{"id":18251,"date":"2023-06-20T14:13:24","date_gmt":"2023-06-20T14:13:24","guid":{"rendered":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/la-bilancia-e-la-spada\/"},"modified":"2023-06-20T14:13:24","modified_gmt":"2023-06-20T14:13:24","slug":"la-bilancia-e-la-spada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/la-bilancia-e-la-spada\/","title":{"rendered":"La bilancia e la spada  Storie di giustizia a Castel Sant\u2019Angelo"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_7023\" aria-describedby=\"caption-attachment-7023\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-7023\" src=\"https:\/\/www.direzionemuseistataliroma.beniculturali.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-bilancia-e-la-spada-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-bilancia-e-la-spada-300x150.jpg 300w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-bilancia-e-la-spada-1024x512.jpg 1024w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-bilancia-e-la-spada-768x384.jpg 768w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-bilancia-e-la-spada-1536x768.jpg 1536w, https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-bilancia-e-la-spada.jpg 1728w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-7023\" class=\"wp-caption-text\">Museo Nazionale di Castel Sant\u2019Angelo \u2013 Roma 20 giugno 2023 \u2013 1 ottobre 2023<\/figcaption><\/figure>\n<p>La Giustizia a Roma tra il XV e il XIX secolo viene spesso descritta dalle fonti di diverse epoche come severa e dura nelle pene. Si tratta certamente di una visione stereotipata corrispondente a un sistema legislativo complesso, del quale spesso le fonti dirette sono essenzialmente quelle popolari. La ferrea mano dei tribunali pontifici ha per secoli terrorizzato gli abitanti di Roma e contemporaneamente ha contribuito al crescere della fama di personaggi che diverranno leggendari, come la giovane nobile romana Beatrice Cenci, il filosofo Giordano Bruno, l\u2019esoterista Borri, l\u2019enigmatico conte di Cagliostro, solo per fare i nomi pi\u00f9 celebri. Cospiratori, forestieri, assassini e infine carbonari e perfino garibaldini finirono nelle pi\u00f9 atroci e anguste prigioni della citt\u00e0, rei di aver portato scompiglio nella vita pubblica per la loro condotta, ma anche solo per il loro pensiero.<\/p>\n<p>Attraverso i racconti delle loro vite \u00e8, tuttavia, possibile ricostruire non solo le atmosfere di epoche passate, ma anche l&#8217;incredibile storia degli spazi e degli scenari in cui le punizioni corporali, i processi spesso farsa e le macabre uccisioni che ebbero luogo a Roma tra il XV e XIX secolo. Infatti, lo scenario di tali narrazioni \u00e8 uno dei luoghi simbolo di Roma e della giustizia che vi \u00e8 stata praticata: la fortezza di Castel Sant\u2019Angelo. Grandiosa costruzione eretta dall\u2019imperatore Adriano come tomba per s\u00e9 e per i suoi successori, fu iniziata intorno al 123 d.C. e terminata da Antonino Pio un anno dopo la morte di Adriano (139 d.C.). In essa furono accolte le sepolture dei membri della famiglia imperiale fino all\u2019imperatore Caracalla (217 d. C.).<br \/>\nL\u2019edificio di Adriano, con la fine dell\u2019impero romano avvenuta nel 476 d.C., abbandona definitivamente la sua funzione di Mausoleo per assumere quella di fortezza. L\u2019ostrogoto Teodorico (493-526 d.C.) fu il primo a farne un carcere. Cessato il dominio bizantino e stabilitosi a Roma il potere temporale del Pontefice, Castel Sant\u2019Angelo, dopo essere passato tra le varie casate dell\u2019aristocrazia romana, divenne un luogo di prigionia e di supplizi per i vinti di ogni epoca. Assai numerosi furono coloro che vi trovarono la morte tra personaggi noti ed altri sconosciuti. Nel 1365 venne ceduto dagli Orsini al papato. Niccol\u00f2 III inizi\u00f2 la sua trasformazione in sicura residenza<br \/>\npontificia e lo colleg\u00f2 attraverso il Passetto di Borgo a san Pietro.