La Casa Pasolini ubicata in via Tagliere 3, IV Municipio nei pressi di Rebibbia è un appartamento di 54 mq (esclusi i balconi )
Pier Paolo Pasolini giunge a Roma nel 1950 insieme alla madre, Susanna Colussi, e ben presto si stabilisce in via Tagliere 3, nel quartiere di Rebibbia. L’appartamento è la prima casa che il poeta prende in affitto nella capitale, dove vive tra il 1951 e il 1954: anni complessi, segnati inizialmente dalla disoccupazione e poi dall’inizio dell’attività di insegnante in una scuola di Ciampino.
L’abitazione è composta da due ambienti, con cucina e bagno, per una superficie complessiva di circa settanta metri quadrati comprensiva dei balconi.
Acquisito dal Ministero della Cultura nel 2024 grazie alla donazione del produttore cinematografico Pietro Valsecchi, l’appartamento entra a far parte della rete museale nazionale alla fine del 2025.
In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Pasolini, è stata restituita alla città come luogo vivo di cultura e memoria, testimonianza tangibile degli anni romani e della formazione umana e intellettuale di uno dei più grandi autori del Novecento. È ora aperto al pubblico e ospita visite, attività didattiche, lezioni, incontri cinematografici, in presenza e in streaming, diventando uno spazio di partecipazione culturale dedicato alla figura e all’eredità di Pasolini.
La casa Pasolini è un’istituzione permanente senza fini di lucro, al servizio della comunità, aperta al pubblico, che ha in custodia, conserva, valorizza e promuove lo studio e la conoscenza della vita di Pier Paolo Pasolini in relazione al territorio e al patrimonio culturale dell’artista in tutte le sue manifestazioni poetiche, cinematografiche e biografiche come punto di riferimento per la diffusione della conoscenza dell’artista attraverso la promozione con le scuole e i giovani.
Vive in contatto diretto con i visitatori nazionali e internazionali e attraverso attività didattiche di visita e altri eventi culturali e didattici (gruppo di lettura, viste itineranti sui luoghi, nei musei del teritorio del quartiere e in collegamento on line) sul terrtorio del IV Municipio rende partecipe i cittadini, romani , italiani e stranieri che visitano la Casa.
MOSTRA FOTOGRAFICA
“La verità non sta in un solo Sogno ma in molti Sogni”.
Le case di Pier Paolo Pasolini a Roma.
dal 26 novembre 2025 al 31 maggio 2026
mostra a cura di Matilde Amaturo e Sabrina Corarze
Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 – Roma, 1975), dopo aver lasciato Casarsa della Delizia in Friuli – la casa materna dove visse momenti fondamentali dell’infanzia e dell’adolescenza e che oggi ospita il Centro Studi a lui dedicato – abbandona il luogo degli affetti più profondi, legati soprattutto alla madre Susanna Colussi, ma anche delle tensioni familiari che segnarono il rapporto con il padre.
Nel 1950 si trasferisce a Roma insieme alla madre e, nel corso di venticinque anni, abita in diverse zone della città.
Le sue abitazioni diventano luoghi iconici per lo sviluppo dei suoi interessi artistici, nella costante ricerca di una Roma che, tra centro e periferia, rivela tutte le sue contraddizioni.
La città eterna si svela nei suoi testi letterari e poetici e nelle immagini cinematografiche, in un racconto in cui si intrecciano le miserie delle periferie – connotate da un’innocenza arcaica, violenta e vulnerabile – e la bellezza seducente della storia.
Sulla città, l’artista, scrittore, poeta e regista lascia pagine e immagini che si snodano in sussulti appassionati e gridati, tra sofferenza e meraviglia, intrecciando esperienze personali, intellettuali, politiche e professionali.
In un primo momento vive in una casa affittata da uno zio in piazza Costaguti, nel Ghetto, non lontano dal Tevere e da Trastevere ma anche vicino al centro. Ben presto si trasferisce in via Tagliere 3, a Rebibbia, prima abitazione romana affittata a suo nome, considerata la sua prima vera residenza.
