i quali rappresentano in questo momento il vero trend della moda internazionale, adottato soprattutto dalle giovani generazioni che amano recuperare dal passato per renderlo contemporaneo. Con le scenografie di Virginia Vianello, protagonisti, ancora una volta, gli abiti. Ecco le tinte audaci e naturalistiche firmate dalla genialit\u00e0 creativa di Ken Scott, definito \u201cil giardiniere della moda\u201d proprio per le sue stampe floreali. E poi i lembi di pelle coperti soltanto da 40 cm di tessuto di Mary Quant, fino ai motivi futuristici disegnati da Courr\u00e8ges, Paco Rabanne e Pierre Cardin. Come non citare i colorati cappotti di Max Mara, rubati al guardaroba maschile e reinterpretati con tinte vivaci. La moda degli anni Sessanta ha riscritto e reimmaginato la silhouette di un\u2019intera generazione. Abiti, scarpe, dischi e accessori \u2013 tutto ci\u00f2 che, in una parola, costituisce lifestyle \u2013 diventano il manifesto poetico per raccontare le dolcezze di quegli anni.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">\u00abQuesta \u00e8 la decade in cui i giovani si sono scoperti tali per la prima volta\u00bb racconta Stefano Dominella. \u00abUna dimensione fortemente borghese, all\u2019improvviso, si \u00e8 trovata a fare i conti con l\u2019effervescenza britannica dei sixties, il ritmo dei Beatles, il fascino di James Bond, la minigonna di Mary Quant e le tendenze in fatto di moda di Soho e Kensington. E poi i film con Doris Day, Brigitte Bardot a Saint Tropez, Catherine Deneuve, Jane Fonda in Barbarella\u00bb conclude Dominella.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Sono gli anni in cui nasce l\u2019industria delle calze e dei collant, in cui alla cotonatura si sostituisce la linearit\u00e0 tagliente del caschetto, in cui l\u2019alta moda comincia ad attingere dal basso. Sono anche gli anni in cui il poliedrico Elio Fiorucci inventa (e vende) uno stile di vita fatto di jeans e t-shirt con angioletti e cuoricini dando vita ad una vera e propria subcultura internazionale. Subcultura che, a partire dal bersaglio stilizzato della Royal Air Force inglese (s)cucito sui giacconi Parka dei giovani Mod alle prese con il blues e la musica beat, in Italia intercetta le lunghezze d\u2019onda propagate dagli specchietti colorati degli scooter, della Vespa e della Lambretta. Sullo sfondo ci sono le notti passate a ballare nei club notturni e i brani <em>Uno dei Mods <\/em>(1965) e <em>Vi saluto amici Mods <\/em>(1966), entrambi scritti da Franco Migliacci.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Cinquanta creazioni per cinque capitoli, cinque sale, cinque filoni narrativi per raccontare la parte pi\u00f9 leggera e sognante degli anni Sessanta. Un esperimento che, facendo suo il linguaggio della contaminazione visiva e dell\u2019upcycling, guarda alla moda di quegli anni come ad un archivio da consultare e valorizzare attualizzando l\u2019identit\u00e0 culturale di una decade complessa e multiforme.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Tutto prende inizio da Carnaby Street, la prima sala, con due look creati e curati da Guillermo Mariotto, co-curatore della performance, che troneggiano al centro dell\u2019ambiente. Ecco le passanti, le cui mise riproducono il look di giovani donne alle prese con una sessione di shopping nelle boutique cult di Londra.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Il secondo capitolo riflette invece sulle libere associazioni vestimentarie: da una parte le stampe naturalistiche, rigogliose anche attraverso il plumage coloratissimo di Ken Scott, dall\u2019altra il denim e gli angioletti dichiaratamente pop di Fiorucci.