<br \/>\nAi suoi merli Ottone III di Sassonia fece impiccare Crescenzio alla fine del X secolo, mentre l\u2019imperatore Enrico IV nel 1083 vi assedi\u00f2 papa Gregorio VII. Con coraggio, nel 1155 i cittadini romani resistettero da qui al Barbarossa, in quel momento padrone di Roma, e nel 1347 vi trov\u00f2 rifugio il tribuno Cola di Rienzo; nel 1440 vi mor\u00ec prigioniero il Cardinale Vitelleschi, governatore dello Stato Pontificio; nel 1453 vi fu impiccato Stefano Porcari, sognatore della restaurazione dell\u2019antica repubblica, e diversi anni dopo vi furono imprigionati, accusati di congiura e di eresia, gli umanisti Bartolomeo Sacchi (detto il Platina) e Pomponio Leto. Nel 1503 vi mor\u00ec in prigionia il cardinale Giovanni Battista Orsini e nei primi anni del XVI secolo vi trovarono la morte alcuni avversari dei Borgia. Nel 1527 papa Clemente VII, lesto a percorrere il Passetto di Borgo, vi si rinchiuse per sfuggire alle truppe di Carlo V durante il Sacco di Roma. In questa circostanza anche Benvenuto Cellini, celebre orafo e scultore, trov\u00f2 rifugio nel Castello insieme a una parte della popolazione della citt\u00e0 e lo raccont\u00f2 nelle sue memorie. Dopo la caduta di Firenze, nel 1531, trov\u00f2 la morte nelle prigioni di Castel Sant\u2019Angelo il predicatore domenicano Benedetto da Foiano. Stessa sorte tocc\u00f2 al Cardinale Carlo Carafa nel 1561 e sicuramente conobbero le celle di questo Castello anche Vittoria Accoramboni e il suo amante Paolo Giordano Orsini intorno al 1581.<br \/>\nNel 1538 vi era tornato anche, questa volta come prigioniero, Benvenuto Cellini, accusato di furto nella tesoreria del papa. Fu rinchiuso in una cella riservata alle persone di riguardo da dove riusc\u00ec ad evadere calandosi dall\u2019alto muro facendo una corda con le lenzuola; fu nuovamente catturato e questa volta temette di essere gettato in una delle pi\u00f9 spaventose celle della prigione, la pi\u00f9 malfamata, detta Sammalo o San Marocco. Il condannato vi veniva calato dall\u2019alto e la cella era tanto stretta che il prigioniero non poteva stare n\u00e9 in piedi n\u00e9 sdraiato. Con Cellini, tuttavia, la sorte fu benigna perch\u00e9 non vi fu rinchiuso e fu poi perdonato e liberato.<br \/>\nAlla fine del XVI secolo saranno incarcerati e anche processati a Castel Sant\u2019Angelo, Giordano Bruno e Beatrice Cenci. Quest\u2019ultima, protagonista di una delle pi\u00f9 fosche tragedie dell\u2019epoca e incolpata, insieme ad altri membri della famiglia, dell\u2019uccisione del padre Francesco, venne decapitata a Piazza Ponte, luogo della maggior parte delle esecuzioni di quei tempi, anche se numerose furono quelle eseguite nelle stesse celle e all\u2019interno del Castello.<br \/>\nLa detenzione tocc\u00f2 anche a Giuseppe Francesco Borri, medico alchimista ed esoterista, presunto autore dei motti latini e dei simboli incisi lungo gli stipiti della cosiddetta Porta Magica (della quale verr\u00e0 presentata una restituzione digitale alla fine della \u201crampa diametrale\u201d del Castello), che vi mor\u00ec nel 1695. Alla fine del XVIII secolo, anche Giuseppe Balsamo, il famigerato \u201cConte di Cagliostro\u201d, dopo una condanna del Sant\u2019Uffizio, fu tenuto prigioniero a Castello, prima di essere condannato e inviato a finire i suoi giorni nella rocca romagnola di San Leo.<br \/>\nLe prigioni di Castello e il suo essere luogo principale di processi e incarcerazioni a Roma, suggerirono l\u2019ambientazione dell\u2019opera di Giacomo Puccini Tosca, che ha come sfondo la Roma del 1800; il protagonista del melodramma, il pittore Mario Cavaradossi vi finisce incarcerato con l\u2019accusa di tradimento. Quando viene fucilato, Tosca, la sua amante, si uccide gettandosi dagli spalti del Castello.