Dal 1954 si sposta nel quartiere di Monteverde, dove rimane fino al 1963: prima in via Fonteiana 86, da cui trae ispirazione per descrivere i ragazzi della borgata di Donna Olimpia.
In questi luoghi ambienta Ragazzi di vita (1950-1955): i grattacieli di Donna Olimpia, il casermone di via Vitellia, la Ferrobeton (o Ferrobedò).
Qui racconta le scorribande dei giovani “ragazzi di vita” tra Villa Pamphilj e via Fonteiana, dove gli operai risalivano da viale Marconi e dai ponti in costruzione fino a Donna Olimpia, a un passo dalla sua “Scavatrice”.
Tra i personaggi di quell’universo spicca “er Pecetto”, alias Silvio Parrello, che ancora oggi vive a Monteverde e continua a cercare la verità sull’omicidio del poeta.
Sempre a Monteverde, Pasolini continua a vivere tra il 1959 e il 1963 in via Giacinto Carini 45, prima nell’appartamento della famiglia Bertolucci, poi in un’abitazione propria frequentata da poeti come Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni e Carlo Emilio Gadda.
Sono gli anni dell’amicizia con Laura Betti, attrice, poetessa e cantante, che nel suo salotto di via del Babuino accoglieva molti protagonisti della scena culturale romana, e del vivace confronto con Alberto Moravia, che pubblica Le ceneri di Gramsci su “Nuovi Argomenti” e con cui condividerà un’abitazione a Sabaudia.
In una fitta rete di frequentazioni, tra intellettuali e “borgatari”, si stagliano solide amicizie femminili destinate a durare nel tempo: Dacia Maraini, Maria Callas, Graziella Chiarcossi.
Dacia Maraini ricorda che Pasolini, insieme a Alfonso Gatto, Cesare Garboli, Bernardo Bertolucci, Natalia Ginzburg e Federico Fellini, si incontrava in piazza del Popolo e al Portico d’Ottavia “per la gioia di raccontarsi”.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta si lega al quartiere di Torpignattara, attraverso i fratelli Citti, incontrati nel 1951 – i “ragazzi di vita” che ispirano romanzi, racconti e film – luogo simbolo della sua opera e della cultura delle borgate romane.
Pasolini descrive anche il Mandrione, allora zona di baracche sotto gli archi dell’Acquedotto Felice, dove vivevano sfollati, immigrati, prostitute ed emarginati.
Luogo di forte degrado sociale, il Mandrione diventa per Pasolini simbolo di un’umanità autentica e ferita, che egli immortala nella scrittura e nei film d’esordio alla regia: Accattone (1961) e Mamma Roma (1962), quest’ultimo girato anche al Parco degli Acquedotti, al “Palazzo dei Ferrovieri” di Casal Bertone, al villaggio INA-Casa e al Quadraro, con Anna Magnani, Ettore Garofolo e Franco Citti.
L’ultima residenza romana, dal 1963 fino alla morte, è in via Eufrate 9, all’EUR, e coincide con il momento più alto della sua notorietà e delle sue denunce più crude contro la politica e l’ipocrisia borghese, fino al tragico epilogo all’Idroscalo di Ostia, il 2 novembre 1975.
Sono anche gli anni del profondo legame affettivo con Ninetto Davoli, il giovane di borgata che diverrà grande interprete cinematografico, protagonista di Uccellacci e uccellini e Teorema.
Infine, il suo “luogo dell’anima” è la Torre di Chia, nella Tuscia, dove Pasolini visse a lungo e che ristrutturò insieme allo scenografo Dante Ferretti: un rifugio di silenzio e di scrittura, dove compose anche l’opera rimasta incompiuta Petrolio.
Le fotografie esposte, selezionate e allestite negli ambienti domestici di via Tagliere, ripercorrono in ordine cronologico e sintetico l’immenso patrimonio artistico di Pasolini: la sua biografia, il viaggio antropologico in una società in trasformazione, i rapporti con letterati e intellettuali, il successo cinematografico, le amicizie di borgata e le marginalità sociali narrate da spettatore e da attore, attraverso intuizioni geniali che ancora oggi ci conducono a una lucida e commossa analisi della società.
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