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Si arriva cos\u00ec alla terza sala, realt\u00e0 in cui sono le atmosfere lunari di Courr\u00e8ges, Pierre Cardin, Paco Rabanne, Valentino Garavani ad essere riscoperte sotto forma di metallo, pvc e cappelli a mo\u2019 di casco. Un presagio stilistico, quello della Space Age, che di l\u00ec a poco vedr\u00e0 un uomo solcare il suolo lunare per la prima volta. E poi \u00e8 la volta dei colori e dei ricami con cui l\u2019alta moda vestiva i borghesi per le grandi occasioni \u2013 le tinte audaci, il glamour e le paillettes iridescenti rivivono grazie ad una selezione di abiti d\u2019archivio tra cui quelli della sartoria Battilocchi, Jole Veneziani, Gattinoni, Lancetti, Mila Sch\u00f6n e Carosa.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">Infine, nella sala Optical, il ritmo degli Sweet Sixties rallenta e si sofferma sull\u2019accostamento geometrico dei due colori (non colori) per antonomasia: il bianco e il nero. Si finisce con il celebrare l\u2019arte \u2013 si citano il testamento creativo di Giuseppe Capogrossi e l\u2019operato dei Pittori maledetti di Roma \u2013 e con il ricordare la straordinaria potenza evocativa della moda, che questo progetto in fieri utilizza come sistema d\u2019indagine e di ricerca dai contorni mobili e sfumati per rileggere un\u2019epoca sospesa tra mille possibilit\u00e0. Bella, dolce e moderna come allora.<\/span><br \/><span style=\"font-size: 12pt;\">\u201cUna mostra-performance che restituisce potentissima \u2013 afferma il Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura <strong>Lucia Borgonzoni <\/strong>\u2013 una delle innate capacit\u00e0 della moda: fare cultura. Il lavoro di selezione dei look e il percorso dei cinque filoni narrativi riescono perfettamente nell\u2019obiettivo di rappresentare tutta la carica creativa di un decennio che ha segnato la storia e la cui voce \u00e8 in grado di risuonare ancora oggi. Sa infatti mescolarsi alle voci della contemporaneit\u00e0 e agganciare tendenze che interpretano nuove consapevolezze, come ad esempio quelle legate agli acquisti \u201cvintage\u201d e al rispetto per l\u2019ambiente, ambito nel quale la moda italiana sta gi\u00e0 lavorando da tempo con risultati d&#8217;eccellenza a livello internazionale. Al Ministero stiamo lavorando perch\u00e9 la moda sia sempre pi\u00f9 valorizzata proprio in quanto cultura e affinch\u00e9 abbia gli strumenti per vincere le sfide del futuro. Per favorire la sostenibilit\u00e0 delle imprese culturali e creative \u2013 tra cui appunto le imprese della moda \u2013 e incoraggiare l\u2019approccio verde lungo tutta la filiera, nonch\u00e9 un comportamento pi\u00f9 responsabile nei confronti dell\u2019ambiente e del clima, abbiamo deciso di destinare i fondi del Pnrr (pubblicheremo bandi per un importo complessivo pari a 30 milioni di euro) per accompagnare la transizione green del settore\u201d. Una conclusione quella della senatrice Borgonzoni che fa sperare in un futuro promettente e concreto per la Moda nella contemporaneit\u00e0.<\/span><\/p><p>\u00a0<\/p>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-ffcf657 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default wpr-particle-no wpr-jarallax-no wpr-parallax-no wpr-sticky-section-no\" data-id=\"ffcf657\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-3b0baca\" data-id=\"3b0baca\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6eb7877 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"6eb7877\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<p><strong><span style=\"font-size: 12pt;\">Direzione Musei Statali della citt\u00e0 di Roma \u2013 Museo Nazionale di Castel Sant\u2019Angelo<\/span><\/strong> <br \/>https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/<br \/>www.castelsantangelo.beniculturali.it <br \/>Ufficio Promozione e Comunicazione <br \/>dms-rm.comunicazione@cultura.gov.it<\/p><p>in collaborazione con <br \/><strong><span style=\"font-size: 12pt;\">Press Office moda<\/span><\/strong> <br \/>ufficiostampa@gattinoni.net <br \/>+39 0642013412<\/p><p><span style=\"font-size: 12pt;\">Scarica il <a href=\"https:\/\/dmsrm.futuretechlead.