<br \/>\nA partire dal XVII secolo Castel Sant\u2019Angelo perde un po\u2019 alla volta il ruolo di residenza pontificia per diventare quasi esclusivamente un carcere politico. Oppositori del dominio temporale, carbonari e patrioti finiscono i loro giorni di prigionia nelle sue prigioni almeno fino al settembre del 1871, anno in cui Roma viene proclamata capitale del Regno d\u2019Italia. Le sue prigioni, ricavate in ogni spazio possibile, furono sempre affollate, cos\u00ec come nella sala della Giustizia vennero celebrati moltissimi processi. Numerosi prigionieri lasciarono iscrizioni a graffito sui muri delle loro celle, oggi crude e disperate testimonianze di vita e di dolore. Le esecuzioni venivano svolte nella Piazza delle Fucilazioni, davanti alla Cappella dei Condannati. Le impiccagioni e le decapitazioni avvenivano invece oltre Ponte Sant\u2019Angelo, in Piazza di Ponte o in altri luoghi della citt\u00e0. La suggestione di questi spazi \u00e8 ripercorsa in mostra dalle sedici tavole delle Carceri d\u2019Invenzione di Giovanni Battista Piranesi.<br \/>\nL\u2019idea di questa Mostra nasce dalla volont\u00e0 di narrare la storia di Castello attraverso il passaggio al suo interno, come prigionieri, di tantissime persone nel corso del tempo, che hanno vissuto e sofferto in questi luoghi per aver commesso reati di ogni sorta, ma anche solo per aver esercitato il<br \/>\ndiritto allora non riconosciuto alla libert\u00e0 di pensiero. La Mostra presenter\u00e0 quindi una serie di narrazioni delle vite di personaggi che si sono scontrati con la spaventosa realt\u00e0 dei tribunali e delle pene a Roma.<br \/>\nSi tratter\u00e0 la tragica vicenda di Beatrice Cenci e della sua famiglia, accusata di parricidio e giustiziata alla fine del \u2019500 davanti a Castello; si ripercorrer\u00e0 la vita di Giordano Bruno e la storia del monumento a lui dedicato alla fine dell\u2019800; si analizzer\u00e0 la figura artistica e avventurosa di Benvenuto Cellini; si parler\u00e0 delle armi e dei duelli all\u2019epoca di Caravaggio; si racconteranno le storie dell\u2019alchimista Giuseppe Francesco Borri e dell\u2019enigmatico Conte di Cagliostro, negromante, medico, ciarlatano; si ripercorreranno le vicende legate alla Roma rivoluzionaria dell\u2019800, ai carbonari che persero la vita per un sogno di libert\u00e0 e ai garibaldini che, fatti prigionieri nel 1867, furono graziati da papa Pio IX. Si dar\u00e0 anche voce al carnefice per eccellenza della Roma papalina, Mastro Titta, che dal 1796 al 1864 fu il \u201cMaestro di Giustizie\u201d dello Stato Pontificio. Narratore d\u2019eccezione delle \u201cimprese\u201d di Mastro Titta \u00e8 stato il celebre poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli, che tra il 1829 e il 1849 compose oltre duemila Sonetti, apprezzati soprattutto per il ritratto che vi viene fatto della Roma dell\u2019epoca, dei suoi abitanti, della corruzione, degli abusi di governo, dell&#8217;ozio e della lussuria dei potenti, ma anche del torpore, dell&#8217;ignoranza e dell&#8217;insipienza del popolino. Non poteva mancare un capitolo dedicato all\u2019unica storia di fantasia che tratta delle prigioni e delle fucilazioni di Castel Sant\u2019Angelo, quella della Tosca di Puccini, ambientata a Castello nel 1800; finale melodrammatico, che chiude idealmente tutte le storie precedenti. Rappresentata per la prima volta a Roma nel 1900, segna in questo senso anche la dismissione reale delle prigioni di Castello.<br \/>\nDipinti, sculture, disegni e incisioni riprodurranno i personaggi e gli eventi raccontati e saranno presenti anche importanti documenti di processi famosi, le memorie di alcuni protagonisti, gli oggetti che li rappresentano, le pubblicazioni originali di testi, poesie e quanto di interessante e curioso possa illustrare le epoche dell\u2019esercizio della giustizia a Castel Sant\u2019Angelo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.direzionemuseistataliroma.beniculturali.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/cs_La-bilancia-e-la-spada.pdf\">comunicato stampa<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Giustizia a Roma tra il XV e il XIX secolo viene spesso descritta dalle fonti di diverse epoche come severa e dura nelle pene. Si tratta certamente di una visione stereotipata corrispondente a un sistema legislativo complesso, del quale spesso le fonti dirette sono essenzialmente quelle popolari. La ferrea mano dei tribunali pontifici ha per secoli terrorizzato gli abitanti di Roma e contemporaneamente ha contribuito al crescere della fama di personaggi che diverranno leggendari, come la giovane nobile romana Beatrice Cenci, il filosofo Giordano Bruno, l\u2019esoterista Borri, l\u2019enigmatico conte di Cagliostro, solo per fare i nomi pi\u00f9 celebri. Cospiratori, forestieri, assassini e infine carbonari e perfino garibaldini finirono nelle pi\u00f9 atroci e anguste prigioni della citt\u00e0, rei di aver portato scompiglio nella vita pubblica per la loro condotta, ma anche solo per il loro pensiero. Attraverso i racconti delle loro vite \u00e8, tuttavia, possibile ricostruire non solo le atmosfere di epoche passate, ma anche l&#8217;incredibile storia degli spazi e degli scenari in cui le punizioni corporali, i processi spesso farsa e le macabre uccisioni che ebbero luogo a Roma tra il XV e XIX secolo. Infatti, lo scenario di tali narrazioni \u00e8 uno dei luoghi simbolo di Roma e della giustizia che vi \u00e8 stata praticata: la fortezza di Castel Sant\u2019Angelo. Grandiosa costruzione eretta dall\u2019imperatore Adriano come tomba per s\u00e9 e per i suoi successori, fu iniziata intorno al 123 d.C. e terminata da Antonino Pio un anno dopo la morte di Adriano (139 d.C.). In essa furono accolte le sepolture dei membri della famiglia imperiale fino all\u2019imperatore Caracalla (217 d. C.). L\u2019edificio di Adriano, con la fine dell\u2019impero romano avvenuta nel 476 d.C., abbandona definitivamente la sua funzione di Mausoleo per assumere quella di fortezza. L\u2019ostrogoto Teodorico (493-526 d.C.) fu il primo a farne un carcere. Cessato il dominio bizantino e stabilitosi a Roma il potere temporale del Pontefice, Castel Sant\u2019Angelo, dopo essere passato tra le varie casate dell\u2019aristocrazia romana, divenne un luogo di prigionia e di supplizi per i vinti di ogni epoca. Assai numerosi furono coloro che vi trovarono la morte tra personaggi noti ed altri sconosciuti. Nel 1365 venne ceduto dagli Orsini al papato. Niccol\u00f2 III inizi\u00f2 la sua trasformazione in sicura residenza pontificia e lo colleg\u00f2 attraverso il Passetto di Borgo a san Pietro. Ai suoi merli Ottone III di Sassonia fece impiccare Crescenzio alla fine del X secolo, mentre l\u2019imperatore Enrico IV nel 1083 vi assedi\u00f2 papa Gregorio VII. Con coraggio, nel 1155 i cittadini romani resistettero da qui al Barbarossa, in quel momento padrone di Roma, e nel 1347 vi trov\u00f2 rifugio il tribuno Cola di Rienzo; nel 1440 vi mor\u00ec prigioniero il Cardinale Vitelleschi, governatore dello Stato Pontificio; nel 1453 vi fu impiccato Stefano Porcari, sognatore della restaurazione dell\u2019antica repubblica, e diversi anni dopo vi furono imprigionati, accusati di congiura e di eresia, gli umanisti Bartolomeo Sacchi (detto il Platina) e Pomponio Leto. Nel 1503 vi mor\u00ec in prigionia il cardinale Giovanni Battista Orsini e nei primi anni del XVI secolo vi trovarono la morte alcuni avversari dei Borgia. Nel 1527 papa Clemente VII, lesto a percorrere il Passetto di Borgo, vi si rinchiuse per sfuggire alle truppe di Carlo V durante il Sacco di Roma. In questa circostanza anche Benvenuto Cellini, celebre orafo e scultore, trov\u00f2 rifugio nel Castello insieme a una parte della popolazione della citt\u00e0 e