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/CS_The-Sweet-Sixties.pdf\">COMUNICATO STAMPA<\/a><\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-72c87b6 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default wpr-particle-no wpr-jarallax-no wpr-parallax-no wpr-sticky-section-no\" data-id=\"72c87b6\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-f838c76\" data-id=\"f838c76\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f4f6f76 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f4f6f76\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 14pt; color: #800000;\"><strong>The Sweet Sixties: Narrazioni di Moda <\/strong><\/span><br \/><span style=\"color: #800000;\"><strong><span style=\"font-size: 12pt;\">mostra-performance<\/span> <\/strong><\/span><br \/><span style=\"color: #800000;\"><strong>a cura di Stefano Dominella e Guillermo Mariotto<\/strong><\/span><\/p><p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\">Museo Nazionale di Castel Sant\u2019Angelo \u2013 Roma <\/span><br \/><span style=\"color: #800000;\">Armerie Superiori <\/span><br \/><span style=\"color: #800000;\">27 marzo 2023 \u2013 21 maggio 2023<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-a503feb elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default wpr-particle-no wpr-jarallax-no wpr-parallax-no wpr-sticky-section-no\" data-id=\"a503feb\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-f8d5df9\" data-id=\"f8d5df9\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3b91d90 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"3b91d90\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t<style>\/*! 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Narrazioni di Moda presso il Museo Nazionale di Castel Sant\u2019Angelo a Roma.\u201cNon \u00e8 la prima volta che il famoso Monumento romano apre le sue porte per presentare una delle pi\u00f9 interessanti manifestazioni della nostra creativit\u00e0, la Moda, con la sua capacit\u00e0 di attraversare e interpretare le epoche storiche e rievocarne le atmosfere e le suggestioni. Nel caso di questa mostra, la rappresentazione degli anni Sessanta attraverso gli stili degli abiti e dei loro creatori, ci consente di rivivere uno dei periodi pi\u00f9 densi di innovazione e trasgressione della nostra storia pi\u00f9 recente, di coglierne l\u2019entusiastica identificazione dei giovani con un modo di vestire che racconta l\u2019esigenza di allargare i propri orizzonti culturali e geografici.\u201d (Mariastella Margozzi, direttrice del Museo Nazionale di Castel Sant\u2019Angelo).Ecco allora cinquanta look che attraverso l\u2019upcycling uniscono capi storici, vere icone di stile, con abiti e accessori recuperati nei mercatini e nei negozi vintage i quali rappresentano in questo momento il vero trend della moda internazionale, adottato soprattutto dalle giovani generazioni che amano recuperare dal passato per renderlo contemporaneo. Con le scenografie di Virginia Vianello, protagonisti, ancora una volta, gli abiti. Ecco le tinte audaci e naturalistiche firmate dalla genialit\u00e0 creativa di Ken Scott, definito \u201cil giardiniere della moda\u201d proprio per le sue stampe floreali. E poi i lembi di pelle coperti soltanto da 40 cm di tessuto di Mary Quant, fino ai motivi futuristici disegnati da Courr\u00e8ges, Paco Rabanne e Pierre Cardin. Come non citare i colorati cappotti di Max Mara, rubati al guardaroba maschile e reinterpretati con tinte vivaci. La moda degli anni Sessanta ha riscritto e reimmaginato la silhouette di un\u2019intera generazione. Abiti, scarpe, dischi e accessori \u2013 tutto ci\u00f2 che, in una parola, costituisce lifestyle \u2013 diventano il manifesto poetico per raccontare le dolcezze di quegli anni.\u00abQuesta \u00e8 la decade in cui i giovani si sono scoperti tali per la prima volta\u00bb racconta Stefano Dominella. \u00abUna dimensione fortemente borghese, all\u2019improvviso, si \u00e8 trovata a fare i conti con l\u2019effervescenza britannica dei sixties, il ritmo dei Beatles, il fascino di James Bond, la minigonna di Mary Quant e le tendenze in fatto di moda di Soho e Kensington. E poi i film con Doris Day, Brigitte Bardot a Saint Tropez, Catherine Deneuve, Jane Fonda in Barbarella\u00bb conclude Dominella.Sono gli anni in cui nasce l\u2019industria delle calze e dei collant, in cui alla cotonatura si sostituisce la linearit\u00e0 tagliente del caschetto, in cui l\u2019alta moda comincia ad attingere dal basso. Sono anche gli anni in cui il poliedrico Elio Fiorucci inventa (e vende) uno stile di vita fatto di jeans e t-shirt con angioletti e cuoricini dando vita ad una vera e propria subcultura internazionale. Subcultura che, a partire dal bersaglio stilizzato della Royal Air Force inglese (s)cucito sui giacconi Parka dei giovani Mod alle prese con il blues e la musica beat, in Italia intercetta le lunghezze d\u2019onda propagate dagli specchietti colorati degli scooter, della Vespa e della Lambretta. Sullo sfondo ci sono le notti passate a ballare nei club notturni e i brani Uno dei Mods (1965) e Vi saluto amici Mods (1966), entrambi scritti da Franco Migliacci.Cinquanta creazioni per cinque capitoli, cinque sale, cinque filoni narrativi per raccontare la parte pi\u00f9 leggera e sognante degli anni Sessanta. Un esperimento che, facendo suo il linguaggio della contaminazione visiva e dell\u2019upcycling, guarda alla moda di quegli anni come ad un archivio da consultare e valorizzare attualizzando l\u2019identit\u00e0 culturale di una decade complessa e multiforme.Tutto prende inizio da Carnaby Street, la prima sala, con due look creati e curati da Guillermo Mariotto, co-curatore della performance, che troneggiano al centro dell\u2019ambiente. Ecco le passanti, le cui mise riproducono il look di giovani donne alle prese con una sessione di shopping nelle boutique cult di Londra.Il secondo capitolo riflette invece sulle libere associazioni vestimentarie: da una parte le stampe naturalistiche, rigogliose anche attraverso il plumage coloratissimo di Ken Scott, dall\u2019altra il denim e gli angioletti dichiaratamente pop di Fiorucci.Si arriva cos\u00ec alla terza sala, realt\u00e0 in cui sono le atmosfere lunari di Courr\u00e8ges, Pierre Cardin, Paco Rabanne, Valentino Garavani ad essere riscoperte sotto forma di metallo, pvc e cappelli a mo\u2019 di casco. Un presagio stilistico, quello della Space Age, che di l\u00ec a poco vedr\u00e0 un uomo solcare il suolo lunare per la prima volta. E poi \u00e8 la volta dei colori e dei ricami con cui l\u2019alta moda vestiva i borghesi per le grandi occasioni \u2013 le tinte audaci, il glamour e le paillettes iridescenti rivivono grazie ad una selezione di abiti d\u2019archivio tra cui quelli della sartoria Battilocchi, Jole Veneziani, Gattinoni, Lancetti, Mila Sch\u00f6n e Carosa.Infine, nella sala Optical, il ritmo degli Sweet Sixties rallenta e si sofferma sull\u2019accostamento geometrico dei due colori (non colori) per antonomasia: il bianco e il nero. Si finisce con il celebrare l\u2019arte \u2013 si citano il testamento creativo di Giuseppe Capogrossi e l\u2019operato dei Pittori maledetti di Roma \u2013 e con il ricordare la straordinaria potenza evocativa della moda, che questo progetto in fieri utilizza come<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10581,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"footnotes":""},"categories":[68,69,110],"tags":[],"pp_force_visibility":null,"pp_subpost_visibility":null,"pp_inherited_force_visibility":null,"pp_inherited_subpost_visibility":null,"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18275"}],"collection":[{"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18275"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18275\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10581"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18275"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18275"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18275"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}