lo raccont\u00f2 nelle sue memorie. Dopo la caduta di Firenze, nel 1531, trov\u00f2 la morte nelle prigioni di Castel Sant\u2019Angelo il predicatore domenicano Benedetto da Foiano. Stessa sorte tocc\u00f2 al Cardinale Carlo Carafa nel 1561 e sicuramente conobbero le celle di questo Castello anche Vittoria Accoramboni e il suo amante Paolo Giordano Orsini intorno al 1581. Nel 1538 vi era tornato anche, questa volta come prigioniero, Benvenuto Cellini, accusato di furto nella tesoreria del papa. Fu rinchiuso in una cella riservata alle persone di riguardo da dove riusc\u00ec ad evadere calandosi dall\u2019alto muro facendo una corda con le lenzuola; fu nuovamente catturato e questa volta temette di essere gettato in una delle pi\u00f9 spaventose celle della prigione, la pi\u00f9 malfamata, detta Sammalo o San Marocco. Il condannato vi veniva calato dall\u2019alto e la cella era tanto stretta che il prigioniero non poteva stare n\u00e9 in piedi n\u00e9 sdraiato. Con Cellini, tuttavia, la sorte fu benigna perch\u00e9 non vi fu rinchiuso e fu poi perdonato e liberato. Alla fine del XVI secolo saranno incarcerati e anche processati a Castel Sant\u2019Angelo, Giordano Bruno e Beatrice Cenci. Quest\u2019ultima, protagonista di una delle pi\u00f9 fosche tragedie dell\u2019epoca e incolpata, insieme ad altri membri della famiglia, dell\u2019uccisione del padre Francesco, venne decapitata a Piazza Ponte, luogo della maggior parte delle esecuzioni di quei tempi, anche se numerose furono quelle eseguite nelle stesse celle e all\u2019interno del Castello. La detenzione tocc\u00f2 anche a Giuseppe Francesco Borri, medico alchimista ed esoterista, presunto autore dei motti latini e dei simboli incisi lungo gli stipiti della cosiddetta Porta Magica (della quale verr\u00e0 presentata una restituzione digitale alla fine della \u201crampa diametrale\u201d del Castello), che vi mor\u00ec nel 1695. Alla fine del XVIII secolo, anche Giuseppe Balsamo, il famigerato \u201cConte di Cagliostro\u201d, dopo una condanna del Sant\u2019Uffizio, fu tenuto prigioniero a Castello, prima di essere condannato e inviato a finire i suoi giorni nella rocca romagnola di San Leo. Le prigioni di Castello e il suo essere luogo principale di processi e incarcerazioni a Roma, suggerirono l\u2019ambientazione dell\u2019opera di Giacomo Puccini Tosca, che ha come sfondo la Roma del 1800; il protagonista del melodramma, il pittore Mario Cavaradossi vi finisce incarcerato con l\u2019accusa di tradimento. Quando viene fucilato, Tosca, la sua amante, si uccide gettandosi dagli spalti del Castello. A partire dal XVII secolo Castel Sant\u2019Angelo perde un po\u2019 alla volta il ruolo di residenza pontificia per diventare quasi esclusivamente un carcere politico. Oppositori del dominio temporale, carbonari e patrioti finiscono i loro giorni di prigionia nelle sue prigioni almeno fino al settembre del 1871, anno in cui Roma viene proclamata capitale del Regno d\u2019Italia. Le sue prigioni, ricavate in ogni<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10623,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"footnotes":""},"categories":[68,69,110],"tags":[],"pp_force_visibility":null,"pp_subpost_visibility":null,"pp_inherited_force_visibility":null,"pp_inherited_subpost_visibility":null,"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18251"}],"collection":[{"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18251"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18251\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10623"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18251"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18251"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/direzionemuseiroma.cultura.gov.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18251"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}